Articolo 18, è pace tra Ichino e Trentin: sì al modello tedesco

28/05/2003






    mercoledì 28 maggio 2003

      L’ex leader della Cgil apre sull’ipotesi di affidare al giudice la scelta su indennità e reintegro
    Articolo 18, è pace tra Ichino Trentin: sì al modello tedesco

    Dialogo sul sito la «Voce.info» tra il sindacalista e il professore: «Se ne riparlerà in un diverso contesto politico, quando sarà archiviato lo scontro di oggi»
      ROMA – Prima la polemica, poi la pace. Il professore e il sindacalista trovano un terreno di intesa per aprire al modello tedesco (sulla disciplina dei licenziamenti) e per misurare la rappresentatività dei sindacati. L’ex leader della Cgil Bruno Trentin aveva contestato sulle pagine dell ’Unità le proposte di Pietro Ichino, docente di Diritto del lavoro, per superare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. La discussione era continuata nella rubrica di Paolo Mieli sul Corriere della Sera e ieri, sul sito laVoce.info, tra i due è andata in onda una «chiacchierata» chiarificatrice con molti spunti di novità. Trentin, che non ha esitato a firmare con Pierre Carniti e Gino Giugni un appello per non votare il referendum, invita Cgil, Cisl e Uil a fare di tutto per recuperare l’unità. E a riscrivere una cornice di regole che evitino un confronto suicida. L’ex leader sindacale sostiene di non «avere alcuna obiezione ideologica nei confronti della soluzione tedesca» – in Germania è il giudice che decide reintegro o indennità nelle aziende oltre i 5 dipendenti fino a un massimo di 16 mensilità – anche se invita a parlarne in «un altro momento, in un diverso contesto politico, quando sarà archiviato lo scontro di oggi». Ichino gli chiede se non è il caso, per evitare accordi separati, di introdurre un meccanismo di misurazione della rappresentatività di ogni sigla con relativo riconoscimento della coalizione maggioritaria di negoziare intese per l’intera categoria. Trentin si dice «pienamente d’accordo» e cita l’esempio del pubblico impiego dove la «cornice» ha premiato il sindacalismo confederale. Invita, inoltre, i sindacati a rifarsi al protocollo del luglio 1993 che fu accettato anche dalla Cisl. Riconosce giustificata l’opposizione della Cisl al disegno di legge Smuraglia e concorda con il professore a cercare, con la Cgil, un terreno di conciliazione che prevede questo schema: contratta per tutti la coalizione che, nell’ambito della categoria o dell’azienda, ha conseguito la maggioranza di consensi nell’ultima consultazione.
      Ma, tra una consultazione e l’altra, ciascun sindacato può scegliere le forme di rapporto con i lavoratori che preferisce a seconda della sua tradizione e del suo statuto. Tutte proposte, comunque, che non avrebbero evitato il referendum perché – avverte Bruno Trentin – «è stato promosso da Bertinotti con evidenti fini politici».
R. Ba.


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