Art. 18 , il dialogo riparte dopo il voto

27/05/2002



Sabato, 25 Maggio 2002


    L’annuncio del premier: a Palazzo Chigi si discuteranno tutti gli argomenti insieme, ma i sindacati devono lasciare la bandiera ideologica

    Art. 18 , il dialogo riparte dopo il voto
    Fini avverte: «Non c’è una svolta o una mossa tattica, il Governo non ha cambiato idea» – Cofferati: «È solo campagna elettorale»
    ROMA – Potrebbe partire la settimana prossima il confronto tra Governo e parti sociali sulla materia del lavoro. Silvio Berlusconi lo ha detto giovedì sera in televisione e lo ha confermato ieri. Spero che le parti sociali, ha affermato, «vorranno intervenire quando dopo le elezioni del 26 e del 27 maggio saranno convocate». Ma sindacati e opposizione non credono alle parole del presidente del Consiglio, i più pensano che si tratti di una trovata di stampo elettorale per stemperare, alla vigilia di una consultazione che si preannuncia di non poco rilievo, il clima acceso di queste settimane. Per questo i sindacati invitano Berlusconi a convocare una riunione, evitando allarmi e promesse, perché, dicono, solo al tavolo di trattativa è possibile capirsi. E anche dalla Confindustria, dalle parole di Stefano Parisi, il direttore generale, emerge qualche perplessità sulla reale disponibilità del sindacato a trattare davvero, ma anche sull’opportunità di parlare di questi temi sui giornali invece che nel chiuso di una riunione. Importante, afferma, è trattare, comunque sempre «per accelerare le riforme, non per ritardarle». Berlusconi conferma invece le sue intenzioni, ma chiarisce che non si deve comunque leggervi una qualche volontà del Governo di rinunciare alle riforme. «Non si deve pensare – ha affermato esplicitamente – che noi si possa rinunciare a quelle riforme che sono richieste dalla situazione dell’economia e dall’Europa». E Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio, ha confermato questa fermezza. «Non siamo in presenza – ha detto – né di una svolta, né di una mossa tattica. Il Governo non ha cambiato idea, ribadisce la volontà di dialogare senza pregiudiziali». Allora, solo alla fine del confronto sarà possibile trarre una conclusione, «quando si verificheranno dissensi o consensi sulle posizioni del Governo». Ma sindacato e centrosinistra non credono che il Governo voglia davvero trattare su basi nuove le materie del lavoro. Non bastano evidentemente le parole di Pierferdinando Casini o quelle di Sergio Billè. Il presidente della Camera ha detto «di aver visto un reale passo in avanti» da parte dell’Esecutivo e ha invitato tutti «a non disperdere il clima di collaborazione che negli anni difficili è stato un elemento importante, un punto di riferimento per tutti». Il presidente della Confcommercio ha parlato di un «segnale importante, da non prendere sottogamba». Ma hanno fatto poca presa. Il più rigido è stato Sergio Cofferati. Il segretario della Cgil ha detto di aver visto «solo fumo elettorale» e ha ricordato che la sua confederazione «non è disponibile a rinegoziare l’articolo 18». Savino Pezzotta è stanco di tanti annunci. «Troppe proposte – ha detto il segretario della Cisl – si faccia chiarezza. È venuto il tempo di fare una cosa concreta come convocarci a Palazzo Chigi». E Luigi Angeletti, segretario della Uil si è tenuto sulla stessa linea. «Se il Governo – ha detto – ha una nuova idea su come risolvere l’articolo 18 ce lo dica in maniera comprensibile a un tavolo di trattativa. Solo così – ha spiegato – saremo in grado di valutare se siamo di fronte a una novità e se questa novità è in grado di risolvere il nostro problema». Più drastica la sinistra, sia i Ds che la Margherita. Massimo D’Alema ha chiesto che «il presidente del Consiglio per una volta faccia la persona seria e dica cosa vuol fare». Io, ha detto, «ho l’impressione che si voglia fare un po’ di fumo». Piero Fassino ha espresso il dubbio che sia stata questa «l’ennesima furbizia alla vigilia di una domenica nella quale andranno a votare 11 milioni di elettori. Se vuole davvero aprire una fase nuova – ha detto – ha un solo modo per dimostrarlo, tolga definitivamente dal tavolo del confronto le modifiche all’articolo 18 e convochi le parti per discutere finalmente dei problemi veri». Un fuoco di artiglieria tra due trincee che sembrano soprattutto interessate ad altro, nel caso specifico all’esito del voto amministrativo. Certo è che le rigidità non sembrano essersi attenuate e del resto sarebbe stato strano il contrario. Il ministro Franco Frattini ha rilevato che l’accordo sull’articolo 18 «dipende dalla disponibilità del sindacato a non porre la questione in termini di scelta politica». Quanto ha chiesto anche Berlusconi. Il sindacato, ha detto, «abbandoni le posizioni politiche e ideologiche che finora hanno impedito il dialogo, il buon senso del Governo è a disposizione per trovare una soluzione che possa andare bene anche a loro».
    Massimo Mascini