Art. 18, Bertinotti inizia il Giro d´Italia

06/06/2002






            Del 6/6/2002 Sezione: Economia Pag. 5)
            Art. 18, Bertinotti inizia il Giro d´Italia
            «Per guadagnare poca competitività a rischio la pace sociale»

            TORINO
            Nonuserà la bici come il suo idolo Fausto Coppi ma Bertinotti promette di utilizzare tutta la sua energia e quella del suo partito – «una battaglia da fare ora o mai più» – per portare a termine il suo personalissimo giro d´Italia a sostegno del referendum per l´estensione dell´articolo 18. Una lunga volata che si concluderà a settembre, iniziata ieri dalla porta 2 della Carrozzeria di Mirafiori. Una battaglia in salita alle prese con «apprendisti stregoni che pur di guadagnare qualche punto percentuale in competitività sono disposti a mettere a rischio la coesione sociale» e a scatenare quella che «un sociologo francese ha definito guerra civile molecolare». Una battaglia dove non ci si può che «sorprendere e nello stesso tempo preoccupare per il fatto che nessuno faccia niente per impedire che uno dei protagonisti della difesa dei diritti dei lavoratori, cioè Cofferati, si faccia da parte in un momento così delicato». Aggiunge: «E´ assurdo appellarsi ad un vincolo formale. E´ lo stesso Statuto dell´organizzazione che permette la possibilità di prolungare il mandato, dunque». Anche perché, il leader sindacale, nonostante il rifiuto della Cgil di appoggiare il referendum, è un alleato importante e perché «la scelta dello sciopero generale è una cosa buona». Per questo «con Cofferati c´è un punto di convergenza importante, cioè la convinzione che l´articolo 18 non si tocca e si lotta fino alla vittoria». Detto questo però «visto che è lo stesso sindacato a dire che l´articolo 18 è una questione di dignità, per noi la dignità è indivisibile». Un distinguo difficile da spiegare ai 70 dipendenti di quella che era una volta la Sca e che oggi si chiama New Box, una fabbrica che produce scatole fantasia e che ha deciso di trasferire i macchinari da Torino nel «mitico» Nord-est, a Camisano Vincentino. I lavoratori sono a spasso, senza cassa integrazione, e in un volantino che consegnano al segretario spiegano «siamo operai metalmeccanici ma non facciamo parte del gruppo Fiat. Chi pensa a noi?». Accanto a loro ci sono 18 dipendenti di un´impresa di pulizia a cui non è stato rinnovato l´appalto. La rabbia è identica: «Non ci sono solo i metalmeccanici». Bertinotti, allora, si scaglia contro gli «apprendisti stregoni» che alimentano questa «guerra tra i poveri». Aggiunge: «I colpevoli sono quelli che organizzano una competizione al ribasso sui diritti dei lavoratori. Coloro che puntano ad introdurre, sempre al ribasso, maggior flessibilità ad esempio con la competizione per aree territoriali». Persone che devono essere «fermate» perché «agitano cinicamente motivazioni ipocrite per calpestare i diritti dei lavoratori» e non si «rendono conto invece di aggravare la crisi della coesione sociale» e dimenticano che «dopo va in crisi la governabilità democratica». Che fare, allora? Per Rifondazione la strada non può essere che quella del referendum. E la risposta degli operai, almeno questa volta, c´è e stupisce gli stessi militanti torinesi. Neanche un volantino viene sprecato e ai banchetti collocati davanti alla Porta 2 si formano code di persone pronte a firmare. Alla fine arrivano 270 adesioni a cui se ne aggiungeranno 30 raccolte davanti alla porta 7, una di quelle da dove escono gli impiegati e dove, per la prima volta, Bertinotti fa un comizio. In mezzo c´è tempo per mangiare un panino con la milanese consumato in un bar dove un maxischermo tv trasmette la partita Germania-Eire. Inevitabilmente Bertinotti la butta in politica: «La svolta a sinistra di Schroeder è stupefacente. Del resto è nello stile dei leader socialdemocratici europei orientare la vela là dove tira il vento». E in Italia? «Rutelli si arrabbia per tutte le proposte che si caratterizzano politicamente. Ama l´indistinto e non capisce che in materia di difesa dei diritti non è possibile fare come Ponzio Pilato».

            Maurizio Tropeano