«Art. 18, il Governo faccia chiarezza»

06/03/2002





Per Guidi (Confindustria) c’è tempo fino al 14, data d’avvio del nuovo confronto sulla delega: «Non siamo interessati a riforme virtuali»
«Art. 18, il Governo faccia chiarezza»
Federmeccanica lancia l’allarme sul federalismo: sui temi del lavoro rischia di creare il caos e di aumentare i livelli contrattuali
Nicoletta Picchio
ROMA – Il Governo dovrà chiarire quali sono le sue posizioni sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori prima dell’inizio della trattativa sulla riforma del mercato del lavoro. Quindi prima del 14 marzo, data indicata per l’avvio del negoziato. La richiesta arriva da Guidalberto Guidi, consigliere incaricato di Confindustria per le relazioni industriali. «Il 14 marzo si comincia a discutere: vorrei sapere le posizioni del l’Esecutivo», ha detto ieri l’imprenditore, sollecitando «riforme vere e non virtuali». La questione dei licenziamenti individuali senza giusta causa è tornata nelle mani del Governo. Ora bisognerà vedere come si muoverà l’Esecutivo e Confindustria chiede chiarimenti: «Oggi non possiamo entrare in valutazioni di merito perché il merito non lo conosciamo. C’è un cambiamento da parte del Governo che dice di voler fare una proposta, un volta tolto dal tavolo l’articolo 18. Prima del 14 marzo vorremmo capire di che proposta si tratta», ha insistito ancora Guidi. La Confindustria era disponibile a cominciare il confronto dagli ammortizzatori sociali: ora, ha detto Guidi, è intervenuto un altro elemento: «Valuteremo su tutto la volontà riformatrice del Governo. Chiediamo riforme vere, a quelle virtuali non siamo interessati». Tutto fa pensare, dalle passate dichiarazioni di Maroni a quelle del presidente del Consiglio, che il Governo avrebbe accettato una soluzione concordata tra le parti, ma che non abbia intenzione di fare un passo indietro nella sostanza, anche se si stanno studiando ipotesi di mediazione. «Il Governo è costretto a decidere», ha detto ieri il presidente della Fiat Paolo Fresco, convinto però che non valga la pena uno scontro frontale sull’argomento. «Così come è stata impostata la riforma, è un palliativo, ci sono cose più importanti da affrontare», ha commentato ieri durante un dibattito a Torino. Tra gli argomenti meno sotto i riflettori, ancora prerogativa dei dibattito tra esperti, c’è quello degli effetti del federalismo sul mercato del lavoro e sulle relazioni industriali. Un tema che è stato affrontato ieri in un convegno organizzato dalla Federmeccanica e dall’Unione industriali di Roma. Sugli effetti del federalismo, sul potere legislativo delle Regioni in concorrenza con lo Stato, esistono ancora molti dubbi interpretativi. C’è il rischio di uno «strabismo legislativo», come ha detto il presidente della Federmeccanica, Alberto Bombassei, e di vari conflitti di competenze e sovrapposizioni. «Di fronte a queste incertezze le imprese sono preoccupate», ha aggiunto Bombassei, sollecitando un confronto tra le parti sugli assetti contrattuali. Non solo: si potrebbe verificare una profonda divergenza tra Regioni in materia di mercato del lavoro, a partire, per esempio dallo stesso articolo 18. Con la conseguenza, sottolineata da Guidi, che le aziende si trasferiscano altrove. «Alla fiera di Shangai il 90% delle presenze è italiano: solo un caso?», si è chiesto Guidi. A suo parere bisogna eliminare il rischio di sovrapposizioni: «Stiamo perdendo competitività. Non si possono aumentare i costi e gli orpelli per le imprese: va bene la devolution se serve a facilitare le relazioni industriali e il mercato del lavoro», ha detto Guidi, continto che sia un errore lasciare ciò che riguarda la sicurezza sul lavoro all’ arbitrio delle Regioni. A aprire il convegno è stato il presidente degli industriali di Roma e del Lazio, Giancarlo Elia Valori: a suo parere alla luce dei nuovi rapporti tra Stato e Regioni il ruolo degli enti locali dovrà essere quello di regolare la formazione professionale e interagire con la base imprenditoriale del territorio. Non solo: il federalismo potrebbe essere un’occasione, secondo Valori, per superare le rigidità eccessive della legislazione economica del Paese. Un accordo sperimentale che definisca i confini tra legislazione statale e regionale, per evitare conflitti istituzionali gravi, è stato chiesto dall’ex ministro Tiziano Treu, oggi senatore della Margherita. «Lo Stato dovrebbe concentrarsi sul principi generali, su una sorta di zoccolo minimo delle regole, mentre dovrebbe abbandonare il resto. Al di sopra di questi minimi, secondo Treu, non è nemmeno scontato che le Regioni debbano legiferare: si potrebbe anche lasciare spazio alla contrattazione. A sottolineare i problemi della contrattazione, e il fatto che i due livelli sono dal punto di vista economico non più sopportabili è stato Pierluigi Fattori, responsabile risorse umane della Fiat, mentre Angelo Perucconi, responsabile risorse umane di Alcatel, ha affermato che dal 1990 ad oggi le multinazionali in Italia hanno diminuito la loro presenza e che anche Alcatel, di fronte all’obiettivo di tagliare i costi del 20%, sta concentrando la gestione a Parigi. Il nostro Paese, quindi, rischia di diventare meno competitivo. Anche per questo secondo il giuslavorista Marco Biagi, consulente del ministro Maroni, lo Statuto dei lavori, previsto nella delega del Governo, potrebbe essere l’occasione per definire un testo unico in materia che abbia una «impostazione federalista ineccepibile», cioè che risolva i dubbi esistenti. Un obiettivo che si può raggiungere tramite la collaborazione tra Stato e Regioni.

Mercoledí 06 Marzo 2002