Art.18, due proposte per evitare il referendum

19/02/2003

          19 febbraio 2003

          Sono state firmate da 30 parlamentari dell’opposizione. Polemica sindacati-esecutivo sulle 40 ore
          Art.18, due proposte per evitare il referendum

          ROMA Evitare il referendum sull’articolo
          18 con una legge che ne accolga
          i contenuti: quindi estensione dei diritti
          e delle tutele contro i licenziamenti
          illeciti alle aziende come meno
          di 15 dipendenti prevedendo allo
          stesso tempo la diminuzione del carico
          fiscale per le piccole imprese. Questo
          l’obiettivo di due disegni di legge
          presentati al Senato e alla Camera da
          trenta parlamentari, in prevalenza
          diessini del «correntone», ma con
          adesioni al Senato anche dalla Margherita,
          dai Verdi e dall’Udeur. L’iniziativa
          è stata presentata ieri dai promotori,
          il senatore Piero Di Siena e il
          deputato Alfiero Grandi: fermo restando
          che se il referendum si farà
          l’indicazione del voto non potrà essere
          che quella di un «si», hanno detto
          entrambi. L’applicazione dell’articolo
          18 si estende a tutte le imprese con
          più di 5 dipendenti (nella proposta
          dei senatori) con più di 7 (in quella
          dei deputati) e in entrambe si stabilisce
          che vanno contati non solo i lavoratori
          dipendenti, ma tutti gli atipici
          a vario titolo impegnati. Si propone
          inoltre di ridurre l’Irap alle imprese
          che assumono a tempo indeterminato
          e che abbiamo meno di 15 dipendenti.
          Questo, in estrema sintesi il
          merito, su cui i promotori ritengono
          utile «aprire un confronto tra tutte le
          componenti del centrosinistra per
          cercare la convergenza più ampia»,
          come ha spiegato Di Siena. Se questo
          si realizzasse «sarebbe possibile esercitare
          una pressione su quelle parti
          della maggioranza che non sono interessate
          a continuare uno scontro
          frontale sull’articolo 18». Inoltre sarebbe
          utile confrontarsi anche dopo
          il referendum «perché anche se vincono
          i si c’è bisogno di una legge
          sull’estensione dei diritti agli atipici».
          Al Senato il disegno di legge ha ottenuto
          l’abbinamento con la legge delega
          848-bis la cui discussione era prevista
          per domani, ma molto probabilmente
          slitterà a martedì prossimo.
          L’abbinamento consentirà un dibattito
          e la presentazione di emendamenti,
          insomma coloro che nel centrosinistra
          (maggioranza dei Ds e Margherita)
          non si sono ancora espressi sul
          referendum saranno chiamati a farlo
          attraverso i contenuti della legge.
          «C’è un ritardo del centrosinistra nell’assumere
          il dato di realtà che ormai
          il referendum c’è», ha detto Alfiero
          Grandi e anche per lui lavorare ad
          una soluzione legislativa può servire
          a «costituire la piattaforma politica
          del centrosinistra: ora siamo noi ad
          essere divisi, ma se si trova una proposta
          unitaria ad essere divisa sarebbe
          la Cdl. Ci sono altre proposte del
          centrosinistra? Benissimo, vengano
          fuori».
          Ieri intanto si è riacceso lo scontro
          su un altro argomento che punta
          a ridurre i diritti dei lavoratori, ovvero
          il decreto del governo sull’orario.
          Per i sindacati (uniti dal primo all’ultimo)
          è un provvedimento «inaccettabile»,
          che «lede l’autonomia della
          contrattazione»; per Confindustria si
          tratta di un testo che per il 98% va
          nella giusta direzione. Le opposte posizioni
          sono emerse in sede di audizione
          delle parti sociali presso le commissioni
          Lavoro di Camera e Senato.
          I sindacati, chiedendo una convocazione
          da parte del governo, hanno
          ribadito che il provvedimento va profondamente
          modificato, mentre per
          Confindustria servono solo «piccoli
          aggiustamenti tecnici».
          La partita è quindi rinviata all’inizio
          della prossima settimana quando
          i ministri del Welfare, Roberto Maroni,
          e della Funzione Pubblica, Luigi
          Mazzella, dovrebbero incontrare le
          parti come richiesto dai leader di
          Cgil, Cisl e Uil.