Art.18, bocciata la proposta Bossi sindacati e imprese dicono di no

11/04/2002


 
Pagina 32 – Economia
 
LA POLEMICA
 
Oggi Maroni e Tremonti studiano la copertura per gli ammortizzatori. Pensioni, aumenti entro il 15 giugno
 
Art.18, bocciata la proposta Bossi sindacati e imprese dicono di no
 
 
 
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – La proposta Bossi di alzare a 20-25 dipendenti la soglia sotto la quale non si applica lo Statuto dei lavoratori e, dunque, l´articolo 18, ha fatto meno di un metro. Morta. Bocciata senza appello dai sindacati e dalla Confindustria. «La proposta di Bossi? Una ragione in più per lo sciopero generale di martedì prossimo», dice – caustico – Pierpaolo Baretta, segretario confederale della Cisl, il quale aggiunge: «Qualunque proposta fatta prima dello sciopero è bruciata in partenza».
«È addirittura peggiore di quella del governo – dice Guglielmo Epifani, numero due della Cgil – poiché allargherebbe ulteriormente la platea dei lavoratori senza diritti. Per di più quei lavoratori non perderebbero soltanto la copertura dell´articolo 18, ma anche le libertà sindacali previste dallo Statuto». Epifani ricorda poi che recentemente il governo tedesco si è mosso nella direzione opposta e ha abbassato la soglia a soli 5 dipendenti.
Il leader della Uil, Luigi Angeletti, la pensa come Epifani. Dopodichè taglia corto con gli sforzi di fantasia di Bossi e di Fini: «La nostra richiesta è lo stralcio. Nessuna proposta sull´articolo 18, anche se da quella già sul tappeto, verrà da noi presa in considerazione». Persino la Confindustria è infastidita dalla proliferazione di iniziative: «In questo periodo riteniamo intempestiva qualsiasi proposta», commenta il direttore generale Stefano Parisi, secondo il quale «le proposte di mediazione devono essere fatte dalle parti e tra le parti al tavolo del dialogo: ora qualunque proposta è destinata ad essere considerata negativamente, in particolare dal sindacato».
Dopo il vicepremier Gianfranco Fini, che ieri ha incontrato il ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, anche il ministro Roberto Maroni si è messo alla ricerca delle risorse per la riforma degli ammortizzatori sociali (innalzamento e prolungamento dell´indennità di disoccupazione, estensione dei benefici della «cassa» a nuove categorie). A questo proposito, il ministro del Lavoro avrebbe messo a punto una proposta sulla quale, ha detto, si confronterà oggi, in consiglio dei ministri, con lo stesso Tremonti, che ieri ha dichiarato di apprezzare l´iniziativa e di essere «pronto a esaminarla con il dovuto interesse e approfondimento». Maroni pensa di poter ricavare qualche risparmio dal fronte della cassa integrazione per poter procedere con gli aumenti dell´indennità. Qui, peraltro, si può giocare sulla durata, sull´entità e sulla formazione.
Maroni, che ieri ha escluso contrasti tra Lega e An sulla cabina di regia («ben venga», ha detto), oggi porterà in consiglio dei ministri anche il decreto di riforma del collocamento pubblico. Nel frattempo, il ministro del Welfare ha assicurato che «entro il 15 giugno l´aumento a 516,50 euro delle pensioni minime sarà corrisposto a tutti gli aventi diritto, ossia circa due milioni di persone secondo le stime dell´Inps». Se poi «ci sarà una cifra residuale – ha aggiunto – verrà modificata la legge per allargare la platea degli aventi diritto». Sono tramontate, dunque, le polemiche che lo stesso Maroni aveva suscitato qualche tempo fa accusando di boicottaggio Inps, Poste, sindacati. Contro questi ultimi ieri sette senatori della Lega hanno presentato un disegno di legge che prevede il divieto di «qualunque forma di trattenuta sindacale».