Articolo 18, Fini tratta con Tremonti

10/04/2002


 
Pagina 18 – Interni
 
Il vicepremier dal ministro dell´Economia per trovare i fondi da destinare agli ammortizzatori sociali
 
Articolo 18, Fini tratta con Tremonti
 
Ancora tensioni tra An e Lega. Cofferati: lo sciopero cambierà tutto
 
 
 
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – An e Lega Nord sempre più ai ferri corti sulla proposta del vicepremier Gianfranco Fini di una «cabina di regia» a Palazzo Chigi per la ripresa del dialogo con le parti sociali dopo lo sciopero generale del 16 aprile. Fini, che – anche in vista delle prossime amministrative – punta a ripetere al tavolo degli ammortizzatori sociali l´exploit messo a segno in occasione del rinnovo dei contratti del pubblico impiego, non sottovaluta il rischio di una crescita delle tensioni nella coalizione di governo sopra il livello di guardia, tensioni che hanno già destato preoccupazione, se non vera e propria irritazione, nel presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
In occasione di uno sciopero generale che il 16 aprile dovrebbe paralizzare l´Italia, il premier non gradirebbe certo dover affrontare anche una pericolosa lite tra due partiti del suo governo. Per non parlare del fatto che questi «scricchiolii» nell´esecutivo, come le divisioni nel fronte della Confindustria, alimentano l´ottimismo del leader Cgil, Sergio Cofferati, il quale ribadisce: «Dopo lo sciopero generale potremmo essere di fronte a un nuovo scenario». A «Radio anch´io», Cofferati ha sottolineato che «i destinatari dello sciopero sono due: il governo e le imprese». E a chi gli ha chiesto se il sindacato ricorrerà al referendum abrogativo nel caso passasse la legge che modifica l´articolo 18, ha risposto: «Forse non sarà necessario».
Fini, comunque, ci prova. Il suo problema è individuare le risorse necessarie al potenziamento dei due istituti della cassa integrazione e dell´indennità di disoccupazione. Per questo, ieri a mezzogiorno, è andato a trovare il ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, e ha avuto con lui un colloquio di circa due ore. Dopodiché i due si sono recati dal viceministro, Mario Baldassari, anch´egli di An. L´ipotesi di An è prevedere già nel prossimo Dpef uno stanziamento di 1,5 miliardi di euro all´anno – per un primo biennio – a sostegno dei nuovi ammortizzatori sociali. Nell´incontro, Tremonti non avrebbe fatto eccessivi problemi a Fini: ora la missione del presidente di An è di evitare che il ministro Maroni reagisca con la stessa durezza che usò quando il ministro Gianni Alemanno (anch´egli di An) suggerì di spostare il tavolo dell´articolo 18 a Palazzo Chigi.
La tensione tra Lega Nord e An cresce. Ci provano gli uomini di Fini a gettare acqua sul fuoco («nessuno vuole scippare le competenze a Maroni», dice il ministro Altero Matteoli), ma è chiaro che Bossi e Maroni vivono questa fase come un tentativo di ridimensionare il ruolo della Lega nel governo. «A noi della Lega le decisioni di An non sono proprio piaciute, specie perché escono da un congresso e non sono state formulate in consiglio dei ministri», dice il capogruppo della Lega alla Camera, Alessandro Cè. Secondo il quale «Fini e An dovrebbero piuttosto fare autocritica sull´articolo 18». Quanto alla «cabina di regia», Cè prevede: «Secondo me, la smantelliamo…», mentre il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, ironizza: «Le cabine di regia sono una cosa cinematografica. Lasciamole a Sgarbi…». Frattanto, come se non bastasse, escono allo scoperto anche i «centristi» di Casini e Buttiglione, schierati con An.
Maroni, per ora, tace. Anch´egli impegnato – per le stesse ragioni elettorali che muovono An – a svestirsi dei panni di «falco», il ministro del Welfare negli ultimi giorni si è ben guardato dall´affrontare il problema della flessibilità del lavoro e dell´articolo 18, richiamando piuttosto l´attenzione sulle iniziative del governo a sostegno dello stato sociale, quel nuovo «Libro bianco sul Welfare», che dovrebbe comportare aiuti per le fasce più deboli. Il suo ministero, intanto, domani porterà in consiglio dei ministri la riforma del collocamento pubblico.