Articolo 18: la legge torna in Parlamento

02/04/2002



Articolo 18: la legge torna in Parlamento
di Giovanni Laccabò


 La controriforma del mercato del lavoro, articolo 18 compreso, martedì pomeriggio alle 16 torna all’esame della commissione Lavoro di Palazzo Madama, in sede referente, cui spetta il vaglio dei dodici articoli che compongono la delega. La commissione aveva già avviato l’esame della delega, ma lo aveva sospeso lo scorso mese allorché il governo, chiuso all’angolo dalla ferma opposizione dei sindacati, aveva escogitato la finta tregua di sessanta giorni per rinviare la patata bollente ad una pseudo trattativa tra le parti, fingendo di ignorare che tutti i sindacati avevano dichiarato che nessun negoziato sarebbe stato avviato senza il preventivo stralcio dell’articolo 18 e dell’arbitrato. Ed ora, poiché i sindacati hanno di nuovo e con più vigore confermato che l’articolo 18 non si tocca, ed anzi hanno proclamato per il 16 aprile il primo sciopero generale unitario della legislatura, la maggioranza ha deciso di dar seguito ai lavori parlamentari. Dai palazzi governativi lo scontro si sposta dunque nell’aula del parlamento e torna a coinvolgere in modo diretto ciascuno dei gruppi, mettendo in qualche caso a dura prova la ragionevolezza rispetto alla fedeltà al capo e alla Confindustria. Il leader Cisl Savino Pezzotta chiede che il Parlamento faccia prevalere la ragione. Ma già Bossi che aveva pregato Maroni di non immolarsi, poi si era sottomesso ai poteri forti preferendo pagar pegno alla sua base operaia che si è risvegliata sotto le bandiere confederali. Senza successo anche la mediazione de Cdu.
La discussione si riapre in un clima turbinoso che il relatore Oreste Tofani (An) sembra non avvertire: «Un serio approfondimento e un sereno dibattito» dovrebbero licenziare il provvedimento entro il 19 aprile. Da dove spunti il termine del 19 aprile non è chiaro, in quanto non c’è in vista nessuna scadenza importante, tranne lo sciopero. Già in passato Maroni e Berlusconi hanno stabilito di volta involta delle scadenze, dichiarandole ogni volta perentorie. Ma poi anche quelle sono puntualmente saltate. Non miglior sorte pare prospettarsi per il nuovo termine del 19 aprile, poiché la discussione in commissione deve affrontare un migliaio di emendamenti presentati dai senatori dell’Ulivo e del Prc: «Sarà dura rispettare quel termine», fa sapere il senatore della Margherita Tiziano Treu. Ed anche il verde Natale Ripamonti: «Quella di Tofani è una pia illusione». E la diessina Ornella Piloni: «Riprendiamo la discussione da dove era stata sospesa, ossia dalla illustrazione degli emendamenti, che sono un librone, circa un migliaio. E ci prenderemo tutto il tempo necessario».
Vero è che la maggioranza potrebbe spedire direttamente in aula il provvedimento senza rispettare che la commissione concluda i lavori: «Ma sarebbe un colpo di mano, una scelta molto grave», commenta Piloni. Gli emendamenti su cui si discute riguardano il primo articolo della delega, mentre le modifiche dell’articolo 18 e dell’arbitrato arrivano con l’articolo 10 (dei 13 della delega). Pertanto è pressoché certo che lo sciopero generale anticiperà l’esame dell’articolo 18.
Lo sciopero fa davvero paura, e Tofani tenta di esorcizzarlo: «L’obiettivo di tutti è l’occupazione», dice snobbando i sindacati che, dati Istat alla mano, ribadiscono che l’occupazione non avrà vantaggi dalla sospensione dei diritti. Lo sciopero generale costringerà il governo a scoprire le sue carte. Dovrà scegliere se intestardirsi con l’articolo 18, bloccando così ogni strada al dialogo ed anzi aprendo scenari di conflitti più aspri, oppure decidersi finalmente allo stralcio dichiarando la propria sconfitta e quella del presidente di Confindustria Antonio D’Amato, che ieri ha nuovamente dribblato il problema, evitando di prendere atto anche del duro giudizio della chiesa e dei dissapori interni (vedi Benetton). La maggioranza, Berlusconi in testa, aspetta lo sciopero del 16 come se si trattasse di un ostacolo temporaneo, superato il quale il rapporto con le parti sociali tornerà nell’alveo naturale, ma è l’ennesimo grave errore di valutazione.
I sindacati infatti hanno già annunciato che nessun dialogo sociale sarà possibile senza che siano tolte di mezzo le barriere (articolo 19, arbitrato, decontribuzione) e che dopo lo sciopero niente sarà più come prima: «Se c’è lo sciopero, anche i rapporti cambiano», aveva avvertito il leader della Cisl Savino Pezzotta. Ieri altro monito di Cisl e Uil: nessun dialogo senza il preventivo stralcio dell’articolo 18, e l’eventuale discussione dovrà riprendere dall’agenda presentata suo tempo dai sindacati, che pone in testa gli ammortizzatori sociali per i quali al governo incombe l’onere di stanziare fondi sufficienti. La Margherita chiede di cominciare con mille miliardi all’anno ma avverte che il costo a regime dev’essere decuplicato e Treu ammonisce: «Se il governo non stralcia l’articolo 18, in commissione ci sarà guerriglia».