Art.18, l’emendamento truffa rimane

20/03/2003

              giovedì 20 marzo 2003
              economia e lavoro

              Art.18, l’emendamento truffa rimane
              Cisl e Uil: intervenga il governo. La «sperimentazione» è per sempre?

              Felicia Masocco
              ROMA È sempre più polemica sull’emendamento
              presentato da Forza Italia alla
              delega sui licenziamenti. Insorgono i Ds
              (da sempre contrari alla delega), e la
              Margherita (che pure si astenne al momento
              dello stralcio dell’articolo 18). Si
              inaspriscono soprattutto le parole dei
              sindacati firmatari. Ieri il leader Cisl Savino
              Pezzotta ha di nuovo richiamato il
              governo a «prendere posizione» sulla
              proposta del senatore Paolo Barelli che
              punta a rendere definitiva la deroga all’articolo
              18 quantunque nel Patto per
              l’Italia fosse prevista – sia pure in modo
              assai ambiguo – una sperimentazione di
              tre anni. Come Pezzotta anche Luigi Angeletti,
              leader Uil, si dice contrario alla
              «stabilizzazione» e aggiunge che «se il
              governo che ha fatto l’accordo non avesse
              il conforto del Parlamento dovrebbe
              trarne le conseguenze». Preoccupazioni
              «giuste» per il segretario della Cgil che il
              Patto non lo ha firmato, «è una preoccupazione
              che io allargo – ha detto Epifani – a tutto il
              testo della legge che non va bene e si presta
              ad equivoci». Ciononostante per Corso
              d’Italia l’emendamento «è un colpo di mano
              su una legge che già destruttura, toglie e
              riduce la copertura dell’articolo 18».
              Seccata, la replica del senatore Paolo
              Barelli ignora le parole di Cisl e Uil e se la
              prende con l’Ulivo che farebbe «pessimo
              esercizio di propaganda e disinformazione».
              Poi, in modo assai singolare, Barelli da un
              lato dice «che l’emendamento non intende
              ledere il Patto per l’Italia», dall’altro conferma
              «l’intento è di porre all’attenzione del
              Senato, il problema degli sviluppi successivi
              alla conclusione del periodo di
              sperimentazione». Infine il senatore forzista
              rivendica la paternità dell’iniziativa
              fatta «a titolo individuale».
              A Cisl e a Uil, e all’Ugl anche lei sul
              piede di guerra, certo le parole di Barelli
              non bastano. Né può bastare il «No
              comment» del titolare della materia, il
              ministro del Lavoro Roberto Maroni
              che nel silenzio non si è dissociato dall’
              iniziativa. Qualcosa di più l’ha detta il
              viceministro dell’Economia Mario Baldassarri
              «gli emendamenti individuali
              devono passare la verifica della coalizione
              del governo, il governo le sue scelte le
              ha già fatte». In realtà l’emendamento
              qualche problema lo crea, soprattutto
              in vista del referendum sull’articolo 18.
              Non solo riapre la questione sulla
              sperimentazione, della «temporaneità» della
              modifica, ma dà credito all’orientamento
              dei consulenti del ministero del Welfare
              che all’indomani della firma del Patto
              per l’Italia già si ponevano il problema
              del «dopo sperimentazione» ed erano
              propensi a rendere stabili, appunto,
              gli effetti della deroga.
              Se infatti ci pone (e si fa fatica) nell’ottica
              del governo secondo cui la libertà
              di licenziare porta alla libertà di assumere,
              l’emendamento di Barelli una sua
              ratio ce l’ha: che cosa faranno alla fine
              dei tre anni le imprese che superano la
              soglia dei 15 dipendenti in virtù della
              deroga all’articolo 18? Se la sperimentazione
              è cosa seria – ma i dubbi ci sono
              tutti e non è un caso che il Patto per
              l’Italia sia stato lasciato deliberatamente
              in sospeso su questo – allora le aziende
              vedrebbero, come dice Barelli, «vanificati»
              i benefici della deroga.
              Restano contrari a «qualsiasi» modifica
              dell’articolo 18 i Ds, «e tanto più
              siamo contrari – afferma il responsabile
              Lavoro Cesare Damiano – a rendere
              strutturale e permanente la deroga». Anche
              la Margherita con l’ex ministro del
              Lavoro Tiziano Treu si dice «contraria a
              qualunque modifica dell’articolo 18».
              «Tuttavia – aggiunge Treu – la soluzione
              concordata con il Patto per l’Italia aveva
              reso circoscritte le deroghe e le aveva
              rese sperimentali: l’emendamento viola
              il Patto». Per Paolo Ferrero di Prc «l’unico
              modo per impedire al governo di
              produrre ulteriori danni all’articolo 18 è
              quello di votare “si” nel referendum».