«Articolo 18, no al congelamento»

26/04/2002






Il ministro del Lavoro: avanti con la riforma. Il G8 si aprirà con il ricordo di Marco Biagi

«Articolo 18, no al congelamento»


Maroni: se con lo sciopero il sindacato pensava di darci una spallata si è sbagliato

      DAL NOSTRO INVIATO
      MONTREAL – «Adesso vi racconto una cosa – dice il ministro del Lavoro Roberto Maroni mentre sorseggia un drink nella residenza del console Gian Lorenzo Coronado -. Ieri ho incontrato il ministro del Lavoro dell’Ontario, che mi ha spiegato come nella sua provincia sia in corso, da 43 giorni, uno sciopero generale a oltranza dei dipendenti pubblici contro la sua riforma. Allora gli ho chiesto: «Come va? «E lui: "I servizi sono quasi fermi. Ma noi andiamo avanti". Ecco, lo stesso faremo noi. Se qualcuno (con lo sciopero generale,
      ndr .) pensava di darci una spallata o di farci tremare le gambe, si è sbagliato. Abbiamo grande rispetto per le manifestazioni, ma siamo convinti delle nostre proposte, perché sono in linea con l’Ue, sono utili all’occupazione, non tolgono diritti e perché l’opposizione della Cgil è politica».
      Venuto in Canada per il G8 dei ministri del Lavoro, che si aprirà con un ricordo del giuslavorista assassinato a Bologna, Marco Biagi, Maroni si è rafforzato nella determinazione di non cedere nello scontro sull’articolo 18 (regole dei licenziamenti). Maroni conferma che «dopo il primo maggio» convocherà le parti sociali. Ma avverte che non solo non ci sarà lo stralcio, che invece i sindacati continuano a chiedere, ma neppure il «congelamento» della delega che contiene le modifiche all’articolo 18: «Non vedo che bisogno ci sia di congelarla. È invece opportuno che la commissione Lavoro del Senato vada avanti nell’esame del disegno di legge, proprio per non dare l’impressione che ci si fermi in attesa di chissà quale evento salvifico». Quella che lancia il ministro è una sfida: «Il governo, dopo lo sciopero, non ha tentennato, al contrario di quanto sperava il segretario della Cgil, Sergio Cofferati. E questo pone un problema al sindacato». E l’esecutivo? «Sono ottimista. Tra febbraio e marzo c’è stata qualche difficoltà perché non si capiva se la maggioranza sosteneva me o la proposta di stralcio, per giunta fatta anche da qualche ministro. Abbiamo dato la sgradevole sensazione che avremmo ceduto. Ma poi il governo ha espresso un sostegno totale alla riforma del mercato del lavoro e oggi abbiamo la forza di approvarla». Neppure la richiesta del vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, di portare la trattativa sotto la «cabina di regia» di Palazzo Chigi turba Maroni: «Se si tratta di creare un coordinamento tra i vari ministeri, volentieri. Se invece si vuole fare la mediazione a nome di un partito (An,
      ndr ) non mi sta bene. Ma ho parlato con Fini e so che la sua intenzione è la prima». In ogni caso, precisa, la convocazione la farà lui e non Palazzo Chigi.
      Maroni, però, non usa solo il bastone: «Noi siamo disposti a discutere. Ma il sindacato non ci può imporre veti o chiederci di azzerare tutto. Il percorso è segnato». Anche sugli ammortizzatori sociali: «È ragionevole che si chieda quante risorse il governo è disposto a mettere, ma i contenuti sono tracciati nella delega». Quanto alle pensioni, «la sostanza della riforma» sta nell’altra delega, nonostante i richiami dell’Ocse e le nostalgie del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per il tentativo di riforma del ’94: «Su quelle proposte cadde il governo. La nostra scommessa non è quella di ridurre la spesa tagliando le pensioni d’anzianità, ma utilizzando il Tfr per la previdenza integrativa». Utilizzo che Maroni continua a sostenere debba essere «obbligatorio». Infine, sulla necessità di «riformare i sindacati», minimizza: «Non voglio la guerra. Non ci saranno iniziative del governo. Mi sono limitato a dire che condivido alcune proposte di legge che prevedono l’obbligo per i sindacati di redigere i bilanci».
Enrico Marro


Economia