«Articolo 18, il governo andrà avanti»

10/05/2002






Il presidente del Consiglio: ridurremo le tasse dal 2003, senza extra-deficit l’avremmo fatto già quest’anno

«Articolo 18, il governo andrà avanti»


Berlusconi: nessuno stralcio, non vogliamo licenziamenti liberi ma più assunzioni

      ROMA – Nonostante l’avvio del confronto tra i sindacati e il governo sulla riforma del fisco, resta l’ostacolo insormontabile delle modifiche all’articolo 18 (regole dei licenziamenti) per arrivare a una reale distensione tra le parti. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un’intervista al settimanale Panorama , conferma che l’esecutivo non cederà alla richiesta di stralcio avanzata dal sindacato. La sospensione, in alcuni casi, del diritto al reintegro non ha lo scopo di «introdurre i licenziamenti liberi», ma di «rendere più facili le assunzioni», dice Berlusconi. Replica incredulo il leader della Cisl, Savino Pezzotta: «Ma Berlusconi vuole capire o no le ragioni del sindacato?». E, dall’opposizione, Marco Rizzo (Pdci) annuncia l’ostruzionismo parlamentare sul disegno di legge delega. Rifondazione comunista va oltre e promuove la raccolta di firme per un referendum che estenda lo stesso articolo 18 alle imprese fino a 15 dipendenti. Anche al ministero del Lavoro confermano che la richiesta di Cgil, Cisl e Uil di cancellare le modifiche all’articolo 18 «non può essere accolta». L’unico compromesso possibile appare quello di una riduzione dell’intervento (la sospensione del diritto al reintegro potrebbe essere limitata solo a una o due tipologie) accompagnata dalla riforma degli ammortizzatori sociali (aumento dell’indennità di disoccupazione ed estensione della cassa integrazione) chiesta a gran voce dai sindacati. Circolano anche ipotesi più concilianti, come quella lanciata ieri da un altro sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli (An), che prevede lo scorporo dell’articolo 18 e del capitolo ammortizzatori dalla delega sul lavoro per farli confluire in un altro provvedimento corredato di risorse finanziarie.
      Per il momento il governo tiene formalmente la linea dura anche sull’arbitrato, anche se è noto che questa riforma non è ritenuta fondamentale dal ministero del Lavoro e quindi, se ci fosse un accordo complessivo col sindacato, potrebbe essere sacrificata. Sacconi, intervenendo alla commissione Lavoro della Camera, ha detto che «qualunque attenuazione» delle misure proposte «renderebbe vano lo strumento e perciò inutile». Prendere o lasciare, insomma. Ma ha anche aggiunto che per un buon funzionamento ci vorrebbe un’«ampia convergenza» delle parti sociali.
      I sindacati, intanto, aspettano le prossime mosse del governo, dopo l’avvio della trattativa sulla riforma del fisco. Berlusconi conferma che la riduzione delle tasse partirà nel 2003: «Volevamo iniziare quest’anno, ma dovevamo sanare il "buco". Cominceremo quindi dall’anno prossimo».
      Resta l’incognita delle divisioni sindacali, che si sono manifestate dopo l’incontro con Tremonti. La Cgil boccia la riforma proposta dal ministro. Cisl e Uil si riservano un giudizio dopo gli incontri tecnici che ci saranno a partire dalla prossima settimana. Commenta con soddisfazione il presidente della Confindustria, Antonio D’Amato: «Mi sembra che una parte dei sindacati abbia finalmente voglia di sedersi a un tavolo e dialogare».
Enrico Marro


Economia