Articolo 18, nasce il «Comitato per il no» di tutte le imprese

28/02/2003




28 febbraio 2003


Dalla Confindustria alla Confcommercio, oltre 15 organizzazioni di datori di lavoro si uniscono per il referendum

Articolo 18, nasce il «Comitato per il no» di tutte le imprese

Dopo la mobilitazione delle associazioni degli artigiani e dei negozianti ieri la decisione in un vertice in un albergo romano

      ROMA – La decisione è stata presa in una riunione all’albergo Leonardo Da Vinci, a Roma. Tutte le organizzazioni degli imprenditori, a cominciare dalla Confindustria, costituiranno un comitato per il «no» al referendum sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, promosso da un gruppo di intellettuali e sindacalisti e sostenuto da Rifondazione comunista, Fiom-Cgil, Verdi e sinistra Ds. Lunedì i segretari generali e i direttori generali delle oltre 15 sigle (dalla Confagricoltura alla Confcommercio) si incontreranno per scrivere il regolamento. L’appuntamento è fissato alla Confartigianato. E non a caso. Una decina di giorni fa l’associazione presieduta da Luciano Petracchi aveva annunciato la costituzione di un proprio comitato contro il referendum proposto per estendere l’obbligo al reintegro dei lavoratori licenziati senza giusta causa anche alle aziende con meno di 16 dipendenti. Decisione assunta pochi giorni dopo l’arrivo alla Confartigianato, per ricoprire l’incarico di segretario generale, di Guido Bolaffi, ex sindacalista della Cgil, ex direttore di ben due dipartimenti (quelli per le Politiche del lavoro e per le Politiche sociali e previdenziali) del dicastero del Lavoro con il ministro Roberto Maroni.
      Non era stata quella l’unica azione delle organizzazioni imprenditoriali in direzione di un attivo impegno a sostegno del «no». Qualche giorno dopo, infatti, la Confcommercio di Sergio Billè aveva lanciato il «no day», debuttando con questa iniziativa a Pavia lunedì scorso. Mentre lo stesso presidente della Confindustria, Antonio D’Amato, aveva preso ripetutamente posizione a favore della campagna per il «no».
      Un altro comitato schierato su questa posizione è poi nato venerdì 22 febbraio. Lo ha tenuto a battesimo il responsabile per il programma di Forza Italia, l’eurodeputato Renato Brunetta. Fra i 62 aderenti anche un ex sindacalista della Cgil, come l’esperto di previdenza Giuliano Cazzola. Ma soprattutto, la prima firma in cima alla lunga lista è quella del ministro del Lavoro Roberto Maroni. Finora unico ministro del governo di Silvio Berlusconi ad aver fatto una simile mossa. Convinto, come il suo sottosegretario Maurizio Sacconi, che su questo terreno ha fatto da apripista, che dal confronto il «sì» uscirà sconfitto. E che la vittoria del «no» potrebbe avere la stessa importanza politica che ebbe quel risultato nel referendum della scala mobile del 1984, con il segretario del Psi Bettino Craxi allora a palazzo Chigi.
      E Maroni ne è convinto al punto da aver proposto l’abbinamento fra il referendum e le prossime elezioni amministrative, proprio per minimizzare il pericolo dell’astensionismo. Esattamente come vorrebbe il leader di Rifondazione Fausto Bertinotti, certo, in questo caso, della vittoria del «sì». Per quanto la posizione dell’esecutivo di Silvio Berlusconi sul referendum sia nettissima, e lo stesso premier si sia espresso a favore di iniziative per il «no», non tutti nel governo concordano nel ritenere questa la linea vincente. C’è chi preferirebbe invece puntare sull’astensionismo, anche per non accentuare contrapposizioni con la sinistra, che sulla questione è lacerata e divisa, e con il sindacato, dove il referendum è fonte di preoccupazione e imbarazzo.
Sergio Rizzo