«Articolo 18, nuovi assunti sempre licenziabili»

10/07/2002

10 luglio 2002



«Articolo 18, nuovi assunti sempre licenziabili»

Marzano: le modifiche varranno anche dopo la sperimentazione. Lo stop di Pezzotta: questo non è nel patto

      ROMA – La possibilità di licenziare nelle aziende che superano i 15 dipendenti è sperimentale o resterà a vita per coloro che vengono assunti nei prossimi tre anni? Il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano non ha dubbi: l’esenzione dall’articolo 18 è definitiva, perché chi entra in un’azienda «sotto questo regime del diritto al lavoro» lo conserverà per sempre. E così sul "Patto per l’Italia", appena sopita la polemica dell’esclusione della Cgil dalle trattative future, se ne scatena un’altra e questa volta destinata a mettere in crisi il rapporto con Cisl e Uil. Il segretario della Cisl Savino Pezzotta, che ieri ha incassato il sì del suo consiglio generale alla firma del Patto, ha detto che le affermazioni di Marzano «non stanno né in cielo né in terra» e lo ha invitato a correggere quanto detto.

      IL NODO DELL’ARTICOLO 18 – La questione in realtà è molto delicata. Cisl e Uil in questi giorni stanno spiegando ai loro iscritti il senso dell’accordo con il governo e, come hanno precisato sia Pezzotta che il segretario aggiunto della Uil Adriano Musi, significa che fra tre anni, se i risultati non saranno adeguati, la «deroga decadrebbe e si rientrerebbe nel regime generale dell’articolo 18». Quindi le aziende che nel frattempo hanno assunto vedrebbero ripristinata la validità della norma. Ma quale imprenditore si prende questo rischio? Perché nel caso di un ripensamento gli scenari sono due: o l’azienda licenzia gli assunti che le hanno fatto superare il muro dei 15, dovendo però pagare loro fino a 14 mensilità, o si trova a dover rispettare l’articolo 18.

      LA SOLUZIONE MARZANO – E’ in virtù di questo scenario destinato ad annullare gli effetti incentivi della norma, che Marzano ha dato la sua interpretazione. In serata, il ministro ha corretto il tiro dicendo di trovarsi d’accordo con Pezzotta perché l’articolo 18 «si applica all’impresa e non al singolo lavoratore». Ma sembra più un gioco di parole per evitare di mettere altra benzina sul fuoco. In realtà il ministro, secondo indiscrezioni, avrebbe avuto la copertura del governo nel sostenere questa interpretazione del Patto. Così gli avrebbero assicurato sia il sottosegretario Gianni Letta che il ministro del Lavoro Roberto Maroni.

      COSA DICE IL PATTO - A leggere bene il testo dell’intesa firmata venerdì scorso ci sono gli estremi perché tutti abbiano ragione. Nel Patto, infatti, più volte viene specificata la «temporaneità», con «norme sperimentali», del provvedimento relativo alla sospensione dell’articolo 18. Ma nell’allegato numero due – primo capoverso – dove si specifica meglio il meccanismo del «non computo» dei nuovi assunti, la temporaneità non c’è. Insomma, un vero pasticcio che verrà affrontato in un secondo tempo quando il testo di legge dovrà essere approvato dal Parlamento.

      LE REAZIONI – Anche all’interno del governo sono arrivati i primi distinguo alla sortita di Marzano. Il ministro per le Politiche comunitarie Rocco Buttiglione si è auspicato che «nessuno tenti di forzare il Patto o di fargli dire più di quello che dice». Perché quello che dice, chiosa il ministro, «è già tanto e molto importante». In zona centrista della maggioranza i malumori più forti. Per Luca Volontè, capogruppo dell’Udc alla Camera, «quanto affermato da Marzano non corrisponde a verità, basta andare a leggere l’allegato 2 dell’accordo». Negativo anche il presidente della Confcommercio Sergio Billè secondo il quale «l’eventuale esenzione a vita scatenerebbe nuove tensioni, anche per Cisl e Uil».

      CGIL E LE CONSULTAZIONI - Il segretario della Cgil Sergio Cofferati, in merito alle parole di Marzano, non ha rilasciato commenti. Si è limitato a suggerire, con evidente soddisfazione, di «chiederlo a chi ha firmato il Patto». E il comitato direttivo della Cgil ha deciso di richiedere alle altre confederazioni sindacali di indire una consultazione fra i lavoratori per valutare l’accordo col governo. Secca la risposta del numero uno della Uil Luigi Angeletti: «E’ da schizofrenici sostenere che gli iscritti della Cgil debbano votare sulle scelte assunte da Cisl e Uil».

Roberto Bagnoli