Articolo 18, la Cgil punta sullo sciopero

05/03/2010

ROMA— Sull’introduzione dell’arbitrato nelle controversie da lavoro ormai è scontro aperto tra la Cgil e il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Il segretario generale Guglielmo Epifani sta valutando gli estremi per rivolgersi alla Consulta ma Sacconi si mostra tranquillo: «Non temo niente, facciano pure ricorso». Intanto lo sciopero organizzato a suo tempo dalla Cgil per il 12 marzo con al centro il fisco e il lavoro probabilmente virerà proprio sull’arbitrato come tema vitale, visto da una parte del sindacato come un nuovo attacco all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Lo ha detto il segretario confederale Susanna Camusso intervenendo, insieme al ministro Sacconi, alla presentazione della seconda edizione dell’Annuario del Lavoro realizzato da Massimo Mascini.
Se Sacconi ha difeso a spada tratta il suo provvedimento, insistendo di nuovo sul fatto che «l’arbitrato per equità era un’idea di Marco Biagi già presente nella legge 30», trovando nella Cisl e nella Uil dei sostanziali alleati, a fianco della Cgil è sceso un giuslavorista del calibro di Tiziano Treu, da sempre vicino alla Cisl e senatore del Pd, già padre negli anni Novanta del famoso «pacchetto» che porta il suo nome e che ha introdotto forti dosi di flessibilità nei contratti di lavoro. Per Treu «la norma è inaccettabile nel merito e probabilmente anche anticostituzionale». Il professore, anche lui alla presentazione dell’ultima fatica di Mascini, contesta radicalmente l’introduzione della figura dell’«arbitro per equità» non l’arbitrato in sé. «In tutta Europa esiste il ricorso all’arbitrato – spiega – che accelera i tempi delle controversie secondo i dettami della legge ordinaria». «Ma attribuire all’arbitro il potere di decidere secondo equità – continua – a prescindere dalle leggi e dai contratti collettivi è un passo inaccettabile».
Altro passaggio contestato da Treu è l’estensione ai contratti individuali. «Nelle centinaia di migliaia di piccole aziende – afferma ancora Treu – il sindacato non c’è e il lavoratore può essere costretto a firmare qualsiasi cosa». Quello che il lavoratore dovrà siglare tecnicamente si chiama «clausola compromissoria» che affida la soluzione di qualsiasi controversia (dal licenziamento, a scatti di carriera ect.) alla figura di un collegio arbitrale rinunciando al percorso della magistratura ordinaria (tempo medio 4-5 anni). Secondo i critici, è il meccanismo del «secondo equità» che in modo subdolo aggira l’articolo 18. A Sacconi che ha ribadito la bontà del provvedimento accusando Cgil e Pd di malafede perché «solo con la malafede si può ipotizzare che queste norme riguardino l’articolo 18», Epifani risponde con un esempio: «Se chiediamo a un lavoratore che deve essere assunto di rinunciare alla magistratura per far valere i propri diritti, non è pienamente libero di dire un sì o un no».
Il ministro la pensa diversamente e comunque sottolinea che il provvedimento approvato l’altro giorno non è immediatamente operativo ma prevede un percorso lungo 12 mesi durante i quali le parti sociali dovranno trovare una intesa, «solo in caso contrario interverrà il governo». Una possibilità, aggiunge Sacconi, poco probabile: «C’è davvero qualcuno che pensa che io farò una cosa a prescindere dalle parti sociali, decidendo da solo quando già le parti oggi sono d’accordo, ad esclusione della Cgil?» Anche tra gli alleati di Sacconi ci sono comunque perplessità. Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, annuncia che «non farà le barricate contro una soluzione che sembra ragionevole» ma, aggiunge, il «testo sembra scritto in maniera piuttosto confusa e da qualcuno percepito come lesione di un diritto».