Art.18, il governo vara il suo referendum

24/01/2003

          24 gennaio 2003

          I commercianti: ci batteremo. Pezzotta sostiene che la Cisl deciderà solo alla vigilia del voto
          Art.18, il governo vara il suo referendum
          I ministri vogliono i Comitati per il No. Rutelli: una tabaccheria non è la Pirelli

          Felicia Masocco

          ROMA Contro il referendum per l’estensione
          dell’articolo 18 è un fuoco di sbarramento.
          Reagiscono a muso duro le
          piccole imprese, Confcommercio in testa,
          che vedono un attentato alla loro
          stessa esistenza l’eventualità di ritrovarsi
          costrette a reintegrare al loro posto il
          lavoratore ingiustamente licenziato.
          Tuona Sergio Billè, presidente della
          Confcommercio «ci batteremo», e annunciano
          battaglia la Confesercenti, la
          Cna, la Confartigianato e la Confapi
          che non ha ancora preso una posizione
          ufficiale mette comunque in guardia
          dal «non sminuire quelle piccole iniezioni
          di flessibilità introdotte negli ultimi
          anni», afferma Ida vana presidente
          delle aziende metalmeccaniche. Il fronte
          imprenditoriale è compatto, le parole
          del presidente di Confindustria che
          teme un «ritorno al Medioevo» chiudono
          il cerchio.
          Sul fronte politico il governo «è
          schieratissimo» per dirla con Fini, il premier
          afferma che se ne parlerà in Consiglio
          dei ministri «non abbiamo ancora
          preso posizione», afferma riferendosi
          evidentemente al momento collegiale
          perché quella di ogni componente è nota,
          sono tutti per il “no” pronti a sponsorizzare
          i comitati governativi annunciati
          dal ministro del Welfare Roberto
          Maroni. La possibilità di farli e quindi
          di scendere in campo direttamente – cosa
          inedita nella storia istituzionale – è
          ancora al vaglio degli uffici legislativi,
          ma l’idea piace eccome. È d’accordo il
          titolare delle Attività produttive Antonio
          Marzano, d’accordo il collega alle
          Politiche Agricole Gianni Alemanno,
          freme quello alle Comunicazioni Maurizio
          Gasparri. Una ipereccitazione non
          condivisa neanche dal sindacato di de-
          stra Ugl che dice di «non comprendere
          tanta passione». Non aderirà a comitati
          «politici per il no» la Cisl: il leader Savino
          Pezzotta spiega che la Cisl si pronuncerà
          solo «immediatamente prima» della
          consultazione. «Valuteremo se costituire
          nostri comitati», aggiunge. Rilancia
          il «modello tedesco» il segretario della
          Uil Luigi Angeletti: decida il giudice
          per il reintegro o il risarcimento.
          L’orientamento del governo, giudicato
          grave dall’Ulivo, viene stroncato dal segretario
          nazionale della Fiom (tra i promotori
          il referendum) Giorgio Cremaschi:
          «Sarebbe un vero atto di regime se
          il governo, usando fondi pubblici, organizzasse
          i comitati per il no. Ai referendum
          si va come organizzazioni politiche
          e come persone, ma non può andare
          un’istituzione».
          Tra le forze di opposizione, tolte
          quelle che aderiscono al referendum,
          da Rifondazione, ai Verdi, a una parte
          dei Ds, viene nettissima la contrarietà
          della Margherita. Francesco Rutelli dice
          che «se passasse sarebbe molto peggio
          per le piccole imprese e per i lavoratori».
          L’opinione è condivisa dal ministro
          Carlo Giovanardi, come Rutelli ospite
          della trasmissione «Telecamere». «Una
          tabaccheria – afferma Rutelli – non è
          come la Fiat. In una macelleria dove
          lavorano madre, padre e figlio, non si
          può applicare l’articolo 18 come alla
          Pirelli».
          Non meno battagliero Sergio Billé
          afferma che «occorre evitare quella che
          sarebbe la beffa oltre il danno, cioè che
          l’articolo 18 finisca col colpire la parte
          più vitale del sistema imprenditoriale».
          Analoga la posizione dei colleghi di
          Confesercenti: il referendum «cozza
          con le necessità reali del Paese – spiga il
          presidente Marco Venturi -. Un primo
          effetto sarà che le piccole imprese assumeranno
          meno». Durissimo il commento
          di Gian Paolo Patta, segretario
          confederale della Cgil, esponente di
          Cambiare rotta che ha aderito al referendum:
          «La Confesercenti – afferma -somiglia
          sempre più alla Confcommercio,
          al punto che diventano sempre più
          oscure le ragioni di una distinzione organizzativa».
          La polemica è destinata a
          salire, dalla Cna il presidente Ivan Malavasi
          afferma di essere «per un no assoluto
          all’estensione dell’articolo 18» e aggiunge
          di essere «assolutamente indisponibile
          a trattative finalizzate all’introduzione
          di nuove norme».