Art. 18, il referendum spacca la sinistra

29/05/2002





Sull’iniziativa di Bertinotti di estendere lo Statuto alle Pmi no di Margherita, perplessità tra i Ds e nella Cgil, favorevoli Salvi e verdi
Art. 18, il referendum spacca la sinistra
Il Governo prepara la convocazione delle parti a Palazzo Chigi
ROMA – Mentre il Governo si prepara a inviare la convocazione alle parti sociali (è probabile un vertice di maggioranza sulla ripresa del dialogo), il referendum promosso da Rifondazione, Socialismo 2000 e Verdi sull’articolo 18 spacca il centro-sinistra. Ieri Fausto Bertinotti, Cesare Salvi e Alfonso Pecoraro Scanio hanno lanciato la raccolta di firme per estendere la disciplina sui licenziamenti anche alle aziende con meno di 15 dipendenti provocando già i primi «no» ufficiali (vedi anche Sole 24 Ore di ieri). I primi a dichiararsi apertamente contrari sono gli esponenti della Margherita mentre anche nei Ds l’offensiva referendaria crea più di un imbarazzo. «È un’iniziativa politicamente sbagliata e rischia solo di essere un grande favore al governo Berlusconi», ha detto ieri l’esponente della Margherita ed ex-ministro del Lavoro, Tiziano Treu che vede il rischio di una spaccatura nel centro-sinistra proprio su un tema, quello del lavoro e dell’articolo 18, su cui l’opposizione aveva fatto quadrato intorno al sindacato, contro la maggioranza. «Bertinotti, Pecoraro Scanio e Salvi offrono la sponda per possibili strumentalizzazioni da parte di Berlusconi. È una scelta, tra l’altro, che può essere fatale al centro sinistra e a tutto il movimento dei lavoratori. In tema di tutele – avverte Treu – la Margherita sta già lavorando per l’approvazione della carta dei diritti, uno strumento che punta ad estendere garanzie a tutti i lavoratori». Insomma, dopo che a fatica tutti i partiti dell’Ulivo, dai Comunisti italiani alla Margherita, hanno messo a punto un testo di legge sulle nuove tutele, l’operazione referendaria rischia di azzerare lo sforzo e la sfida di innovazione della sinistra sul tema del lavoro. «Sono convinto che il referendum avrà il consenso di una maggioranza molto ampia di italiani», ha detto ieri Cesare Salvi che si è anche augurato «un consenso generale» verso il referendum all’interno della Quercia. Anche la Cgil, nel direttivo dell’11 giugno, si pronuncerà ufficialmente ma l’orientamento prevalente sembra proprio quello di non sostenerlo. La Fiom-Cgil, invece, appoggerà il referendum ma con iniziative autonome. Intanto il Senato continua l’esame della delega-lavoro, che contiene anche le deroghe alla legge sui licenziamenti. Ieri è stato soppresso l’articolo che prevede il riordino della disciplina dell’orario di lavoro mentre è cominciata l’illustrazione degli emendamenti all’articolo sulla riforma del part-time. E, sulle ipotesi di mediazione per la riapertura del dialogo, ieri è intervenuto il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi che ha escluso, per il momento, il trasferimento delle nuove misure sull’articolo 18 in un altro Ddl. La trattativa informale con sindacati e imprese, ruota in realtà proprio su una riduzione delle tre fattispecie di deroga dell’articolo 18 e su un cambio in corsa di strumento legislativo, Ddl ordinario invece che delega. La convocazione, attesa per questa settimana, partirà da Palazzo Chigi ma poi si apriranno tavoli di negoziato paralleli su lavoro e pensioni, Sud e fisco. E queste ultime trattative non saranno meno spinose della mediazione sul lavoro: l’incertezza delle risorse e la "competizione" tra i partiti di maggioranza sulla distribuzione dei capitoli di spesa nel Dpef creeranno non poche difficoltà. Ma qualche attrito con il sindacato potrebbe affiorare anche su una vicenda secondaria: la possibile riduzione da tre a uno dei rappresentati sindacali di Cgil, Cisl e Uil nel comitato sociale ed economico europeo per far "spazio" a Ugl, Cisal e Cida (che finora erano rappresentate nel terzo settore). La vicenda non è definita, dicono al ministero, dove ora stanno cercando di risolvere la questione. Intanto ieri a richiamare al dialogo è stato Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli: «Il buon senso deve prevalere. Ci sono segnali positivi, c’è voglia di dialogo. C’è poi un fatto oggettivo, il Paese ha necessità di riforme, di avere parti sociali che dialoghino tra loro in modo costruttivo e quindi penso che, alla fine, la politica darà una svolta perché ciò avvenga». E la Uil ieri, nella riunione di segreteria, ha sollecitato un incontro unitario, a breve, con Cgil e Cisl per definire una piattaforma comune in vista della convocazione a Palazzo Chigi.

Lina Palmerini
Mercoledí 29 Maggio 2002