Art.18, via libera al referendum

16/01/2003


GIOVEDÌ, 16 GENNAIO 2003
 
Pagina 8 – Economia
 
Art.18, via libera al referendum
 
Sì della Consulta al voto sull´estensione. L´Ulivo si spacca
 
 
 
Legittimo il quesito di Rifondazione e Verdi che chiedono il reintegro dei licenziati anche nelle piccole aziende
Massima concordia tra i giudici sulla sentenza. Rutelli: "Proposta assurda". Salvi:"Sei tu assurdo". Sos di Maroni
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – Torna alla ribalta l´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. La Corte Costituzionale ha dichiarato «ammissibile» il referendum che propone la sua estensione ai lavoratori delle aziende sotto i 16 dipendenti. L´iniziativa, finalizzata al reintegro dei lavoratori delle piccole imprese licenziati senza giusta causa, è promossa da un comitato appoggiato da Rifondazione comunista, Verdi, Socialismo 2000 (la sinistra ds che fa capo a Cesare Salvi), Fiom-Cgil, Cambiare rotta (la minoranza della Cgil). Il sì della Consulta è unanime. Mai prima d´ora, si rileva negli ambienti della Corte Costituzionale, c´era stata tanta concordia nell´emanazione di una sentenza: chiarissimi gli aspetti giuridici, univoci tutti i precedenti. Non è passato, invece, il referendum per l´estensione dei diritti sindacali agli stessi lavoratori promosso dal medesimo comitato.
Il quesito referendario sui licenziamenti senza giusta causa propone di abrogare tutti i riferimenti alla soglia dimensionale dall´articolo 18 della legge 300 del ´70 (lo «Statuto dei lavoratori») e dall´articolo 2 della legge 108 del ´90 sulla disciplina dei licenziamenti individuali, quella che 13 anni fa impedì – con l´appoggio di Cgil, Cisl e Uil – l´attivazione di un analogo referendum promosso da Democrazia proletaria: la proposta era di estendere l´articolo 18 ai lavoratori delle imprese tra i 5 e i 15 dipendenti.
Prima ancora della sua ufficializzazione, il via libera della Corte Costituzionale ha già acceso le micce all´interno del centrosinistra con pesanti accuse reciproche. Il leader della Margherita, Francesco Rutelli, definisce immediatamente il referendum «un assurdo». Gli risponde Cesare Salvi: «L´assurdità è nelle cose dette da te, non nel contenuto dei quesiti». Il leader di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, incalza: «Il referendum sull´estensione a tutte e a tutti dell´articolo 18 consente una grande battaglia di civiltà per invertire un lungo ciclo di restaurazione sociale». Ma per l´ex leader della Cisl, Franco Marini, il referendum è «un nonsense», per Tiziano Treu «inopportuno e pericoloso». E Gigi Malabarba di Rifondazione ribatte: «Rutelli e Treu stanno con i padroni».
Luciano Violante, presidente dei deputati Ds, è convinto che «l´estensione dell´articolo 18 sarebbe un colpo pesante per il sistema imprenditoriale italiano e si tradurrebbe in un danno per la maggioranza dei lavoratori». Una preoccupazione che naturalmente non è condivisa da Alfonso Pecoraro Scanio, Verdi, uno dei più attivi sostenitori del referendum: «Servirà a unire sui contenuti e sull´estensione dei diritti. Nel frattempo, il governo fa muro. «Non commento una decisione della Consulta – dichiara il vicepremier Gianfranco Fini – ma come leader politico inviterò il mio partito a riflettere sulla necessità di impedire che quel referendum passi». Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, è allarmato: «Se questo referendum dovesse essere malauguratamente approvato, allontanerebbe definitivamente l´Italia dall´Europa».
Nel sindacato non c´è ancora un´indicazione di voto. Guglielmo Epifani si limita a ribadire il pensiero manifestato dal suo predecessore, Sergio Cofferati, in occasione della raccolta firme da parte di Bertinotti&C: «La strada maestra per estendere i diritti è una legge. E sull´intera materia, dall´articolo 18 agli ammortizzatori sociali, presenteremo le nostre proposte. Decideremo in un direttivo il nostro orientamento sul referendum». Anche il leader della minoranza Cgil, Giampaolo Patta, è favorevole a una legge, ma che porti allo stesso risultato del «sì» al referendum. Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, per ora non commenta, mentre per il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, «questo referendum non è né efficace, né utile».