Art. 18, le falsità di «Porta a Porta» sono quelle di Baldassarri

24/10/2002


          24 ottobre 2002

          Giulietti: abbiamo assistito al tutti contro uno, cosa sarebbe successo
          se l’avesse fatto Biagi?
          Vespa: io ho rappresentato la realtà, non è colpa mia se Cisl e Uil
          stanno col governo
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          La Cgil replica all’indecente intervento del viceministro dell’Economia. Casadio: ecco quello che dice il Patto per l’Italia, a meno che non ci siano altre clausole segrete
          Art. 18, le falsità di «Porta a Porta» sono quelle di Baldassarri

          ROMA «Chi dice falsità sull’articolo 18 è
          il viceministro Baldassarri. E gli altri
          firmatari del Patto, che non lo contraddicono,
          gli tengono bordone». Il giorno
          dopo le accuse di «falsità» rivolte
          dal viceministro al leader della Cgil Epifani
          in quel di «Porta a Porta» nella
          puntata speciale «tutti contro uno», il
          segretario confederale di Corso d’Italia
          Giuseppe Casadio, Patto per l’Italia alla
          mano smonta le bugie di Baldassarri
          sui licenziamenti. A cominciare da
          quelle che definisce «fantomatiche clausole»
          contro le esternalizzazioni fatte
          per aggirare la protezione offerta dall’articolo
          18. Clausole tirate in ballo dal
          viceministro per tentare di arginare le
          obiezioni di Epifani per il quale allo
          stato degli atti la modifica si intende
          applicabile a tutte le nuove imprese. Se
          si fa un’esternalizzazione, aveva spiegato
          il numero uno della Cgil, e si creano
          nuove imprese i lavoratori che avevano
          la tutela dell’articolo 18 non l’avrebbero
          più.
          Per Baldassarri non è così, e neanche
          per Pezzotta e Angeletti che con i
          due esponenti governativi (l’altro era il
          ministro Marzano) si sono spesi per
          dimostrare l’indimostrabile, ovvero
          che nessun diritto è stato tolto a chi ce
          l’ha, e che addirittura le tutele erano
          aumentate per alcuni. Il viceministro è
          arrivato a sostenere che una nuova
          azienda che nascesse con 30 dipendenti
          dovrebbe applicare l’articolo 18. Ma dov’è
          scritto? «Non nel Patto per l’Italia»,
          spiega Casadio. «Quel testo dice che i
          nuovi assunti non contano nel computo
          dei dipendenti che fanno scattare
          l’articolo 18. Si deduce che, essendo i
          dipendenti di una nuova azienda
          “nuovi assunti” per definizione, l’articolo
          18 non si applica, stando alla lettera
          dell’accordo, neppure se i dipendenti
          di questa nuova azienda fossero 100,
          1000 o di più».
          C’è inoltre un «comma B» che «in
          modo quasi incomprensibile», continua
          Casadio, dice che il non computo
          dei nuovi assunti «non si applica ai
          datori di lavoro che, al momento dell’entrata
          in vigore della legge, magari
          erano scesi al di sotto dei 15 dipendenti,
          ma nei dodici mesi precedenti avevano
          occupato mediamente più di 15 dipendenti».
          Infine il terzo comma, che
          sottolinea come «non si possa parlare
          di nuova assunzione quando si tratti di
          un’impresa che subentri a un’altra nell’esecuzione
          di un appalto». Le righe
          restanti sono dedicate alla verifica e al
          monitoraggio da fare entro due anni.
          «Questo e non altro è scritto nel
          Patto per l’Italia – conclude Casadio -.
          Non sappiamo se esistano altre carte
          truccate o altri accordi non resi noti.
          Vedremo il testo della legge quando (e
          se) il decreto legge 848bis verrà presentato
          in Parlamento».
          Per l’occasione magari ci sarà una
          nuova puntata della trasmissione di
          Bruno Vespa, quella dell’altra sera comunque
          si presta a pesanti critiche:
          «Abbiamo assistito al tutti contro uno,
          ovvero tutti contro Epifani: se Biagi o
          Santoro avessero fatto una cosa simile
          come minimo avrebbero ricevuto un
          esposto all’Authority», sostiene il Ds
          Giuseppe Giulietti. «Da Vespa – conti-
          nua il parlamentare – era ospite Epifani
          e se la cosa si fosse limitata al dibattito
          con Pezzotta e Angeletti, sarebbe rientrata
          nello scambio di opinioni sul sindacato.
          Invece c’erano anche Baldassarri
          e Marzano, tutti contro Epifani. Come
          minimo a parti invertite avremmo
          avuto un cartellino giallo». Replicando,
          Vespa sottolinea: «Compito di un
          cronista è mostrare la realtà nella sua
          completezza e mi spiace che in questa
          occasione la realtà sia questa». «Per
          quanto ne so – commenta il giornalista
          - interlocutore del sindacato è il governo.
          Non è colpa mia se in questo momento
          Cisl e Uil sono più vicine al
          governo della Cgil».
          fe. m.