«Articolo 18, Rutelli non rappresenta l’Ulivo»

06/06/2002


          06.06.2002
          «Articolo 18, Rutelli non rappresenta l’Ulivo»

          di 
          Pasquale Cascella


           ROMA È possibile rendere più forti i punti di unità politica del centro sinistra rispetto alla divaricazione metodologica, se tale è davvero, sulla ripresa delle trattative tra governo e solo una parte dei sindacati? È stato uno specifico atto parlamentare, quello sullo scorporo dalla legge delega delle norme volte a modificare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, a riaccendere il fuoco delle polemiche.

          L’inattesa scelta della Margherita di astenersi, nella commissione Lavoro del Senato, è stata pesantemente criticata da Gavino Angius, preoccupato che forzature come queste possano alterare l’equilibrio raggiunto attorno alla proposta di legge per una Carta dei diritti dei lavoratori firmata proprio da un esponente della Margherita, l’ex ministro del Lavoro Tiziano Treu, assieme a Giuliano Amato. Un gesto, quello dei senatori della Margherita, che il capogruppo dei Ds ha associato al rimprovero mosso da Francesco Rutelli a Sergio Cofferati per non essersi seduto al tavolo negoziale nella stessa intervista in cui il leader della Margherita ha rivendicato il «merito» di aver tenuto unito l’Ulivo.

          Una contraddizione in termini. Di qui la puntigliosa messa a punto di Angius: «Sono dichiarazioni fatte come leader della Margherita, anche perché l’Ulivo non ne ha discusso in alcuna sede». Ma lo stesso capogruppo diessino, che considera il trasloco delle norme sull’articolo 18 dalla delega 848 al disegno di legge 848-bis «una pura presa in giro, una mera finzione», ha tenuto a circoscrivere il contrasto al merito della questione: «Non parlerei di un caso di conflitto, ma certamente un caso di distinzione di interessi fra Margherita e Ulivo. Che la Margherita possa avere una posizione diversa dalla nostra lo considero legittimo, quello che non considero giusto è che la posizione della Margherita venga fatta passare per la posizione dell’Ulivo perché non lo è».

          Del resto, Angius ha mostrato apprezzamento («Meglio sarebbe stato se lo avesse fatto prima») per l’appello a ritrovare la strada dell’unità con cui Rutelli ieri ha «riletto» la sua divergenza con la Cgil. «Noi siamo rispettosi delle posizioni di tutti i sindacati che scelgono autonomamente e liberamente, ma coloro che si siedono al tavolo non possono essere accusati di avere un atteggiamento sbagliato», ha puntualizzato il “coordinatore”, come egli stesso adesso si definisce, dell’Ulivo.
          Ma come evitare che la divaricazione sindacale diventi anche politica e, semmai, offrire proprio al sindacato una sponda unitaria? Questo resta il nodo di una polemica che, ieri, è sembrata raggiungere il calor bianco. «Compito delle forze politiche dell’Ulivo non è di ampliare le lacerazioni, ma di sviluppare un impegno responsabile che aiuti lo stesso sindacato a ricomporre una prospettiva unitaria», ha avvertito Vannino Chiti, della segreteria dei Ds, riproponendo i due «punti fondamentali» dello stralcio effettivo «da ogni provvedimento del governo» delle modifiche all’articolo 18 e della “Carta delle lavoratrici e dei lavoratori”. E nella stessa Margherita, per quanto aspre siano state le difese d’ufficio della leadership di Rutelli (Franco Monaco ha accusato Angius di «scavare solchi dentro l’Ulivo per delegittimare chi come Rutelli si mette al servizio della sua unità», mentre Willer Bordon ha tirato in ballo la campagna elettorale per addebitare al capogruppo dei senatori diessini «un inutile e pericoloso istinto suicida»), non pochi si sono affrettati a gettare acqua sul fuoco. Rosy Bindi, anzi, ha apertamente criticato Rutelli «sul merito e sul metodo»: «Con questa gente non si tratta». Mentre il capogruppo della Camera, Pierluigi Castagnetti, ha parlato di «una fase di incomprensione». A suo dire, «l’invito alla Cgil è a tesaurizzare il grande risultato ottenuto unitariamente da tutti i sindacati con lo stralcio dell’articolo 18 della delega sul lavoro».

          E il trasloco nel disegno di legge 848-bis? «Se i sindacati riescono insieme a recuperare un filo di lotta unitario, la questione dell’articolo 18 non sarà mai riproposta». E per dimostrare che la Margherita «non ha atteggiamenti pregiudiziali a difesa dell’una o dell’altra sigla sindacale», Castagnetti ha ribadito la contrarietà di «tutto l’Ulivo» a «qualsiasi modifica dell’articolo 18». Così come Treu ha precisato che l’astensione in Commissione della Commissione «non significa avallare le posizioni governative sull’articolo 18». Mentre Giuseppe Fioroni ha preso in prestito la famosa battuta di Nanni Moretti («Continuamo così, facciamoci del male») per avvertire che mentre «Berlusconi perde la faccia, noi rischiamo di trascinare tutta la coalizione in una faida tanto inutile quanto dannosa». Appunto. Se è vero che – come dice Treu – «sarebbe meglio discutere pacatamente fra le varie componenti dell’Ulivo», perché questa responsabilità la Margherita non l’ha avvertita prima, invece di prendersela poi con le «posizioni sommarie» addebitate ad Angius? Oltre al capogruppo dei senatori diessini, a mettere il dito sulla piaga c’è Cesare Salvi con «un radicale dissenso sul fatto che il candidato premier dell’Ulivo attacchi il leader del maggiore sindacato italiano». E Giovanni Berlinguer che ha ricordato il vincolo che deriva dal successo «d’immensa portata» dello sciopero generale e assicurato il «pieno sostegno» ai nuovi scioperi indetti dalla Cgil. In campo sono scesi anche i verdi: «Se uno ragiona da leader – ha detto il capogruppo dei senatori Stefano Boco – deve tener presente una visione collettiva e non mi è sembrato che Rutelli abbia fatto questo». Drastico è stato pure Oliviero Diliberto, segretario del Pdci alla Camera, «Sui licenziamenti non si può mercanteggiare, si dice no e basta». Per poi sollecitare a sua volta che sia «affrontata e risolta la questione della leadership». E se i socialisti di Boselli e del Turco giudicano «inopportuno» prendersela con Rutelli «poiché non si esporta un invito all’unità nel movimento sindacale che è diviso, ma si importano nell’Ulivo le divisioni del sindacato», Clemente Mastella un po’ se la prende con tutti («Intromettersi nelle scelte del sindacato rappresenta un grave errore politico») e un po’ si compiace che la sua posizione di avversione alla leadership di Rutelli «faccia proseliti».

          Ma è questo il punto? Se «equivoco» c’è stato, Salvi sollecita Rutelli a chiarirlo prima che «si aprano crepe politiche». Del resto, il primo a dire che «nel sindacato non ci sono traditori» è stato Piero Fassino, proprio su “l’Unità”. Altra cosa è tenere l’equivoco in piedi per riaprire surrettiziamente una questione, come quella della leadership dell’Ulivo, che pure si è deciso di affrontare con nuovi strumenti e regole condivise. Anche perché il centro destra non nasconde il proprio compiacimento per le divaricazioni dell’Ulivo e, anzi, cerca di allargarle strumentalizzando le «aperture» di Rutelli. Mentre la stessa operazione di allargamento delle alleanze politiche, già sperimentata con successo alle amministrative, rischia di essere pesantemente compromessa, visto che Fausto Bertinotti – come ha fatto ai cancelli della Fiat Mirafiori – invoca l’alibi della «divisione del centrosinistra» per avventurarsi sulla strada del referendum per l’estensione generalizzata dell’articolo 18. C’è, insomma, ancora da «faticare» di qui al 13, quando si riunirà il coordinamento, per chi ha a cuore più l’unità dell’Ulivo che l’interesse di una sua parte.