Articolo 18, l´ira di Maroni per la fuga di notizie

19/02/2002


La Stampa web







(Del 19/2/2002 Sezione: Interni Pag. 2)
�Provvedimenti severissimi per i malati di protagonismo�. L�indiziato � Brambilla

MILANO

�Niente stralcio e nessun congelamento, ma provvedimenti severissimi per chi, nel ministero del Welfare, � ammalato di protagonismo�. A Roberto Maroni non � bastata la domenica, e le triangolazioni con Berlusconi e Bossi, per smaltire sorpresa e rabbia per le indiscrezioni di stampa circa un progetto segreto – partorito (si dice) nel suo ministero, corretto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, benedetto da Gianfranco Fini e vistato dal premier – per disinnescare la bomba ad orologeria dello scontro frontale con il sindacato, pronto ad alzare le barricate contro l�ipotesi di modifica dell�articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
Cos�, quando il titolare del Welfare arriva in Assolombarda – per mettere alla frusta le Regioni colpevoli di non aver scelto il loro rappresentante nell�Authority per il terzo settore (volontariato e non profit in genere), ritardandone l�insediamento – sbotta, controllando a fatica l�irritazione che gli arrossa la chierica: �Siamo in una fase delicata, il dialogo con i sindacati continua, stiamo lavorando bene, ma queste uscite estemporanee, dettate da manie di protagonismo, servono solo a fare guasti. Vanno eliminate�. E, per parte sua, promette, invitando il governo a fare lo stesso per la maggioranza: �Appena arrivo a Roma, prender� provvedimenti: oggi stesso�. Per le gole profonde, che non mancano mai in presenza di un conflitto istituzionale, le nubi dovrebbero addensarsi sul sottosegretario Alberto Brambilla, fiduciario del ministro per la definizione delle deleghe sul lavoro e sulla previdenza, nonch� suo compagno di bandiera. Sarebbe, per�, riduttivo ritenere che si tratti di una querelle tutta interna alla Lega. Il fatto � che Maroni – scolaro diligente e convinto di aver ricevuto un mandato pieno a difendere un progetto di riforma, a suo tempo, avallato dall�intero governo, e costretto ormai da un paio di settimane a camminare sui carboni ardenti dai ripensamenti di quote consistenti della maggioranza poco propense a sacrificare il consenso sull�altare dell�articolo 18 – non intende accettare ripensamenti in zona Cesarini che lo costringerebbero a indossare i panni del ministro dimezzato. Il suo inequivocabile �non ci sto� non riguarda solo la fuga di presunti documenti dal suo ministero, ma esprime anche il rifiuto per ogni scavalcamento da parte di singoli esponenti della maggioranza, disposti a congelare per 12-18 mesi gli interventi sull�articolo 18 o a studiare percorsi pi� indolori di quelli previsti dal provvedimento governativo depositato in Parlamento. Poco sembra importare a Maroni che si tratti di pezzi da novanta della galassia che sostiene l�esecutivo: come il leader di An, pronto a sottrarre la titolarit� del negoziato con Cgil, Cisl e Uil al ministro del Welfare per giocare un ruolo pi� visibile (specie in vista del congresso) e presentarsi, in caso di accordo, come buon diplomatico e grande pacificatore: come l�entourage di Pierferdinando Casini che scommette sulla resistenza passiva e sull�uso accorto dei margini di manovra residui, per uscire dall�appiattimento e costruirsi un�autonoma fisionomia da leader. Rispolverando la linea di difesa inaugurata dieci giorni fa a Verona, il ministro del Welfare torna a farsi scudo di Bossi e Berlusconi per chiedere che – in barba �alla confusione mediatica da parte di alcuni solisti che cantano con voce stonata e ostacolano chi sta lavorando nell�interesse di tutti� – di �poter lavorare serenamente�. E ribadisce che �non esiste alcuna spaccatura n� nel governo, n� nella maggioranza, che sono invece compatti�: la proposta, insomma, sarebbe �una� e nessuno ne avrebbe chiesto �la modifica�. Sulla sua linea Maroni – che si dice in perfetta sintonia con il capo dello Stato, nel valutare �la ricerca del dialogo con il sindacato un bene in s� – trova il sottosegretario Maurizio Sacconi (forse il pi� sensibile, tra i viceministri, alle posizioni di Confindustria) che conferma: �Le scelte del governo sul lavoro non saranno riviste�. Salvo che – come aveva detto Maroni a Verona – in Parlamento non vengano presentati emendamenti �migliorativi�. Un modo come un altro per non chiudersi alle spalle l�ultima via d�uscita. Oggi a Roma, intanto, Cgil, Cisl e Uil faranno il punto della situazione e decideranno il da farsi. LO SCONTRO SUL LAVORO

E UNA RICERCA DELLA CGIL �SERVE PIU� FLESSIBILITA�? UN MITO�

Il bisogno delle imprese italiane di una sempre maggiore flessibilit� del lavoro � un mito da sfatare. � la conclusione a cui giunge una ricerca dell’Iref Cgil (�Il lavoro flessibile: cosa pensano gli imprenditori�) condotta a cavallo del 2000-2001 su circa 500 imprenditori italiani. Lo studio rivela infatti che i contratti a tempi indeterminato e pieno rappresentano il 96,1% e un terzo delle imprese non utilizza alcuna forma di lavoro flessibile. �Non c’� una forte richiesta di lavoratori non standard�, ha osservato il professore di sociologia industriale all’Universit� La Sapienza di Roma, Aris Accornero. �In fase di crescita economica – ha sottolineato il leader della Cgil, Sergio Cofferati – le imprese sono pi� interessate a strumenti di lavoro a tempo indeterminato e considerano le forme di flessiblit� come un corollario�; da ci� se ne deduce che le associazioni imprenditoriali �promuovono iniziative di segno completamente opposto� alle reali esigenze delle aziende. La forma cui ricorre il maggior numero di imprese � il part-time (35,1%) seguita da collaborazioni coordinate e continuative (12,4%) e a tempo determinato pieno (10,9%).

Flavia Podest�


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