Articolo 18, Cisl verso lo sciopero

06/03/2002


MERCOLEDÌ, 06 MARZO 2002
 
Pagina 8 – Economia
 
Non basta né ad Angeletti né a Pezzotta la decisione di Maroni di fermare il negoziato sulla licenziabilità: chiesto lo stralcio
 
Articolo 18, Cisl verso lo sciopero
 
E la Cgil annuncia: il 23 saremo più di un milione a Roma
 
 
 
Sarà battaglia anche su molti altri aspetti della delega che riforma il mercato del lavoro
Larizza, presidente del Cnel, si appella al governo: rinunci al suo progetto
 
VITTORIA SIVO

TORINO – Cisl e Uil «apprezzano» le aperture del ministro Maroni sull´art.18 e contano sulla trattativa perché il governo rinunci del tutto a modificare la disciplina sui licenziamenti. La Cgil invece non vede «alcuna novità» nella decisione annunciata da Maroni di togliere dal tavolo negoziale l´ingombrante argomento, quindi procede più convinta che mai verso il «suo» sciopero generale del 5 aprile e conta di portare in piazza a Roma il 23 marzo «oltre un milione di persone». Ieri al congresso nazionale della Uil è andata in scena l´ennesima puntata della telenovela sull´art.18 dello Statuto dei lavoratori, con relativa e rinnovata divisione del fronte sindacale.
Ma per il governo la soluzione del rebus resta difficilissima: a parte la scontata impossibilità di recuperare la Cgil, le altre due Confederazioni, pur dialoganti, manifestano umori bellicosi. Come ha tenuto a chiarire il leader della Cisl Savino Pezzotta: «Siamo contrari a qualsiasi riscrittura che proponga di modificare l´art.18. Nel caso che il governo insistesse, la risposta non potrà che essere quella dello sciopero generale». Il leader cislino apprezza il gesto di Maroni, ma gli manda a dire che quella «autonoma proposta» che il governo si riserva di avanzare «non deve fare menzione dell´art.18, altrimenti saremmo da capo». Da questo punto fermo la Cisl va al confronto per verificare «le reali intenzioni del governo e di Confindustria».
E anche ammesso che questo punto venga cancellato dal disegno di legge delega del governo sul mercato del lavoro, la Cisl promette battaglia su molti altri aspetti del provvedimento, dagli ammortizzatori sociali al collocamento, dall´orario di lavoro e il part-time alla formazione professionale. E se non bastasse, «bisogna discutere su arbitrato, decontribuzione e fisco», ragion di più per andare al confronto.
Se a Pezzotta i mille delegati Uil hanno tributato una buona dose di applausi, le accoglienze al discorso pronunciato subito dopo da Sergio Cofferati sono state ancora più calorose. Fatta eccezione per i fischi indirizzati al leader della Cgil quando ha motivato la sua decisione di andare allo sciopero generale comunque, la platea ha rivelato una singolare sintonia con tutte le critiche più drastiche rivolte da Cofferati al governo. «Ma davvero credete che Maroni sia rimasto impressionato dagli argomenti di merito emersi nel corso del vostro dibattito? Io invece penso che a convincerlo sia stata la vostra reazione quando Angeletti ha detto che sull´art.18 non tratterà mai e che altrimenti si andrà allo sciopero generale».
Insomma, secondo il segretario della Cgil, il governo sta bluffando, le aperture manifestate il giorno avanti da Maroni sono «uno stucchevole balletto», perché il ministro «appena fuori di qui ha riconfermato il no allo stralcio», dunque «il negoziato è una ipotesi pericolosa per tutti». Innumerevoli le accuse elencate da Cofferati su tutti gli altri interventi del governo: idee «bassamente distruttive di precarizzazione dei rapporti di lavoro», ostilità verso l´Europa, «contro-riforma della scuola», legge finanziaria «incapace di sostenere lo sviluppo», «disastrosa» la delega sulle pensioni e quella sul fisco «toglie ai deboli per dare ai ricchi».
Pur senza arrivare a tanto, Pietro Larizza, ex segretario generale della Uil, si è apertamente schierato contro la modifica all´art.18 proposta dal governo, invitandolo ad «eliminare» questo argomento. Abbandonata la neutralità di chi oggi presiede un organo costituzionale come il Cnel e tornato nei panni del militante sindacale, Larizza ha detto al governo: «Ci» sfidi su un terreno «meno conflittuale».