Art. 18, da Cgil e ds attacchi a D’Alema

16/12/2002





14 dicembre 2002

ITALIA-POLITICA


Art. 18, da Cgil e ds attacchi a D’Alema
LINA PALMERINI


ROMA – L’articolo 18 resta un tema di divisione e ritorna, dopo qualche mese di oscurità, sotto i riflettori. Nello stesso giorno in cui la Cassazione dà il via libera al referendum sull’estensione della norma anche alle imprese con meno di 15 dipendenti, alcune frasi del presidente Ds, Massimo D’Alema, rianimano nella sinistra i conflitti sul tema del lavoro e dei diritti. Tutto accade giovedì sera quando D’Alema, intervenuto alla presentazione di un libro, tocca anche il tema dei licenziamenti: «La proposta del Centro-destra è inaccettabile ma, salvaguardando il principio della giusta causa, si può pensare a una formulazione che possa lasciare la possibilità all’azienda di risarcire e non solo di reintegrare». Insomma, l’articolo 18 «non coincide con l’obbligo di reintegro» e la proposta del giurista del lavoro, Pietro Ichino, di «valutare caso per caso come tutelare il diritto» va vista con attenzione. È forse la coincidenza dei due fatti a sollevare la polemica nella sinistra, tant’è che la prima reazione alle parole di D’Alema arriva da chi sostiene il referendum sull’estensione dell’articolo 18: in primis Cesare Salvi di Socialismo 2000 e poi la sinistra Cgil. «A occhio e croce la proposta di D’Alema mi pare peggio di quella di Berlusconi», commenta Salvi. E così prima scende in campo il partito e poi, in prima persona, D’Alema. «Il presidente – interviene con una nota il coordinatore della segreteria nazionale Ds, Vannino Chiti – non ha detto sull’articolo 18 cose diverse da quelle che abbiamo sostenuto. I Ds sono per la difesa dello Statuto e con l’Ulivo abbiamo presentato la Carta dei diritti per estendere le tutele a quei lavoratori che oggi ne sono esclusi». Nella proposta dell’Ulivo l’articolo 18 resta infatti "intatto". «Non c’è nessuna proposta D’Alema. Ho solo espresso apprezzamento per la proposta contenuta nel libro di Pietro Ichino. Può essere che Cesare Salvi abbia interpretato male una sintesi giornalistica. Ma comunque trovo che la polemica non abbia un tono giusto», il presidente Ds chiarisce e ribadisce che «il principio di vietare il licenziamento senza giusta causa è sacrosanto». Ma la giusta causa non è stata mai e, non è, messa in discussione dalla mediazione trovata tra Governo e sindacati: infatti, a fronte di un licenziamento illegittimo come sanzione è previsto il risarcimento e non il reintegro (per le imprese che assumendo superino la soglia dei 15 addetti). Ma la polemica ha tenuto banco per tutto il pomeriggio. È intervenuta Gloria Buffo, del correntone Ds («La posizione di D’Alema è profondamente sbagliata») e la sinistra Cgil. Dalla segreteria di Corso d’Italia arriva anche il commento di Paolo Nerozzi: «D’Alema non solo mostra di non capire lo scontro sociale in atto, ma indebolisce la lotta di milioni di lavoratori». E crea forse qualche confusione in più in un momento in cui si discuterà il referendum di Rifondazione: Ds e l’Ulivo ma anche la segreteria Cgil sono schierate contro. A dare il benvenuto a D’Alema nel "club" dei riformisti è Renato Brunetta, europarlamentare di Forza Italia: «La sua idea sull’articolo 18 è la stessa dei riformisti seri che intendono tutelare i lavoratori e le imprese: la giusta causa non si tocca, ma occorre ragionare su forme alternative rispetto all’ipotesi rozza del reintegro che non garantisce nessuno».