Art.18, non ci saranno licenziamenti «facili»

24/07/2002

24 luglio 2002



Art.18, non ci saranno licenziamenti «facili»
di Filippo Menichino

La battaglia di comunicazione sull’articolo 18, nei mesi scorsi indubbiamente è stata vinta dal leader della Cgil Sergio Cofferati. Lo slogan geniale "contro i licenziamenti facili" che nel suo sintetismo raccoglieva le ansie e le paure di milioni di persone, distrusse ogni velleità contraria del grande comunicatore. Forse non tutti i più giovani ricorderanno che, quasi cinquant’anni fa, la Democrazia Cristiana aveva cercato di fare approvare dal Parlamento una legge che garantisse al vincitore delle elezioni un «premio di maggioranza». Sarebbe stata una buona legge, anticipatrice dei tempi, che avrebbe garantito la governabilità a governi che duravano in carica meno di un anno, in media. Ma il Partito Comunista coniò uno slogan capolavoro: «la legge truffa». E a nulla valsero le argomentazioni più acute dei politici del tempo. Oggi la Cgil – dopo la firma del Patto per l’Italia – si è già mobilitata nelle fabbriche distribuendo volantini che riassumono ciò che il vicesegretario Guglielmo Epifani, ha dichiarato all’indomani della sottoscrizione del Patto. «Sarà sufficiente – ha detto Epifani, con riguardo alle nuove aziende – assumere all’inizio 14 dipendenti, attendere una settimana e quindi assumere 100-200 dipendenti. In questo caso l’articolo 18 troverà applicazione anche se l’azienda avrà 200 dipendenti. Fra tre anni, dopo il periodo di sperimentazione, – ha concluso Epifani – i risultati saranno talmente soddisfacenti da legittimare il Governo a distruggere definitivamente l’articolo 18 nei confronti di tutti». Ancora una volta lo slogan è suggestivo, ma difficilmente coinvolgerà milioni di persone ormai sensibilizzate sul problema. È pur vero che l’articolo 39 della Costituzione che disciplina la rappresentatività sindacale, da un cinquantennio costantemente disapplicato per l’opposizione del sindacato, in particolar modo della Cisl, lascia qualche dubbio sul valore rappresentativo degli odierni contraenti sindacali. Tuttavia non si può convenire con il giudizio di Epifani che il Patto sia un colabrodo di norme facilmente eludibili. Già il Patto prevede una clausola antielusione nello stabilire l’applicazione della deroga soltanto alle aziende che 12 mesi prima dell’entrata in vigore della legge occupano meno di 16 dipendenti, in modo da evitare artificiosi abbassamenti della soglia degli addetti. Inoltre il Patto al fine di impedire il trasferimento automatico di dipendenti da un’azienda all’altra, ha stabilito che in tanto si può parlare di azienda ex articolo 2112 del codice civile in quanto essa abbia i requisiti del l’autonomia funzionale. Con la conseguenza che per trasferire dipendenti addetti a semplici articolazioni aziendali senza il predetto requisito, sarà sempre necessario il consenso dei lavoratori. Infine, i contraenti collettivi si sono anche preoccupati dei lavoratori assunti da imprese che subentrano nell’esecuzione di un appalto, dando loro adeguate garanzie. Di conseguenza il ragionamento di Epifani che nel volger di poco tempo la proposta di legge consentirà tante e facili allusioni da cancellare definitivamente l’articolo 18, non può esser preso in seria considerazione. D’altra parte, con riguardo alla legge sui licenziamenti, c’è da considerare che in questi ultimi trent’anni si è sviluppata una ricca giurisprudenza intesa a smascherare gli intenti elusivi del datore di lavoro. È vero che non pochi imprenditori hanno cercato di dividere la propria azienda in due aziende al fine di non superare il numero di quindici dipendenti per ciascuna azienda. Ma le volte che è stato accertato l’unicità dell’impresa, stante la comunione dei mezzi di lavoro, capitali, personale direttivo e organizzazione di lavoro i giudici hanno sempre applicato l’articolo 18 sommando i dipendenti delle due società che, unite, dovevano considerarsi un’unica impresa. Numerosissime sono state le sentenze con riguardo all’esistenza del sedicesimo dipendente. Per tornare all’esempio del leader sindacale, se l’incauto ed improbabile imprenditore avesse creato un’azienda di 100/200 addetti si vedrebbe computare tutti costoro ai fini dell’applicazione dell’articolo 18. Alla fine del biennio sarà interessante verificare quante assunzioni in più supereranno il limite dei 15 dipendenti. Certamente non emergeranno i dipendenti "sommersi" poiché ciò esporrebbe l’imprenditore a dei seri rischi. E quelli che verranno assunti lo saranno, perlopiù, per motivi di crescita fisiologica indipendentemente dalla legge.