Art.18: inciucio a sinistra

14/03/2003

            14 Marzo 2003

            PREVISIONI 2. NESSUNO SI SCHIERA CONTRO BERTINOTTI

            Art.18: inciucio a sinistra Sotto traccia si pensa al sì

            Ichino: «Il referendum non mi piace ma ci vuole una riforma»

              Alla fine per il "no" al referendum sull’articolo 18
              si schiereranno in pochi a sinistra. Forse nessuno. Tranne questo giornale. Quella attuale è una fase
              di attendismo, di studio, di tattica. Lo stesso governo non ha ancora deciso che linea assumere: puntare allo scontro finale con chi ha fatto dell’articolo 18
              un tabù; oppure – senza ammetterlo – far fallire il referendum mancanza di quorum. La partita è aperta e c’è chi – a sinistra – vede in arrivo una sorta di «appello» probabilmente da parte della Cgil, a votare "sì" per poi trovare un’intesa sul piano legislativo. E’ lo scenario che disegna Giuseppe Caldarola, ds riformista, che esclude di certo un suo impegno per il "no". Anche Nicola Rossi, deputato ds primo firmatario di una proposta di legge che assume la soluzione prospettata dal giurista Pietro Ichino, non intende schierarsi per il "no", pur aggiungendo che «le tutele previste dall’articolo 18 non possono essere tout court estese anche alle piccole imprese. E’ necessaria una legge che "scaletti" i trattamenti». Che sottotraccia la situazione sia in movimento lo conferma Giorgio Cremaschi, tra i promotori del referendum, esponente della Fiom e da sempre molto vicino al leader di Rifondazione, Fausto Bertinotti: «Bisogna creare uno schieramento ampio, come quello del ’74 sul divorzio. Uno schieramento né di sinistra né destra per frenare l’attacco ai diritti. Subito dopo siamo disposti a discutere di una norma di legge che riconosca pure le specificità delle piccole imprese, ma che dia il segno di un’inversione di tendenza sul tema dei diritti dei lavoratori».
              Chiamato in causa da più parti precisa la sua posizione lo stesso Ichino, che ieri un titolo del Manifesto descriveva «tentato dal "sì"». Spiega Ichino al Riformista: «Non mi piace pur nulla né il "no" né il "sì". Quanto alle tentazioni, il titolo del Manifesto è diverso dal contenuto dell’articolo, che riferiva in modo più accurato quello che ho sottolineato nel corso della tavola rotonda alla Casa della Cultura di Milano. Ho detto che fin dal 1989 – quando ancora nessuno sembrava accorgersene – denuncio la profonda iniquità del nostro diritto del lavoro, che garantisce a metà dei lavoratori un regime di iperprotezione, a spese dell’altra metà, che porta tutto il peso della flessibilità di cui il sistema ha bisogno; su questo, sì, sono d’accordo con i promotori del referendum. Ma ho detto anche, chiaro e tondo, che il regime fondato sull’articolo 18 dello Statuto non mi piace affatto: credo che sarebbe interesse anche dei lavoratori una riforma che dia a tutti, soprattutto ai più deboli, una protezione forte nel mercato del lavoro, riducendo la rigidità della protezione nel rapporto di lavoro». Questo non deve portare ad una totale uguaglianza di tutele tra lavoratori delle grandi e delle piccole imprese. «Una qualche differenziazione è certamente giustificata. Ma oggi la diversità di regimi è enorme e per la maggior parte ingiustificata. Non mi riferisco soltanto ai dipendenti delle piccole aziende, ma anche alle molte figure di lavoratori formalmente non subordinati, che lavorano in posizione di sostanziale dipendenza per aziende anche di grandi dimensioni. Quello che io propongo è un diritto del lavoro che garantisca la rete di sicurezza essenziale a tutti i lavoratori». Per questo la via obbligata resta quella normativa. «Occorrerebbe un intervento legislativo che realizzasse l’obbiettivo essenziale dell’iniziativa referendaria, cioè l’eliminasse la divisione tra lavoratori di serie A e di serie B; ma che al tempo stesso armonizzasse la nostra disciplina dei licenziamenti con quella degli altri paesi europei maggiori. La soluzione che considero ideale è quella indicata nel disegno di legge Debenedetti. Il "modello tedesco" costituisce la soluzione politicamente praticabile; ma lo considero come un second best».