Art. 18, Confindustria suona la ritirata

15/10/2004


            venerdì 15 ottobre 2004

            Il 23 marzo 2002 la Cgil portò in piazza tre milioni di persone per respingere l’attacco lanciato contro i diritti dei lavoratori
            Art. 18, Confindustria suona la ritirata
            «Non ci opporremo allo stralcio» annuncia Bombassei. Ora si parla di ammortizzatori

            Nedo Canetti

            ROMA La Confindustria abbandona il proposito di modificare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Un orientamento, questo, già emerso nelle riunioni della presidenza e del direttivo della Confederazione di mercoledì e che è stato ieri confermato dal vicepresidente, Alberto Bombassei, ascoltato dal Comitato ristretto della commissione Lavoro del Senato, nel quadro delle audizioni sul ddl 848 bis, che delega il governo in materia di incentivi all’occupazione, di ammortizzatori sociali e di misure a sostegno dell’occupazione regolare.

            Se la commissione, ha affermato Bombassei, deciderà di stralciare dal testo le modifiche al famoso articolo, oggetto due anni or sono di un durissimo scontro (il 23 marzo del 2002, la Cgil portò in piazza tre milioni di lavoratori), e previsto nella delega, la Confindustria non opporrà ostacoli. «Circa la manifesta volontà politica delle istituzioni – ha affermato Bombassei – di procedere allo stralcio, la Confindustria si limiterà a prenderne atto: se lo faranno non ci opporremo».


            Ha comunque sottolineato la necessità che siano comunque individuate soluzioni, sentite le parti sociali, per definire modifiche legislative, a partire da quelle di natura processuale, in grado di risolvere alcuni aspetti che costituiscono, a suo giudizio, la patologia della disciplina italiana in materia di licenziamenti individuali «assicurando, così, all’impresa e ai lavoratori elementi minimi di certezza giuridica».


            Da tempo l’opposizione stava chiedendo che, per proseguire più speditamente l’esame della riforma degli ammortizzatori, si togliesse dal testo della delega il macigno dell’art.18. I senatori Giovanni Battafarano (capogruppo Ds, in commissione), Tiziano Treu (responsabile politiche del lavoro della Margherita) e Natale Ripamonti (capogruppo Verdi in commissione ), hanno registrato, con soddisfazione, questo importante "passaggio ". «Nessuno considera più necessario oggi – hanno dichiarato al termine della seduta – cambiare l’art.18: al contrario, una buona riforma degli ammortizzatori sociali, misure per il rilancio dell’economia e della competitività sono gli obiettivi, indicati come assolutamente prioritari da tutte le parti sociali ascoltate nel corso delle audizioni sull’848 bis: su questo tutte le parti convocate, dai sindacati alla Confindustria sono state unanimi. Si sono però anche dichiarati contrari ad una riforma a costo zero, come prospettato dal governo».

            «Con la dichiarazione di Bombassei – ha sottolineato il responsabile del Lavoro dei Ds, Cesare Damiano – si chiude definitivamente un capitolo, quello dell’attacco senza precedenti ai diritti dei lavoratori, che ha distolto il Paese dai problemi reali e ha aumentato il conflitto sociale. Si volta finalmente pagina. È ora necessario concentrarsi su interventi utili: interventi per la produttività e misure per la tutela dei lavoratori e per una vera riforma degli ammortizzatori sociali».

            Anche per Bombassei è necessaria («fondamentale» ha detto) una rapida approvazione dell’848 bis perché «è importante – sostiene – incentivare l’occupazione, razionalizzando e semplificando le attuali misure contributive e fiscali». «Alla luce di questi elementi – propongono i senatori dell’Ulivo – chiediamo al governo di dare ascolto alle parti sociali e, coerentemente, stralciare le norme di modifica dell’art.18, per concentrarsi piuttosto sulla riforma degli ammortizzatori sociali e sull’aumento dell’indennità di disoccupazione». Sembra un risultato raggiungibile, dal momento che lo stesso sottosegretario, Maurizio Sacconi aveva confermato la possibilità di un passo indietro del governo e il relatore del ddl delega, Oreste Tofani (An) ha parlato dell’articolo come di un «vessillo estremamente ideologizzato».


            Ricordiamo che l’848bis nacque dallo stralcio degli articoli della legge delega (848) per la riforma del lavoro (figlia del Patto per l’Italia), di diverse misure, tra cui, appunto, quelle sull’art.18, che prevedono che le imprese sotto i 16 dipendenti possono continuare a licenziare liberamente, anche senza giusta causa (lo Statuto non si applica a queste imprese), qualora assumendo a tempo indeterminato, salgono sopra tale soglia.