Art.18: «Governo e Welfare sono per il no»

29/04/2003




              Martedí 29 Aprile 2003
              Italia Politica – Art.18
              «Governo e Welfare sono per il no»

              Art. 18 – Il ministro si schiera – Cisl orientata all’astensione, Quercia verso libertà di voto


              ROMA – Roberto Maroni rompe il silenzio e schiera il Governo sul «no» al referendum. «La posizione dell’Esecutivo – ha detto – e del ministro del Welfare è netta e precisa: un secco no al referendum sull’articolo 18». Il ministro leghista si augura che il quorum sia raggiunto e, anche se il Governo non ha costituito un comitato per il no come era stato ventilato alcuni mesi fa, «il dato politico è lo stesso: il Governo partecipa ad un comitato per il no attraverso la mia persona». Uno schieramento netto che però non nega l’obiettivo di voler far fallire il test di Rifondazione attraverso il non raggiungimento del quorum. Del resto, il Consiglio dei ministri ha bocciato l’election day e ha scelto il 15 giugno (ultima data utile) per la chiamata alle urne.

              Intanto la Cisl va verso l’astensione. Oggi la segreteria del sindacato di Savino Pezzotta potrebbe discutere anche del referendum che punta a estendere l’articolo 18 alle piccole imprese e, alla vigilia, l’orientamento prevalente è sull’astensione. Far fallire il quesito di Rifondazione è l’obiettivo per una doppia ragione: sia per la netta contrarietà sul merito, sia per bocciare lo strumento referendario su una materia che è di stretta competenza delle parti sociali. La Cisl ha da sempre rivendicato l’esclusività di certi territori, dunque, il test imposto da Bertinotti verrà "boicottato" proprio perché è contro il sindacato. La decisione ufficiale comunque non ci sarà oggi ma sarà rinviata a metà mese.

              Lo schieramento della Cisl di Pezzotta sarà un corroborante soprattutto per il Centro-sinistra e per i Ds che si dibattono sul «né sì, né no». Oggi la segreteria Ds sceglierà questa formula pilatesca che prelude alla libertà di voto, pronunciamento rinviato a una direzione della Quercia delle prossime settimane. A siglare questo compromesso-tregua sono stati ieri esponenti della segreteria della Quercia e rappresentanti del Correntone che hanno firmato insieme un appello per il referendum in cui si ribadisce il «né, né». «Riteniamo utile – si legge dal comunicato – evitare indicazioni di voto a favore del sì e del no e impegnarci, invece, a fondo per l’approvazione di una legge capace di estendere tutele».

              Stare sul «né, né» consente di evitare strappi nel partito, di stare dentro le diverse posizioni dell’Ulivo, di arrivare soprattutto alle amministrative senza scontri frontali con Rifondazione. «Non è detto che i Ds diano indicazioni: le formule per non mangiare questa minestra possono essere le più diverse», ha detto ieri Pierluigi Bersani e questa soluzione piace al Correntone, come ha confermato il portavoce della minoranza Vincenzo Vita.

              La singolarità dello schieramento di ieri fassiniani-minoranza (non tutta la minoranza, sia chiaro) rafforza le voci di un possibile non schieramento anche di Sergio Cofferati. Non è un caso che l’ala più cofferatiana della segreteria Cgil stia lavorando per un ordine del giorno da presentare al direttivo per la libertà di voto. E non è un caso che questo ordine del giorno potrebbe essere votato anche dai fassiniani della Cgil.

              Intanto l’Ulivo naviga tra opposte posizioni che trovano però dall’altra parte, cioè dal Governo, il silenzio (a parte le dichiarazioni di Maroni e del sottosegretario Sacconi). Oltre il né, né della Quercia, c’è il sì dei Comunisti italiani (ieri è arrivata la decisione), il no dello Sdi, il no-astensione della Margherita. In queste condizioni, la richiesta di un’assemblea dell’Ulivo lanciata da Enrico Letta e sottoscritta da Enrico Boselli, trova più oppositori.

              LINA PALMERINI