Articolo 18, addio alle modifiche

14/10/2004



            giovedì 14 ottobre 2004

            Pagina 34 – Economia
             
            L´orientamento è emerso ieri nel direttivo, oggi l´audizione. In cambio gli imprenditori chiedono migliori ammortizzatori sociali
            Articolo 18, addio alle modifiche
            Confindustria pronta ad abbandonare la vecchia battaglia
            La maggioranza potrebbe togliere la norma dal disegno di legge 848 bis

            RICCARDO DE GENNARO

            ROMA – L´articolo 18 rimarrà così com´è. Oggi il vicepresidente della Confindustria, Alberto Bombassei, si presenterà all´audizione davanti alla commissione Lavoro del Senato e farà intendere che la modifica all´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, contenuta nel disegno di legge 848 bis all´esame della stessa commissione, non è più un cavallo di battaglia degli industriali. Fine delle ostilità. L´orientamento della Confindustria è di conforto non solo alle sollecitazioni venute, nelle precedenti audizioni, da tutti i sindacati, ma anche alla disponibilità del governo (in particolare del sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi) a fare un passo indietro. Lo stesso relatore del provvedimento, Oreste Tofani, di An, nelle settimane scorse ha definito la modifica all´articolo 18 «un vessillo estremamente ideologizzato» e ha invitato tutti a concentrarsi sulla parte del disegno di legge che riguarda gli ammortizzatori sociali.

            La formula che Bombassei userà per cancellare definitivamente un anno intero di conflitto sociale sulla libertà di licenziamento (il 23 marzo 2002 Cofferati portò in piazza tre milioni di persone a Roma) sarà presumibilmente un po´ ambigua per evitare un dietrofront troppo brusco, ma il messaggio politico non consentirà interpretazioni: non vogliamo più scontri sull´articolo 18. È questa la volontà espressa ieri nel consiglio di presidenza della Confindustria e confermata nel direttivo del pomeriggio: la leadership Montezemolo intende voltare pagina rispetto a una battaglia condotta da Antonio D´Amato, che ha comportato la perdita dimilioni di ore di lavoro.

            Bombassei dirà che di articolo 18 si può parlare, ma nell´ambito del più ampio confronto sugli ammortizzatori sociali. Lo farà perché la marcia indietro non sembri troppo brusca e per non tradire del tutto le attese delle piccole imprese della Confindustria che avevano creduto nella battaglia. In ogni caso, il problema delle modifiche all´articolo 18 non deve più essere un ostacolo nella dialettica tra le parti sociali: la norma superstite prevede che le imprese con meno di 16 dipendenti possano continuare a licenziare liberamente anche se, assumendo, oltrepassano la soglia sotto la quale lo Statuto dei lavoratori non si applica, soglia che è appunto di 16 dipendenti.

            Il fatto è che la Confindustria giudica più utile, rispetto alla battaglia sull´articolo 18, la predisposizione di un sistema di ammortizzatori sociali che preveda non solo un aumento dell´indennità di disoccupazione, ma – considerato il numero delle crisi industriali che potrebbero aprirsi nei prossimi mesi (la Cgil stima 200mila posti a rischio) – efficaci strumenti di gestione degli esuberi aziendali. Se l´obiettivo è questo, il decreto 848 bis non è una buona base di partenza, mentre potrebbe esserlo – come ha fatto capire a Capri lo stesso Montezemolo – il documento della commissione Onofri del ?97. Anche la Cgil è disponibile a spostare l´attenzione dal disegno di legge 848bis al documento Onofri, a patto che la Confindustria accetti davvero di togliere di mezzo il problema dell´articolo 18. «Il presidente della Confindustria ha parlato della proposta Onofri – dice Fulvio Fammoni – e anche noi abbiamo altre idee per la riforma degli ammortizzatori sociali, a partire dalle nostre proposte di legge. Se la Confindustria rinuncia alla norma relativa all´articolo 18 si può aprire senz´altro una discussione nuova».

            L´avvio di un confronto tra le parti sociali sugli ammortizzatori sociali che non tenesse conto delle indicazioni del disegno di legge 848bis (nato dallo stralcio degli articoli della legge delega per la riforma del mercato del lavoro dedicati a articolo 18, ammortizzatori sociali, arbitrato e incentivi) non incontrerebbe però i favori del governo. Significativa, infatti, la reazione di Sacconi – che come Cisl e Uil vuole ripartire dal Patto per l´Italia – alle parole di Montezemolo nel convegno dei giovani industriali a Capri: «I nuovi ammortizzatori sociali non sono quelli della commissione Onofri, roba datata di dieci anni e che prevede il salario minimo. Ma chi gliel´ha fatta dire a Montezemolo questa storia della commissione Onofri? Quale arcaico consulente dei tempi andati, che non si è accorto che nel frattempo c´era un disegno di legge depositato in Parlamento, cioè la seconda parte della riforma Biagi?».

            Che cosa prevede la modifica
            Dopo il lungo braccio di ferro sull´art.18 dello Statuto dei lavoratori è rimasta in piedi – nell´ambito del ddl 848 bis – una sola modifica alla norma che vieta i licenziamenti senza giusta causa. Prevede che le imprese sotto i 16 dipendenti possano continuare a licenziare liberamente qualora – assumendo a tempo indeterminato – salgano sopra tale soglia (lo Statuto non si applica alle imprese con meno di 16 dipendenti).

            La lunga lotta
            15 novembre 2001
            Il governo Berlusconi approva la richiesta di delega al Parlamento con le modifiche all’art.18. I sindacati insorgono
            14 marzo 2002
            Confermate le modifiche all’art.18. I sindacati si mobilitano e il 16 aprile scatta lo sciopero generale
            5 luglio 2002
            Governo e parti sociali (Cgil esclusa) firmano il Patto per l’Italia che sospende l’art.18
            18 ottobre 2002
            La Cgil va avanti da sola con le proteste e proclama un nuovo sciopero generale