Articolo 18: le firme volano, il referendum resta

11/03/2003

              10 Marzo 2003

              DIRITTI E DOVERI.

              Articolo 18: le firme volano, il referendum resta
              Cofferati ha spinto la Cgil verso il sì a Bertinotti

              Nella Cgil siamo vicini al redde rationem. Oggi una delegazione della segreteria nazionale del sindacato, guidata dal segretario generale Guglielmo Epifani, consegnerà al presidente del Senato Marcello Pera e al vicepresidente della Camera Fabio Mussi il verbale che attesta gli oltre cinque milioni di firme raccolte per sostenere la campagna «Tu togli, io firmo»: due no (alle modifiche dell’articolo 18 e alla legge delega sul mercato del lavoro) e due sì (alle proposte di legge di iniziativa popolare per la riforma degli ammortizzatori sociali e per l’estensione di tutele e diritti ai lavoratori non garantiti). L’evento di chiusura è scenografico: in tarda mattinata arriverà in piazza Navona il furgone che trasporta le firme raccolte in tutta Italia alle quali, con una catena umana dal palco fino alla traversa della piazza che fronteggia Palazzo Madama, saranno aggiunte le scatole contenenti le 420 mila firme raccolte a Roma e nel Lazio.
              A seguire, Epifani terrà il comizio di chiusura della campagna. Qui sta il vero significato politico della giornata, e non certo per questioni di oratoria.
              Del resto non sono le firme, non le scatole, né le catene umane o le visite istituzionali a Pera e Mussi a rappresentare il centro dell’attenzione. L’attesa è tutta per capire se e come Epifani utilizzerà l’intervento dal palco per anticipare la posizione del suo sindacato sul referendum per l’estensione dell’articolo 18. Per Epifani diventa infatti sempre più difficile restare nel limbo: non c’è solo la Fiom, tra i promotori del referendum, a fare pressing.
              A favore del sì si sono già pronunciate Camere del lavoro come quelle di Brescia, Reggio Emilia e Piacenza, nonché categorie come la Funzione pubblica e i Chimici. Davanti a questo schieramento di forze, nella minoranza sono in molti a ritenere che Epifani farà oggi la prima vera apertura – certo velata, certo non ancora esplicita – per il sì al referendum. Il paradosso per il sindacato è però che pure nel giorno della chiusura di «Tu togli, io firmo», l’iniziativa non è in mano a Epifani, né passa alle aule parlamentari dove, nonostante qualche possibile tentativo in extremis, non c’è alcuna volontà, a destra come nella maggior parte del centrosinistra, di abbracciare le proposte di legge della Cgil come soluzione legislativa per evitare il referendum. Le ultime residue speranze sono tramontate dopo l’incontro di giovedì tra Bertinotti e il vertice dell’Ulivo. Il segretario di Rifondazione non ne ha fatto una questione di sì o di no, ma con Rutelli e Fassino è stato chiaro: «Se azzoppate il referrendum, salta l’alleanza». Il leader della Margherita non ha fatto problemi, anche perché non sarà il suo partito a spaccarsi su quel quesito. Seppur virtuale, la soluzione legislativa è però rimasta l’unica arma nelle mani dell’ala cofferatiana della Cgil e dei Ds per legittimare l’approdo verso il sì dopo lo scetticismo e l’ostilità mostrati inizialmente dal Cinese. Il percorso è chiaro: «Visto che la legge non si fa, il sì al referendum è l’unica via». Ma se Cofferati può aspettare ancora a lungo prima di pronunciarsi in questo senso, così non è per Epifani. Il direttivo Cgil che si svolgerà dopo il 20 marzo (la data definitiva è ancora da fissare) sarà con tutta probabilità quello decisivo per decidere la posizione ufficiale del sindacato. Paradosso, si diceva prima del contrasto tra lo sforzo magniloquente della manifestazione di oggi e la sua effettiva ricaduta politica. Ma il paradosso principale è tutto di Epifani: la campagna che oggi si chiude ha il marchio esclusivo di Cofferati, il referendum che domani si farà ha quello politico di Bertinotti. E lui, volente o nolente, continua a rimanere un segretario sotto tutela.