Art. 18, la legge ancora ferma nelle mani di Napolitano

16/03/2010

L’intenzione del presidente della Repubblica di non promulgare la legge che aggira l’applicazione dell’articolo 18, ma di rinviarla alle Camere, anche se poi ad un secondo invio non potrebbe che controfirmarla, è stata pubblicata con grande evidenza da Repubblica. Un’evidenza tale da far decidere al Quirinale di rispondere alle anticipazioni giornalistiche con una nota ufficiale nella quale si afferma che «è priva di fondamento l’indiscrezione stampa secondo la quale il Presidente della Repubblica avrebbe già assunto un orientamento a proposito della promulgazione del disegno di legge 1167-B approvato dal Parlamento». Cioè quello che introduce la possibilità preventiva, in caso di controversie di lavoro, di ricorrere all’arbitro invece che recarsi dal giudice. Ora, se è vero che la legge è in questi giorni sottoposta all’attento esamedei giuristi del Colle è altrettanto vero che nessuna decisione è stata finora adottata. Da una decina di giorni il testo è allo studio. Quando l’istruttoria sarà terminata si conoscerà la decisione del Capo dello Stato che intende in questo caso, come in tutti gli altri che lo hanno preceduto, operare «nel rigoroso esercizio delle sue prerogative costituzionali» esaminando «il merito di questo come di ogni altro provvedimento legislativo con scrupolosa attenzione e nei tempi dovuti; e respinge ogni condizionamento che si tenda ad esercitare nei suoi confronti anche attraverso scoop giornalistici».
AUTONOMIA E RESPONSABILITÀ
Non ci sta Napolitano a farsi “tirare per la giacchetta”. Vuole decidere nella più totale autonomia e con il senso di responsabilità che è prerogativa assoluta della sua carica. Più che mai su un tema come quello della difesa del lavoro che gli sta particolarmente, e da sempre, a cuore. Ed invece, scontate, sono arrivate le dichiarazioni di chi quella firma la vorrebbe al più presto, ministro Sacconi in testa, e di chi, invece chiede di non firmare.
La replica di Repubblica non si è fatta attendere. Il vicedirettore, Massimo Giannini, che ha firmato l’articolo con le anticipazioni, ha contestato la smentita arrivata dal Colle in cui si parla, appunto, di «false indiscrezioni». Giannini conferma di avere fatto «solo giornalismo » con notizie verificate fino all’altra sera al Colle da «fonte ufficiale e diretta» anche se questa fonte in quanto tale ovviamente resta riservata. «Mi premono due rispettose ma doverose precisazioni. 1) La forte contrarietà del Capo dello Stato al testo che era all’esame del Senato mi è stata riferita personalmente da una fonte autorevole, che aveva parlato con il presidente della questione all’inizio della scorsa settimana. 2) Dopo i necessari approfondimenti politici e giuridici sul tema, ho verificato quanto stavo scrivendo con un’altra fonte, questa volta del Quirinale, e dunque ufficiale e diretta, che mi ha illustrato al telefono gli orientamenti del Colle in materia». Dunque «con tutto il massimo rispetto» nessuna falsità e nessuna pressione.