Articolo 18: An accelera ma la Lega tiene duro

09/04/2002


La Stampa web





(Del 9/4/2002 Sezione: Interni Pag. 9)
AL CONGRESSO DI BOLOGNA IL LEADER AVEVA PROPOSTO DI RIPORTARE A PALAZZO CHIGI LA TRATTATIVA
Articolo 18: An accelera ma la Lega tiene duro
Duello sulla cabina di regia. Il vicepremier: la Cgil si convinca, non ci sarà stralcio

ROMA

L´auto-candidatura di Gianfranco Fini, diventare lui il regista del dialogo sociale, è una proposta che sta seguendo un destino curioso: i via libera informali si intrecciano a veti pubblici molto energici. La proposta del vice-presidente del Consiglio di portare a Palazzo Chigi – e di fatto nelle sue mani – il coordinamento della politica sociale ha incontrato ieri, di prima mattina, la resistenza aperta della Lega, con un comunicato del presidente dei deputati leghisti Alessandro Cè: «Fini non ci è piaciuto: è stato quasi un richiamo a Maroni, che invece ha operato benissimo e deve continuare ad operare in autonomia». Ma mentre Cè faceva diffondere quell´ altolà, il ministro del Welfare Maroni telefonava per complimentarsi con Fini. E´ stato il vice-presidente del Consiglio a rivelarlo ieri sera a «Porta a Porta»: «Nessuno vuole mettere Maroni in disparte e lui stesso mi ha telefonato in mattinata, dicendomi che aveva apprezzato lo spirito della mia iniziativa». Ma Fini è andato oltre: «Anche il ministro dell´Economia Giulio Tremonti mi ha telefonato, andrò io da lui» per parlarne e in ogni caso «non c´è il giochino di chi fa il primo della classe: vogliamo lavorare perché ci sia la massima coesione dell´Esecutivo». Ma se i conti non tornano ai leghisti, nei prossimi giorni potrebbero mettersi di traverso anche i neodemocristiani dell´Udc. Dice il presidente dei senatori neo-democristiani Francesco D´Onofrio: «Quando pochissimi ci credevano, nel 1994 sono stato l´unico a presenziare alla prima assemblea di An, ma oggi devo dire che se si segue la logica per cui An prende il monopolio della "socialità" e un domani la Lega diventa il "partito della riforma dello Stato", chi ci rimette è la coalizione. Questo errore Berlusconi non lo farà». In una politica dominata dall´immagine è naturale che la questione della «regia» a Palazzo Chigi appassioni e divida, ma la vera questione politica proposta dal congresso di An è un´altra. Nel documento preparato dal ministro Gianni Alemanno (consacrato dal congresso come il «colonnello» politicamente più ambizioso) la richiesta più corposa fatta propria da Fini è quella di trasferire sul capitolo degli ammortizzatori sociali una significativa quota di risorse, stornandola dunque da altri capitoli o rinunciando ad una parte degli sgravi fiscali promessi. E´ proprio questo che Fini si prepara a chiedere a Berlusconi, Tremonti e Bossi ed è questa la vera partita che si apre dentro la maggioranza nei prossimi giorni. Gianfranco Fini, intervenendo a «Porta a Porta», ha spiegato, come già aveva fatto in congresso, che sull´articolo 18 il governo non può e non vuole tornare indietro: «Lo stralcio dell´articolo 18 non ci sarà, Cofferati se lo metta in testa». E poi, sfoderando un nuovo argomento: «La posizione del segretario della Cgil – dice Fini – è coerente quanto perversa, ma se non vuole tornare al tavolo si assumerà lui la grave responsabilità di non voler discutere di ammortizzatori sociali, di un tavolo per il Sud e di democrazia economica». E al presidente dei deputati della Margherita, Pierluigi Castagnetti, che gli faceva notare che nei giorni scorsi imprenditori come Romiti e Benetton non sembravano aver condiviso la scelta del governo sull´articolo 18, Fini ha replicato: «Ci sono dei grandi gruppi industriali – e non mi riferisco a Romiti e Benetton – che sono nostalgici di un´epoca in cui si privatizzavano i profitti e si socializzavano le perdite». Il nuovo ministro degli Esteri? «Passerà ancora qualche settimana». Rimpasto? «I ministri in carica sono all´altezza del compito». Fini successore di Berlusconi? Risposta dichiaratamente ironica del vice-premier: «Perché dovrei contentarmi? In fondo potrei succedere anche al Dalai Lama». Poi più serio: «Stiamo con i piedi per terra, ho tante cose cui pensare». Il corteo romano sul Medio Oriente? «Apologia di terrorismo». La stampa più indulgente con An che con i Ds, secondo l´ultima battuta di D´Alema? «Lui non ha mai avuto un ottimo rapporto con i giornalisti. Forse è un po´ invidioso».

f. mar.