Articolo 18, prove di dialogo ma governo e sindacati sono lontani

03/05/2002


 
Pagina 11 – Economia
 
ECONOMIA E POLITICA
 
Articolo 18, prove di dialogo ma governo e sindacati sono lontani
 
Maroni: prioritaria l´approvazione della delega in Parlamento
 
 
 
Il rischio è che il futuro tavolo a Palazzo Chigi salti dopo le prime battute
Cgil, Cisl e Uil respingono l´idea di una convocazione "al buio"
Il presidente Ciampi: "Bisogna rispettare i diritti delle parti sociali"
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – Sì al confronto, ma avendo in mano la garanzia che darà buoni frutti. I sindacati respingono l´ipotesi di una convocazione «al buio», l´ennesimo tentativo di dialogo che si traduce in un nuovo fallimento. Vale a dire, un´altra rottura con il governo, oppure uno strappo tra Cgil, Cisl e Uil, rappresentabile in una scenetta di questo tipo: la Cgil – che risponderà comunque alla convocazione – pone immediatamente al «tavolo» la questione dell´articolo 18 e di fronte al probabile «no» del governo allo stralcio, il leader Sergio Cofferati saluta tutti e abbandona la riunione. «A quel punto è meglio che non ci convochino, non conviene neppure a loro», dicono i sindacati, che al momento vedono nero.
Per avere la certezza che il «tavolo» sia costruttivo, i sindacati vogliono l´assicurazione che le norme di modifica dell´articolo 18 siano spazzate via. Per ora, nei contatti informali avuti con esponenti del governo e della maggioranza, questa certezza i sindacalisti non l´hanno raggiunta. Per cui se il ministro del Welfare, Roberto Maroni, dovesse convocare le parti nei prossimi giorni, il fallimento del tavolo sarebbe garantito. Non a caso, la convocazione di Maroni, che aveva annunciato la riapertura del confronto a Palazzo Chigi dopo il Primo Maggio, tarda a venire.
Dopo che il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha invitato a «proseguire una politica attiva del mercato del lavoro, rispettosa dei diritti delle parti sociali, convinta che al mutare dei problemi vanno adeguati tempestivamente gli strumenti di intervento», un segnale di apertura, finalizzato alla ripresa del dialogo, è venuto dal ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione. È un segnale insufficiente perché i «centristi» non hanno certo il «pallino» in mano della «trattativa», ma potrebbe essere un primo passo: «Dopo la ripresa del confronto – dice Buttiglione – decideremo se per conseguire l´aumento dell´occupazione sia ancora necessario l´intervento sull´articolo 18 oppure no». L´ala moderata del Polo risponde dunque all´ala moderata dell´Ulivo, che ieri – per bocca del leader Francesco Rutelli – ha invitato il governo a «ritirarsi da una linea inutilmente di contrapposizione». Per Rutelli, «il governo deve fare marcia indietro sull´articolo 18, dopodichè noi per primi saremo pronti a discutere i temi veri, come quello di una flessibilità giusta che si accompagni a strumenti di tutela».
Maroni, intanto, prende tempo, ma insiste con la linea dura: «Il governo convocherà le parti una volta superata questa fase di conflitto, allo scopo di avviare una fase di dialogo basato sul reciproco rispetto dei ruoli: nostro compito è fare proposte, confrontarci, ma poi saremo noi a decidere». Nello stesso tempo, il ministro del Welfare ribadisce il «no» al congelamento delle modifiche all´articolo 18, augurandosi che il Parlamento approvi la delega sul mercato del lavoro «in tempi brevi: questa è la priorità». Come dire che se il confronto con le parti sociali non ci sarà poco importa: «La delega deve andare avanti».
Convinto, invece, che il dialogo va ripreso a tutti i costi, perché «è un modo per sconfiggere il terrorismo», il leader della Cisl, Savino Pezzotta, confida ancora in un ritorno alla vecchia concertazione: «Il problema vero va oltre l´articolo 18 ed è che il governo non ha ancora deciso quale rapporto vuole avere con il sindacato. Il governo deve dire se vuole confrontarsi con noi, oppure no». Ma l´obiettivo del governo, fanno intendere i contenuti del Libro bianco e le dichiarazioni di vari esponenti di governo, è la «normalizzazione» del sindacato, il suo ritrarsi dalla società, dove ha spesso assunto un ruolo di tenuta sociale e di supplenza della politica, limitandone l´azione ai soli luoghi di lavoro.