Articolo 18, la mossa della Cgil spiazza l’Ulivo

28/04/2003



              25 aprile 2003
              EPIFANI CONFERMA IL SI’ AL REFERENDUM: «MA DECIDERA’ IL DIRETTIVO»
              Articolo 18, la mossa della Cgil spiazza l’Ulivo
              Favorevoli Verdi e Pdci. Margherita, Udeur e Sdi: no. Ds, libertà di voto?

              ROMA
              Coerentemente con se stesso e con la costruzione di una leadership rispettosa delle liturgie istituzionali di una grande organizzazione come la Cgil, Guglielmo Epifani si sta orientando per il sì al referendum indetto da Fausto Bertinotti per allargare le garanzie previste dall’articolo 18 dello statuto dei lavoratori anche alle imprese piccole e piccolissime. Coerentemente, perché sono mesi che Epifani va ripetendo, anche raccogliendo il consenso espresso dalle assise regionali della confederazione, che «di certo non voteremo no», che «la via maestra per la riforma dell’articolo 18 resta quello della legge». Cosa detta ieri anche dal diessino Pierluigi Bersani, ma non ripetuta da Epifani davanti ai cronisti che l’aspettavano in Viale Mazzini, dopo l’incontro con Lucia Annunziata, e prima di volare a Parigi per parlare al “G8” dei sindacati alla presenza di Chirac
              . Perché l’altroieri, nella prima riunione di segreteria di Corso Italia che ha discusso della cosa, di fronte a una dozzina di segretari confederali per la gran parte nominati dal suo predecessore Sergio Cofferati, s’è trovato di fronte un copione e un mal di pancia scontato. Così pubblicamente, a caldo, a Epifani non è rimasto che ricordare che «la decisione la prenderà il direttivo», cioè il parlamentino di Corso Italia. Un via libera, previsto per il 6 maggio, che farà un gran favore a Bertinotti, il quale ha apparecchiato quel referendum a tavolino proprio contro il leader più forte della sinistra antagonista: Sergio Cofferati. Bertinotti, che già ieri cantava vittoria: «Con il sì della Cgil ce la possiamo fare». Decrittato dal politichese: alla fine, avete dovuto accodarvi. Gli stessi mal di pancia attraversano anche l’Ulivo. Da tempo la Margherita, con Rutelli e il responsabile economico Enrico Letta in prima fila, è schierata sul fronte del no. E così pure, oltre a Mastella e ai boselliani, piacerebbe alla maggioranza della Quercia. Fassino va ripetendo da tempo che «il referendum è una iattura», e il perché del giudizio è chiaro: «Quel quesito tocca per noi un nodo strategico di coalizione, e per giunta incide nelle regioni in cui è radicato il nostro elettorato. In Emilia e Romagna, in Toscana, nelle Marche e nell’Umbria, dove la piccola impresa ha radici, il referendum sarebbe una mannaia», è in buona sostanza il pensiero del segretario della Quercia. Il che non significa affatto che però, alla fine di un percorso che già si prevede lungo, il partito possa prendere posizione per il no. Piuttosto, l’idea è «far fallire il referendum» come dice Nicola Rossi che fu il Mazarino delle politiche del welfare del D’Alema presidente del Consiglio. Ovvero «annullare la scheda o meglio ancora non andare a votare» come consiglia Cesare Damiano, ex confederale di Cgil. Il percorso, dopo le rituali procedure interne a quello che fu un grande partito di massa, ovvero dopo la segreteria politica già convocata per il 29 aprile e una direzione nazionale più avanti (o, più probabilmente, un comitato direttivo, che è organo ristretto) potrebbe essere quella di lasciare la libertà di voto. Così, sarebbe salva l’unità del partito, visto che già ieri Gloria Buffo, Fulvia Bandoli, Alfiero Grandi, come dire i leader riconosciuti della minoranza di sinistra, chiedevano a gran voce il sì al referendum. Una libertà di voto che maschera la speranza che, alla fine, il referendum non raggiunga il quorum. Mentre se invece il quesito passasse, i diesse raggiungerebbero comunque il risultato di non lasciare la palma della vittoria, e una decina di milioni di voti, nelle mani di Bertinotti. Chi non ha ancora preso ufficialmente posizione è invece Sergio Cofferati. Quand’era segretario generale della Cgil dedicò l’ultimo direttivo proprio al referendum, per ribadire quanto fosse sbagliato. Recentemente, ha detto proprio alla Stampa che per ufficializzare la propria posizione attendeva di conoscere prima quella della Cgil. Ma anche per Cofferati il guado politico appare stretto, con il correntone già schierato per il sì, e Verdi e Comunisti italiani di analogo orientamento, anche se i cossuttiani hanno in agenda una riunione di direttivo lunedì mattina. Con l’attendismo che impronta le ultime scelte di Cofferati, il più importante leader della sinistra pare aver rinunciato a fare l’alfiere del sì, mossa che toglierebbe la scena a Fausto Bertinotti, ma che schiaccerebbe sul cofferatismo la Cgil di Epifani.

              Antonella Rampino