Art. 18: resta lo scontro, si affaccia il dialogo

22/01/2002







Art. 18: resta lo scontro, si affaccia il dialogo

Finiti gli incontri al Quirinale (Confindustria e Confcommercio, ultimi), ora la parola sull’art. 18 torna al Parlamento. E forse al Governo che potrebbe "riaprire" con l’intervento del premier. Letta al lavoro.

di Fernanda Alvaro


ROMA- Antonio D’Amato e Giovanni Agnelli si stringono la mano dopo le forti divergenze sul caso Ruggiero , ma questo non vuol dire che sull’articolo 18 e sulle deleghe che stanno portando al muro contro muro sindacati e governo la pensino allo stesso modo. Il primo, lasciando il Quirinale, torna a sostenere la necessità di questa seppur timida riforma del mercato del lavoro, il secondo, ripete che non servono tempeste in un bicchiere di the e che, per fare un’intesa, "basta uno sguardo, non c’è nemmeno bisogno di fare un primo passo".

Se così fosse, la soluzione sarebbe a portata di mano nella giornata in cui la parola chiave è "giù dalle barricate". E l’invito arriva (persino  dal cardinale Camillo Ruini che invita a seguire ”un percorso di riforme che si sviluppi con il consenso piu’ vasto possibile”) a governo, sindacati e imprenditori mentre Confindustria e Confcommercio concludono gli incontri al Quirinale.

Comincia Bossi, rivolgendosi al suo ministro,  Maroni. Poi,  Buttiglione a Cgil, Cisl, e Uil. Quindi il vicepremier Fini,  e il senatore a vita e presidente onorario della Fiat, Giovanni Agnelli. Quest’ultimo, arrivando in serata a Palazzo Giustiniani per una "lezione" sulla globalizzazione, è fiducioso e certo che si "troverà un modus vivendi " e che non serva "fare una tempesta in una tazza di the".

Ma la tempesta non è ancora placata perché, se un lato si moltiplicano gli inviti al dialogo, dall’altro le posizioni non sembrano ammorbidirsi. Cofferati spiega  che "sull’articolo 18 non c’è alcuna condiscendenza",  i membri dell’esecutivo, partendo dal vicepremier per tornare al ministro del Welfare, sostengono che non c’è dialogo se persistono poteri di veto. E Antonio D’Amato, presidente di Confindustria ripete che "l’Europa ci chiede a gran voce di fare di più sul piano della riforma delle pensioni e del mercato lavoro e gli stessi estensori dello Statuto dei lavoratori hanno richiesto una modifica dell’articolo 18".

Il presidente degli industriali insiste sulla necessità di riforme che diano più flessibilità al mercato del lavoro. ma il presidente della Confcommercio,  preferisce il confronto. ”Ho espresso, trovando consenso, al presidente Ciampi – ha detto Billè uscendo dal Quirinale – la necessità di coniugare due esigenze. La prima è quella di fare la riforma e farla nel più breve tempo possibile; la seconda è quella di avere il maggiore consenso sociale possibile, altrimenti il rischio è che si vada al muro contro muro ed è solo un rischio che porta al blocco del Paese e ad un progetto ultraconservatore”.

Insomma, tra scontro ribadito e inviti al dialogo che arrivano da tutte le parti,  si conclude la "missione di ascolto" del presidente Ciampi. Ora la parola torna al Parlamento, ma anche all’esecutivo. Pare che a tentare una via d’uscita stia lavorando il sottosegretario Letta che con le doti diplomatiche di cui dispone, sta ascoltando, per ora,  i primi disposti a scendere dalle barricate.  Mentre continuano  gli scioperi, lavora  la diplomazia. Un "gesto" di rottura definitivo di confronto riaperto è atteso per i prossimi giorni.

(21 GENNAIO 2002; ORE 10:20; aggiornato alle 20:45)