Articolo 18: Fassino per un no sottovoce

30/01/2003

30 Gennaio 2003


empty image


    ARTICOLO 18
    Fassino per un no sottovoce

    Nei Ds le differenze di posizione sul referendum per l’estensione dell’articolo 18 sono questione di decibel. Se con la costituzione dei comitati per il no l’area liberal della Quercia ha deciso di urlare la propria contrarietà, coinvolgendo tutti quelli che nel centrosinistra e nei sindacati sono allergici al quesito di Bertinotti&co, Fassino è invece orientato a restare fuori dai comitati optando per la tattica del «no silenzioso», per usare la definizione che circola tra gli uomini vicini al segretario. A marzo Fassino formalizzerà questo orientamento, basato sulla determinazione a tenere basso il profilo della campagna referendaria dei Ds: niente mobilitazioni o campagne agguerrite. L’obiettivo principale è quello di evitare che il referendum possa tradursi in un bagno di sangue a sinistra: da una parte c’è infatti la necessità di non entrare in rotta di collisione con la Cgil, che ha la Fiom impegnata in prima fila per il sì e il resto del sindacato, Epifani in testa, orientato ad adottare la linea della libertà di voto; dall’altra resta la necessità di non enfatizzare troppo eventuali divergenze rispetto al correntone, che non ha ancora preso posizione, né lo farà prima che sia Cofferati a indicare la linea. E alcuni segnali fanno pensare che anche il Cinese possa tirarsi fuori dalla contesa, magari invitando all’astensione. In ogni caso la maggioranza ds ritiene inutile creare le premesse di un nuovo scontro interno e resta determinata a firmare un armistizio con Cofferati.
    Paradossalmente, è il fronte del sì a essere più tormentato in questo frangente. Il problema dei promotori è di natura tattica e riguarda l’opportunità di accorpare il voto referendario a quello delle amministrative. I vantaggi di un election day sono evidenti rispetto al raggiungimento del quorum. Una parte del fronte del sì è convinta che, una volta messo in tasca il quorum, la vittoria sia cosa fatta. A pensarla così è soprattutto Rifondazione, che peraltro spera in questo modo di fare il pieno dei voti sull’onda della mobilitazione refrendaria. Di contro il segretario della Fiom Gianni Rinaldini e il vicepresidente del Senato Cesare Salvi temono che l’accorpamento provocherebbe una eccessiva politicizzazione della consultazione, con relativa perdita per strada di molti potenziali sì provenienti dalle fila dell’elettorato polista. Ma l’accorpamento è a oggi un ipotesi poco probabile, a meno che il centrodestra decida di usarlo come arma finale per risollevare le sorti di una tornata elettorale che non si annuncia brillante.