Articolo 18, nuovo disegno di legge dal correntone Ds

27/01/2003


        sabato 25 gennaio 2003

        Articolo 18, nuovo disegno di legge dal correntone Ds
        L’ipotesi Grandi: la soglia scende a 7 dipendenti, diritti per i co.co.co. Gianni (Prc): «E’ interessante, ma noi andiamo al referendum»
        Attenti alle deleghe. Mentre la sinistra discute, approda a palazzo Madama la prima delega sul mercato del lavoro. Contratti sempre più precari e collocamento privato

        ANTONIO SCIOTTO


        Estensione dei diritti ai lavoratori delle piccole imprese e ai parasubordinati, agevolazioni per le aziende sotto i sette dipendenti. E’ pronto il disegno di legge firmato da Alfiero Grandi e da altri dodici deputati del correntone Ds, mentre il referendum sull’articolo 18 continua ad animare la discussione nel campo della maggioranza e dell’opposizione. Dal fronte dei promotori, Alfonso Gianni (Prc) giudica «interessante» la proposta del correntone, ma comunque «insufficiente a rispondere al quesito referendario». Gli imprenditori cominciano a organizzare i comitati per il «no» (la proposta è partita da Confartigianato), mentre Alemanno e Buttiglione, anima «sociale» del centrodestra, hanno aperto al «dialogo» sulle riforme e su un’eventuale legge che eviti il ricorso al voto, intenzione che comunque è certamente minoritaria nel Polo e che appare francamente poco credibile. Nel frattempo, il governo Berlusconi continua a fare marciare le deleghe sul mercato del lavoro: ieri la commissione Lavoro del Senato ha approvato quella che introduce nuove forme contrattuali (aumentando la precarietà) e avvia il collocamento privato. Ora il provvedimento passerà all’esame di palazzo Madama per l’approvazione definitiva, ma fa già capolino la seconda delega, quella che riforma gli ammortizzatori sociali e l’articolo 18, che Maroni vorrebbe vedere approvata al più tardi entro l’estate.

        In questo quadro, per quanto resti difficile che l’attuale parlamento voti in pochi mesi una proposta che estenda i diritti, più semplice è comunque il dialogo a sinistra e la proposta Grandi – che dovrebbe anticipare nei contenuti quella che a breve lancerà la Cgil – può fare da primo trait d’union tra i promotori del referendum e l’Ulivo.

        Il disegno di legge è molto corposo ma si può riassumere in alcuni punti chiave. In primo luogo, quello che può interessare maggiormente il fronte dei promotori: l’estensione dell’articolo 18. Nella proposta Grandi è abolita qualsiasi soglia, e dunque il reintegro del lavoratore può essere ordinato anche per un’impresa con due dipendenti. C’è però una differenza tra quelle che stanno sopra la soglia dei sette dipendenti e quelle che stanno sotto (nel computo viene considerato qualsiasi tipo di contratto). I lavoratori del primo gruppo, nel caso in cui il giudice ordini il reintegro e il datore di lavoro non voglia materialmente reinserirli in produzione, hanno diritto alla continuazione giuridica del rapporto e dunque al pagamento, mese per mese, delle loro retribuzioni. Per le aziende di 7 o meno dipendenti, invece, dopo la sentenza il datore di lavoro può chiedere al giudice di pagare un risarcimento alternativo al reintegro: non vengono fissati minimi e massimi, ma sarà il giudice a stabilire la somma in base al «danno equivalente», cioè secondo le reali possibilità che ha il lavoratore di trovare un altro posto (e dunque, in teoria, potrebbe anche ordinare il pagamento delle mensilità per tutta la vita lavorativa).

        Secondo punto: superamento della divisione tra contratti subordinati e contratti parasubordinati, per un nuovo tipo di contratto unico, il «contratto di lavoro alle dipendenze di altri». Se non c’è una pattuizione di deroga tra datore e lavoratore, questo nuovo contratto si intende automaticamente in tutto simile al vecchio subordinato (si chiamerà «eterodiretto»); altrimenti, si avrà l’«autodeterminato», in cui il datore di lavoro non potrà fissare orari, modalità di svolgimento né comminare sanzioni disciplinari. Entrambi i sottotipi dello stesso contratto verranno regolati dai contratti collettivi, e dunque i vecchi co.co.co. avranno anche rappresentanza sindacale, minimi retributivi concordati, contributi analoghi al lavoro subordinato. Per evitare l’abuso dei contratti a termine, si fissa il diritto alla precedenza per chi ne abbia già avuti con la stessa azienda e l’assunzione a tempo indeterminato se nell’arco di 5 anni si siano superati i 18 mesi di lavoro. Inoltre, è prevista una riduzione dell’Irap per le imprese sotto i 7 dipendenti nei primi 5 anni dopo l’entrata in vigore della legge.

        Alfonso Gianni, di Rifondazione comunista, come si è detto ritiene «interessante» il disegno Grandi, ma aggiunge: «Anche qualora venisse approvata – cosa che ritengo difficile con gli attuali equilibri politici e nei pochi mesi che ci dividono dal voto – non risponderebbe comunque al quesito referendario. E’ vero che amplia i diritti, ma resta comunque una soglia che distingue i lavoratori. Noi siamo per un’estensione universale del diritto al reintegro, e dunque continuiamo a impegnarci nella campagna per il sì e andremo al referendum». «Per quanto riguarda la proposta sul lavoro atipico – conclude Gianni – il nuovo disegno Grandi ne recepisce un altro che io stesso ho firmato insieme a lui, ad altri esponenti Ds e ai Verdi, dunque mi trova ovviamente d’accordo. Su quegli stessi contenuti, infatti, ho intenzione di proporre al comitato referendario una raccolta di firme che si accompagni alla campagna per il sì».