Articolo 18 salva immigrati

28/10/2002


          27 ottobre 2002

          Articolo 18 salva immigrati
          Non è quello dello statuto dei lavoratori, ma quasi. Da Bologna arriva una proposta per aiutare le centinaia di immigrati che vogliono essere regolarizzati, ma finiscono nel mercato clandestino dei contratti di lavoro

          CINZIA GUBBINI


          Dopo il servizio della trasmissione televisiva
          Striscia la notizia tutti si sono resi conto dell’enorme mercato di contratti di lavoro falsi che si è sviluppato all’ombra della sanatoria per gli immigrati. Un mercato vastissimo e costoso: dai 2 mila ai 7 mila euro. Da Bologna parte una proposta che potrebbe mettere la parola fine a questo sfruttamento. Ad avanzarla sono due avvocati, due insegnanti di italiano per stranieri, una biologa, un’attivista che da anni si occupa di immigrazione. Gli stessi che hanno aperto da un mese lo sportello «Tana libera tutti», nato per aiutare i datori di lavoro di colf e badanti a regolarizzarle mettendosi insieme fra loro e dividere i costi, diventato il diario di bordo della picaresca navigazione di centinaia di immigrati attraverso i marosi della santoria. Le loro storie le raccontano gli avvocati Anna Tonioni e Simone Sabbatini: c’è la coppia di immigrati finiti nelle mani di una cooperativa di lavoro che ha promesso di regolarizzarli e che da due mesi trattiene il loro stipendio come «rimborso». E poi ci sono le tante donne straniere passate per gli uffici di un’agenzia interinale bolognese che, fino al 10 ottobre, ha messo in contatto – dietro forti somme di denaro – falsi datori di lavoro con immigrati «licenziati» da «padroni» poco inclini a versare i contributi all’Inps.

          Ma gli immigrati non se la sentono di denunciare: «Hanno paura di essere espulsi, la possibilità di ricevere un permesso di soggiorno per giustizia e rientrare in Italia per testimoniare durante il processo, non è certo allettante – spiega Tonioni – e poi sono terrorizzati: la gente che ha in mano il mercato dei contratti falsi non scherza». Ma secondo i due giovani avvocati la matassa si può sbrogliare. La chiave è l’articolo 18 del testo unico 286 sull’immigrazione, quello passato alla storia come «l’articolo per le prostitute»: prevede un permesso di soggiorno per «protezione sociale» in favore degli stranieri vittime di situazioni di violenza o di grave sfruttamento, che arrivino a rischiare la propria incolumità perché hanno deciso di denunciare. Più nello specifico, si fa riferimento alle associazioni dedite ai delitti contemplati nell’articolo 380 del codice penale, tra i quali compaiono anche l’estorsione e l’associazione a delinquere.

          Insomma, gli elementi ci sono tutti: trattenere lo stipendio, o chiedere ingenti somme di denaro per procurare falsi contratti di lavoro si chiama estorsione, e se a farlo sono due persone o più, si chiama anche associazione a delinquere. Gli immigrati che – per necessità – incappano in questi giri si ritovano a vivere situazioni di grave sfruttamento. E se decidono di andare a denunciare ciò che sanno alle autorità, rischiano anche di essere minacciati, o peggio. Ma l’operazione non è semplice. Innanzitutto, bisogna immaginare una cornice che possa contenere un intervento di questo tipo: fondamentale il sostegno delle associazioni e dei sindacati che hanno seguito la sanatoria. In molte città, come a Milano l’altro ieri, hanno già organizzato presidi di fronte alle prefetture per rivendicare il diritto a controllare i passaggi della regolarizzazione. E poi serve un clima politico favorevole, che riconosca come «grave sfruttamento» non soltanto il traffico di essere umani e lo sfruttamento sessuale, ma anche quello contro i lavoratori stranieri irregolari. Controbilanciando, almeno un poco, la filosofia della Bossi-Fini che lega tutti i diritti dell’immigrato alla presenza di un contratto di lavoro. Il vicepresidente Fini e il sottosegretario agli interni Mantovano, che hanno invitato gli immigrati a denunciare i loro estorsori, dovrebbero riflettere.