Art.18, le “colombe” si arrendono e scompare lo Statuto dei lavori

14/03/2002


 
GIOVEDÌ, 14 MARZO 2002
 
Pagina 13 – Economia
 
IL GOVERNO
 
Oggi in Consiglio dei ministri la delega sulla flessibilità: si torna alla formula iniziale
 
Art.18, le "colombe" si arrendono e scompare lo Statuto dei lavori
 
 
 
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – Niente «Statuto dei lavori», per ora. Il governo cambia nuovamente idea. Il consiglio dei ministri, che oggi dovrà varare l´ultima versione della delega sul mercato del lavoro, non dovrebbe trovare nella proposta da approvare riferimenti al nuovo Statuto dei lavori, che – nelle intenzioni del governo – tra due anni dovrebbe subentrare allo Statuto dei lavoratori con la rimodulazione dei diritti e delle tutele per tutti i lavoratori, dipendenti e precari. Quanto alle modifiche all´articolo 18, la proposta conferma le tre tipologie di lavoratori ai quali verrà sospesa l´applicazione: i lavoratori delle imprese che emergono, i nuovi assunti delle aziende che salgono sopra la soglia dei 15 dipendenti, i giovani ai quali il contratto a termine viene trasformato in tempo indeterminato (in questo caso limitatamente al Mezzogiorno).
In sostanza si torna al punto di partenza, quando nell´autunno scorso la delega fu approvata dal consiglio dei ministri. Mesi inutili, dunque, quelli trascorsi da Cisl e Uil in attesa di un tavolo di trattativa – prima con il governo, poi con la Confindustria – che sostanzialmente non c´è mai stato. E così anche i più irriducibili tra i «trattativisti» della maggioranza e i «professionisti della mediazione» del sindacato ieri si sono arresi. Non era difficile prevederlo in una partita in cui l´oggetto del contendere era presto diventato il sì o il no allo stralcio delle modifiche all´articolo 18, che – come è facile comprendere – non concede alcuno spazio a compromessi.
Dopo il vertice notturno a casa Berlusconi nel quale il premier – fortemente spronato dai ministri Maroni e Tremonti – ha deciso che non poteva lasciare il campo a Cofferati, la destra «sociale» di An e i «centristi» dell´Udc (Ccd-Cdu-De) si sono riallineati: «L´unità della maggioranza – dice Luca Volontè, capogruppo Ccd alla Camera, che tempo fa aveva chiesto lo stralcio delle modifiche all´articolo 18 – è un valore troppo importante». Il leader della destra «sociale» di An, il ministro Gianni Alemanno, ha provato in mattinata a ribadire che «la questione dell´articolo 18 è ancora aperta, almeno fino al consiglio dei ministri» di oggi. Ma è sembrata una presa di posizione da spendere più nell´imminente congresso di An che nella riunione del consiglio dei ministri. Esce sconfitto anche il leader del Cdu, Rocco Buttiglione, che ieri ha incontrato a Montecitorio lo stesso Volontè per fare il punto della situazione. Prima dell´incontro notturno a casa Berlusconi, Buttiglione aveva avvertito: «Il Paese non ha recepito il messaggio, non è possibile al momento andare avanti». Ma non l´ha ascoltato nessuno.