Art. 18, il Governo stringe sul no

29/01/2003

            29 gennaio 2003

            Oggi a Maroni il parere dei giuristi sulla possibilità di costituire i comitati per bocciare il quesito referendario
            Art. 18, il Governo stringe sul no
            Il Prc attacca la linea della Quercia che rinvia la scelta a marzo – Nella Cgil primi segnali di spaccatura

            ROMA. Il Governo resta in campo contro il referendum di Rifondazione
            (che punta all’estensione dell’articolo 18 anche alle imprese con meno di 15 dipendenti).
            Oggi arriva il responso degli uffici legali del Welfare che diranno se per il ministero o il Governo è possibile costituire propri comitati per il «no», poi arriverà la decisione politica. Una decisione che sarà collegiale come ha già sottolineato il premier la scorsa settimana spiegando che sarà necessario un passaggio in Consiglio dei ministri prima di schierare
            il Governo sulla costituzione dei comitati. Per molti, nella maggioranza, il discrimine non è questo quanto piuttosto stressare politicamente la attaglia contro il referendum per creare difficoltà all’opposizione. «Entro domani
            (oggi, ndr) aspetto una risposta dai miei consulenti legali», ha detto ieri il ministro Roberto Maroni convinto che più è netta la posizione della maggioranza, più è evidente l’imbarazzo e l’incertezza di chi non si schiera.
            I Ds, intanto, hanno preso una decisione: sceglieranno a marzo, in una direzione nazionale convocata ad hoc, quale indicazione di voto dare sul referendum. Il quesito proposto da Rifondazione, Verdi e Cesare Salvi resta «sbagliato e inadatto» come dice Vannino Chiti ma anche imbarazzante per tutti, tant’è vero che si prende tempo. Per il momento la
            strategia scelta li accomuna con la Cgil: lavorare a una soluzione legislativa non tanto per evitare il referendum, impresa impossibile, quanto per stare in campo con una propria proposta sui diritti. «Continuano a sbagliare» e mentre cercano di «prendere tempo», danno giudizi «campati per aria», attacca Paolo Ferrero della segreteria di Prc. Ma i Ds insistono. «Stiamo individuando nelle leggi proposte dall’Ulivo tutte quelle parti che hanno l’obiettivo di tutelare le piccole imprese garantendo i diritti di chi ci lavora», ha detto il responsabile del lavoro dei Ds, Cesare Damiano.
            I filoni sono quelli della riforma del processo del lavoro e della incentivazione dell’arbitrato mentre si lavora anche a una proposta
            sul licenziamento nella piccola impresa.
            Lo stesso sta facendo la Cgil. Alle prese con una situazione ugualmente complicata e delicata: cioè, rischiare una frattura netta con la sinistra sindacale e con la Fiom. I segretari confederali Beppe Casadio e Giampaolo Patta (espressione della sinistra Cgil) hanno il mandato dalla segreteria di lavorare a una proposta unitaria sui licenziamenti nelle
            piccole imprese ma non c’è proprio l’aria di un accordo. Le
            ipotesi su cui sta lavorando Casadio ruotano intorno a un rafforzamento
            del risarcimento (basato sul danno reale ma anche proporzionato ad alcuni indicatori d’impresa) e all’alternatività tra sanzioni, cioè indennizzo e
            riassunzione. Un’alternatività da affidare a un giudice o al datore di lavoro? Su questo punto sono ancora in corso difficili, se non impossibili mediazioni. Come si capisce dalle parole di Patta. «Noi — spiega il segretario confederale — vogliamo l’estensione dell’obbligo di reintegro:
            questo è l’obiettivo del referendum che non può essere ignorato. Se c’è l’estensione sono disponibile a mediare sulla soglia per salvare l’unità della
            Cgil. Potrei cioè considerare congruo il tetto dei 5 dipendenti e non andare più sotto, ma non mi interessa un rafforzamento del risarcimento nè ci sto ad affidare a un terzo la scelta tra riassunzione e risarcimento».
            Il punto vero di rottura non sarà però la proposta legislativa.
            Ma sarà il momento in cui la segreteria Cgil deciderà come schierarsi sul referendum. «La Cgil deve schierarsi per il «sì»: non può fare altro, non credo che farà altro dopo aver messo in campo una battaglia come quella
            dello scorso anno. E lo dico anche a Sergio Cofferati. Se invece la decisione sarà diversa, allora si rimettono in discussione le conclusioni unitarie del congresso dello scorso anno. E ci si avvia a una frattura che non sarà semplice dialettica tra minoranza e maggioranza ma coinvolgerà il
            governo di pezzi importanti del sindacato sia come categorie, la Fiom, che come realtà territoriali».
            Patta è un recidivo, se lo dice da solo. «Ero tra i promotori del referendum poi evitato dalla legge 108», la stessa legge che ora Bertinotti propone di abolire e «che invece lui contribuì a far approvare visto che seguiva per
            la Cgil la piccola impresa».
            LINA PALMERINI