Art. 18, Maroni pronto a riscrivere la delega

08/03/2002





L’altolà di Bossi: non si può procedere a discapito dei santi – La prossima settimana il nuovo testo
Art. 18, Maroni pronto a riscrivere la delega
Lina Palmerini
ROMA – Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, la prossima settimana presenterà una nuova proposta sull’articolo 18. Ad annunciarlo è stato ieri lo stesso ministro leghista dopo che anche il leader del Carroccio, Umberto Bossi, gli suggeriva di invertire la rotta sui licenziamenti. «Non si possono fare le riforme a dispetto dei santi. Glielo dissi a Maroni, già due mesi fa, di stare attento a non morire sulle barricate», ha detto ieri il Senatur al termine del Consiglio dei ministri dove l’argomento è stato trattato a margine della riunione, in un incontro ristretto tra il premier, Gianfranco Fini e Maroni. Ma gli incontri tra i ministri, ieri, sono stati più d’uno. Quello che sembra certo è una riscrittura delle delega (il Governo ci lavorerà nel fine-settimana) mettendo da parte le misure sull’articolo 18. Si sta, infatti, studiando un modo per riformulare l’intero Ddl puntando allo Statuto dei nuovi lavori per rimodulare vecchie e nuove tutele (magari facendo saltare il meccanismo delle soglie), estendendole ad autonomi e atipici, in un arco di tempo da qui a un anno. Non è però ancora esclusa l’ipotesi di tenere una delle fattispecie di modifica dell’articolo 18 (sul sommerso cambiando provvedimento o sulle piccole imprese), ma sta anche prendendo corpo l’idea di ridisegnare gli attuali ammortizzatori sociali riducendo (senza bloccare) il "carico" delle pensioni di anzianità per recuperare risorse da destinare alle indennità di disoccupazione. Le misure sui licenziamenti potrebbero anche essere rinviate a un altro strumento legislativo, un Ddl, da varare dopo che sarà ristabilito un dialogo con le parti sociali anche se per qualche ministro l’articolo 18 è «già morto e sepolto». Lo stop del Governo sull’articolo 18 nasce proprio da ciò che ieri Bossi ha detto con chiarezza: «Non si può combattere su una modifica che la gente non ha capito e certe riforme o si fanno capire bene o è meglio non farle» e questo è anche addebitabile «alla mancanza di informazione e al fatto che non c’è stata una adeguata difesa politica» sulle misure varate dal Governo. Una linea condivisa da Maroni che infatti annuncia una decisione nuova, forse quella definitiva: «Il Governo ha ora tutte le carte in mano per fare la scelta più saggia. Bossi ha ragione, non si fanno le riforme, anche se giuste, a dispetto dei santi. E in un Paese come l’Italia i santi sono tanti». Bossi, insomma, ieri ha messo il dito nella piaga: troppe contraddizioni nel Governo sull’articolo 18, troppi mediatori e battitori liberi che hanno finito per mettere in discussione, troppe volte, la linea sulla riforma. Ormai tutti preferiscono sfilarsi, anche per l’imminenza di prossimi appuntamenti politici come il congresso di An e le amministrative di maggio, ma anche questo passaggio ulteriore non è semplice. Il problema, ora, è come farlo senza chiudere il dialogo con le parti sociali: imprese da una parte, Uil e soprattutto Cisl dall’altra che preme per avere un tavolo di trattativa e una soluzione in tempi rapidi. La manifestazione del 23 marzo della Cgil è infatti alle porte, nel frattempo, va costruita una trattativa che sia sostenibile sia per i sindacati che per le imprese. Per questa ragione ieri si sono susseguiti contatti formali e informali per trovare una mediazione che non scontenti chi ha detto sì alla moratoria di due mesi proposta dal Governo. E ancora ce ne saranno da qui a martedì prossimo, quando si farà più vicina la convocazione del Governo alle parti per illustrare la nuova proposta. Oltre il lavoro di diplomazia dell’Esecutivo c’è stato ieri anche quello dei gruppi della maggioranza: una delegazione dell’Udc (guidata da Luca Volontè) ha incontrato i segretari di Cisl e Uil, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti per discutere della riscrittura della delega mettendo in campo uno Statuto dei nuovi lavori. In questo modo, per la maggioranza diventerebbe più efficace anche il piano della comunicazione. A sostenere questa linea è anche il ministro di An, Gianni Alemanno: «Gli imprenditori facendo un passo indietro sull’articolo 18, potrebbero facilitare una riforma dell’intero Statuto dei lavoratori in modo da consentire alle piccole imprese di superare la soglia dei 15 dipendenti». E anche il presidente dei deputati di Alleanza nazionale, Ignazio La Russa, punta a una tregua sull’articolo 18: «An non ha mai fatto una guerra di religione. Non è un male, dunque, ipotizzare un break». Intanto Francesco Storace, governatore del Lazio, ha scritto a Berlusconi, per chiedere di lasciare decidere alle Regioni altrimenti «il silenzio alle nostre argomentazioni renderebbe difficile evitare strade costituzionali».

Venerdí 08 Marzo 2002