Art.18, l’ira di D’Alema non fa paura alla Cg

10/04/2003


10 aprile 2003

Con il Sì anche Padova, Avellino e Filcams del Trentino
Art.18, l’ira di D’Alema non fa paura alla Cg
Roberto Farneti

Il richiamo all’ordine del presidente dei Ds, Massimo D’Alema, non fa paura alla Cgil. Anzi, rischia di peggiorare i già difficili rapporti tra la Quercia e la confederazione di Corso Italia, che rivendica con orgoglio la propria autonomia. La miglior risposta alla pretesa dei dalemiani di dettare al più grande sindacato italiano la linea da tenere sul contratto dei metalmeccanici e sul referendum per estendere a tutti l’articolo 18 l’hanno data ieri i direttivi delle Camere del lavoro di Padova e Avellino, i quali, in perfetta autonomia, hanno prima discusso e poi deciso di dare un’indicazione forte e chiara a favore del Sì. Semaforo verde anche dalla Filcams del Trentino, che in un documento approvato all’unanimità da un lato invita a «tutti i delegati e iscritti» a «farsi parte attiva per la costruzione di comitati per il Sì sui luoghi di lavoro» e, dall’altro, chiede alla Filcams nazionale di fare altrettanto. L’obiettivo dell’estensione dello Statuto dei lavoratori «a tutti quei lavoratori che oggi ne sono privi», osserva la Filcams del Trentino, «diventa una necessaria priorità», in un settore come quello del commercio, nel quale «la presenza di imprese sotto i 15 dipendenti, con forme di contratto precario, è diffusa e in alcuni casi maggioritaria».

Di un certo peso è la presa di posizione di Padova, seconda camera del Lavoro del Veneto con 62mila iscritti. Non è un caso che il prossimo 15 aprile si terrà qui l’assemblea pubblica di presentazione del comitato regionale, che ha già coniato uno slogan originale: «I diritti sono come le ciliege, uno tira l’altro». Nel documento approvato all’unanimità dal direttivo padovano si collega il no alla guerra al tema dei diritti sociali: «La vittoria del Sì, necessaria e possibile proprio alla luce dell’imponente mobilitazione dei lavoratori chiamati alla lotta dalla Cgil – dice la Camera del lavoro di Padova – costituirebbe una battuta d’arresto dell’attacco ai diritti e il terreno migliore per far avanzare l’estensione di tutti i diritti, contenuta nelle proposte della Cgil». Poldo Tartaglia, di "Lavoro Società", è soddisfatto: «Non solo – spiega – perché nel documento c’è una indicazione chiara a favore del referendum, ma anche perché siamo riusciti a ottenere il consenso di tutta l’organizzazione, compresi quelli che non avevano condiviso il ricorso allo strumento referendario».

E’ stato invece approvato con un voto contrario e due astenuti l’ordine del giorno del comitato direttivo della camera del lavoro di Avellino, nel quale si chiede alla Cgil di realizzare «tutte le iniziative necessarie a sostegno del Sì». Vincere il referendum, si legge nel documento, «può anche dare una svolta più generale alla battaglia per la difesa dei diritti sociali, dalla scuola, alla sanità, alle pensioni, contro le riforme del governo». Anche per questa ragione Ruggiero Cutillo, segretario della Camera del lavoro di Avellino, si dice personalmente convinto che la Cgil nazionale alla fine deciderà di dare indicazione per il Sì. «Tuttavia, – precisa Cutillo – penso sia più utile, per la vittoria del referendum, che la Cgil assuma iniziative autonome al di fuori del comitato promotore, dove sono presenti anche esponenti di alcune forze politiche, perché penso che in questo modo si possano intercettare fasce sociali e del mondo del lavoro più ampie, come è avvenuto il 23 marzo a Roma».

Giampaolo Patta guarda con fiducia al prossimo futuro: «Non c’è dubbio – afferma il leader nazionale di "Lavoro società" – che è in atto un pressing nei confronti della Cgil perché ritorni alla linea precedente l’ultimo congresso. La "prova del nove" che queste pressioni saranno respinte, e che l’autonomia del sindacato verrà difesa – sostiene Patta -, sarà il sostegno della confederazione al gruppo dirigente della Fiom, impegnato nella vertenza per il contratto dei metalmeccanici, e la decisione che si prenderà sul voto da dare nel referendum. Qualora il direttivo scegliesse il Sì, come io credo che avverrà, è evidente che tutte le sirene verrebbero zittite». Quanto ai Ds, «qualora avessero in mente di dividere la confederazione, nel tentativo di recuperare una qualche forma di controllo politico», secondo Patta «rischiano di avere una amara sorpresa». Potrebbero infatti scoprire che le attuali posizioni della Cgil «non sono conseguenza delle scelte di un solo uomo», vale a dire Sergio Cofferati, ma che la svolta del congresso di Rimini «poggia su radici profonde, difficilmente estirpabili».

Un aiuto inaspettato ai promotori del referendum viene dal ministro Tremaglia, che annuncia di voler convincere i circa 4 milioni di cittadini italiani che vivono all’estero a recarsi alle urne, favorendo così il raggiungimento del quorum. Con buona pace degli astensionisti. E di D’Alema.