Art 18, Cofferati incrina il Correntone

13/05/2003



            13/5/2003

            LA SCELTA DEL PRESIDENTE DI «APRILE» DI NON VOTARE AL REFERENDUM RIAPRE IL DIBATTITO A SINISTRA
            Art 18, Cofferati incrina il Correntone
            Bertinotti: ha abbandonato la Cgil per abbracciare Cisl e Uil

            ROMA
            La dichiarazione di non voto di Sergio Cofferati sul referendum sull’articolo 18 non era del tutto inaspettata, ma ha un effetto esplosivo sulla sinistra diessina. Spacca il Correntone e di fatto ne trascina parte – gli ex-veltroniani, Carlo Leoni e Giovanna Melandri, in testa – a compattarsi con la maggioranza diessina dopo mesi costellati da innumerevoli spaccature. Il segretario della Quercia, Piero Fassino, porta a casa il risultato: «Sono molto contento che anche Cofferati abbia assunto una posizione che è esattamente quella che i Ds hanno preannunciato da qualche settimana». E anche Francesco Rutelli reclama la sua parte: «Se questa volta, come in altre occasioni, la Margherita non avesse espresso una posizione chiara non avremmo avuto l’importante presa di posizione dei Ds e dello stesso Cofferati». L’uscita allo scoperto del presidente della Fondazione Di Vittorio lo riavvicina nei fatti ai vertici della Quercia. La scelta di astenersi viene infatti applaudita in area dalemiana, sia dalla «Velina rossa» che dal Riformista. «Cofferati – aggiunge Fassino – ha usato quelle che sono le mie stesse argomentazioni sul carattere inutile e dannoso del referendum. Il modo migliore per renderlo inutile è non partecipare al voto». La riflessione trova d’accordo Giovanna Melandri: «Non andare a votare è l’unica scelta possibile». Carlo Leoni estende il ragionamento: «Condivido in pieno la posizione di Sergio Cofferati. Nel momento del più grave attacco della destra ai valori fondanti della nostra democrazia servono atti che uniscono – sottolinea – non iniziative di divisione. E non c’è dubbio sul fatto che il quesito referendario, peraltro inutile ed inefficace, stia dividendo il grande movimento per i diritti che riempì le piazze delle città italiane un anno fa». E divide anche il Correntone, di cui alcuni esponenti sono tra i promotori del quesito per estendere a tutte le imprese i diritti previsti dall’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Giorgio Mele e Luciano Pettinari sono duri: «La posizione astensionista Ds – Cofferati ci lascia stupefatti. Non è infatti comprensibile come si possa affermare che il referendum del 15 e 16 giugno contraddica la grande stagione dei diritti, di cui pure Cofferati è stato indubbio protagonista».

            Pietro Folena, cerca di ricomporre la frattura e invita a non «drammatizzare» le differenze sul referendum sull’articolo 18, perché – dice – tutta l’attenzione ora va rivolta a «come battere Berlusconi alle amministrative». «Ci sono opinioni trasversali diverse, ma è sbagliato in questo momento alzare i toni – spiega Folena – il tema ora è come contrastare l’offensiva inaudita e a tutto campo del presidente del Consiglio. Quello del referendum è un problema che andrà affrontato più avanti, c’è ancora un mese, all’indomani delle amministrative il partito riunirà i suoi organi dirigenti e li si vedrà».
            L’astensione segna anche un distacco dalla Cgil e dai movimenti nati e cresciuti attorno alla battaglia sui diritti lanciata da Cofferati quando era ancora a Corso Italia. Ma soprattutto smarca il Cinese dalla scomoda stretta di Bertinotti e al tempo stesso, però, lascia a Rifondazione campo libero a sinistra. Bertinotti, da parte sua, punzecchia Cofferati: «Ha abbandonato la posizione della Cgil e ora abbraccia quella di Cisl e Uil. Con tutta evidenza c’è qualcosa che non va».

            Mara Montanari