Articolo 18, duello tra gesuiti Pintacuda contro Sorge

28/03/2002




ETERNI RIVALI
Articolo 18, duello tra gesuiti Pintacuda contro Sorge: «Niente stralcio», «Sbagliato»
      MILANO – Si erano lasciati litigando, su Orlando e sulla «primavera» palermitana. Si ritrovano litigando, su lavoro e articolo 18. Bartolomeo Sorge ed Ennio Pintacuda, gesuiti con la passione per la politica, non riescono mai a trovarsi d’accordo. Così se il primo, oggi lontano dalla Sicilia e direttore della rivista Aggiornamenti sociali , chiede al governo di fare un «passo indietro e di stralciare l’articolo 18», il secondo, rimasto a Palermo a presiedere il Cerisdi, centro di formazione per manager, e a collaborare con l’amministrazione provinciale (giunta di centrodestra), ribatte sicuro: «Nessun passo indietro, sarebbe sbagliato ritrarsi in questo momento». Sempre uno contro l’altro, i due gesuiti «terribili», sin dai tempi del centro «Pedro Arrupe», voluto dai gesuiti per formare una nuova classe dirigente siciliana e per combattere la mafia. Istituto diretto da padre Sorge e dal quale Pintacuda alla fine fu allontanato. Sempre divisi, anche oggi, dieci anni dopo. «È grazioso questo fatto – sorride Pintacuda -. È capitato, c’è del dissenso, come altre volte, ma a prescindere dalle persone». «Che ci dobbiamo fare – allarga le braccia padre Sorge – ma non vorrei polemizzare con un confratello».
      Su una sola cosa sembrano d’accordo. Nel non perdersi nella polemica personale, nel cercare invece di spiegare le proprie ragioni. «Il muro contro muro serve solo a irrigidire il confronto», sostiene padre Sorge. Che difende lo sciopero generale: «Si lotta per difendere la dignità del lavoro umano e dei lavoratori, minacciata dal debordare di una cultura economica politica neoliberista che considera il lavoro umano come una merce qualsiasi». Al contrario padre Pintacuda vede una «situazione di destabilizzazione paurosa» e ne rintraccia le cause «nel sindacato-partito che sta facendo la vera opposizione». Certo, non risparmia appunti al governo («Finora per il Mezzogiorno solo promesse») o critiche ai ministri («alcuni farebbero bene a mettersi la museruola»), ma alla maggioranza chiede di non perdere l’occasione per «un accordo riformatore dell’articolo 18 come momento educativo». E se padre Sorge teme che la nuova flessibilità possa «rilevarsi una trappola» e che «la possibilità di essere licenziati senza giusta causa e senza diritto alla reintegrazione penderebbe come una spada di Damocle sulla testa dei lavoratori», il «collega» Pintacuda è semmai preoccupato per le «sentenze pretorili che hanno favorito una sorta di illicenziabilità». Risultato: anche tra gesuiti l’intesa sembra lontanissima.
Riccardo Bruno


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