Art. 18, si allarga il fronte dei no

26/03/2003

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ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
072, pag. 5 del 26/3/2003
di Teresa Pittelli


Il governo avanza l’ipotesi di aggregare più forze sociali contro il referendum del 15 giugno.

Art. 18, si allarga il fronte dei no

In settimana i sindacati si pronunceranno sull’indirizzo di voto

Contro il referendum sull’articolo 18 in campo governo e sindacati. All’avvicinarsi del 15 giugno, data del referendum, il fronte del no affila le armi. E se il governo, da una parte, lancia l’idea di aggregare più forze sociali sotto il vessillo del ´no’ al referendum, i vertici delle confederazioni sindacali hanno già espresso la loro contrarietà al quesito, in attesa della valutazione dei direttivi, che arriverà in settimana, sull’eventuale indirizzo di voto. Intanto il senato ha iniziato la discussione generale del disegno di legge 848-bis, che contiene le modifiche all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, ed entro la settimana dovrebbe terminare l’esame dei 600 emendamenti al testo, quasi tutti presentati dall’opposizione. Ma il fronte dell’articolo 18 non è l’unico che impegna, questa settimana, la commissione lavoro di palazzo Madama, presieduta da Tommaso Zanoletti (Udc). Domani inizia infatti il giro di consultazione delle parti sociali sulla delega di riforma delle pensioni, con l’audizione dei sindacati. Cgil, Cisl e Uil in realtà aspettano una convocazione a stretto giro a via Flavia. Tanto più che oggi le confederazioni ufficializzeranno il documento unitario sulla previdenza e consegneranno una lettera al ministro del welfare, Roberto Maroni, in cui chiedono un incontro urgente per trovare una mediazione sulle norme più controverse. In attesa della convocazione del ministro, però, il dibattito per il momento si sposta in parlamento. Ed è quindi scontata la posizione delle confederazioni in commissione lavoro. Nel documento unitario, Cgil, Cisl e Uil dicono no alla decontribuzione fino a 5 punti sui neoassunti per abbassare il costo del lavoro, alla devoluzione automatica del tfr ai fondi pensione e alla parità tra fondi chiusi e aperti.

In compenso, i sindacati propongono di lasciare al lavoratore la scelta sulla destinazione del trattamento di fine rapporto alla previdenza complementare, e agevolazioni fiscali per i fondi chiusi, cioè quelli negoziali e aziendali. Sulla stessa linea anche l’Ugl, il sindacato di destra. ´Privare per legge il lavoratore del diritto di disporre del proprio trattamento di fine rapporto non è una soluzione percorribile’, ha spiegato il vicesegretario generale, Renata Polverini, ´dal momento che la materia salariale è da sempre affidata alla contrattazione collettiva’.

Il dibattito sul referendum. Ieri il sottosegretario al welfare, Maurizio Sacconi, ha lanciato l’idea di un ´fronte comune di tutti coloro che trovano dannoso il referendum sull’articolo 18′, una sorta di coalizione fatta da ´cittadini, associazioni, esponenti politici che condividono la stessa linea’. Per Sacconi l’obiettivo della coalizione è ´convergere per evitare un risultato negativo’. Una posizione condivisa nel merito dal segretario generale della Cna, Gian Carlo Sangalli, secondo il quale ´il referendum sull’articolo 18 rischia di alterare un rapporto tra dipendenti e imprese che nell’artigianato è stato molto produttivo’. Per Sangalli il clima positivo tra le parti che esiste nella piccola impresa, e che ha consentito la crescita dell’occupazione, sarebbe messo in crisi da un referendum che considera ´un grave errore’. Non lontana, anche se espressa in termini diversi, la posizione dei sindacati. Luigi Angeletti (Uil), segretario generale della Uil, ieri è intervenuto per sottolineare che ´si tratta della risposta sbagliata a una domanda legittima, perché non sarà il referendum a risolvere il problema delle tutele dei lavoratori’.

E sulla stessa linea si sono già espressi Savino Pezzotta, leader della Cisl, e Beppe Casadio, responsabile della Cgil per le politiche del lavoro. Le confederazioni hanno però anche il loro da fare con le correnti di sinistra, che premono per votare sì. Secondo Gian Paolo Patta, segretario confederale della Cgil e tra i sostenitori del referendum, ´il fronte del no farà i conti con un’opinione pubblica che pretende un lavoro dignitoso e non precario e servile’.