Art.18, avanza il fronte del no

04/04/2003


            Venerdí 04 Aprile 2003
            ITALIA-POLITICA


            Art.18, avanza il fronte del no Sui sindacati pesa la guerra


            ROMA – «Non ho voglia di litigare, poi, proprio sulla pace». Savino Pezzotta va all’incontro di oggi con gli altri due leader sindacali per mediare. Spaccarsi sulla guerra sarebbe davvero grave, soprattutto perché Cgil, Cisl e Uil hanno sempre detto che le differenze tra loro ci sono e restano, ma che sui valori (pace, no al terrorismo) l’unità non è in discussione. Considerando poi che sono in piedi altre trattative, le pensioni e la politica industriale, il danno sarebbe più grave ancora. Il compromesso che si profila è di tenere i toni bassi, concentrarsi sulla pace e, dunque, sulla sottoscrizione umanitaria a favore delle popolazioni irachene continuando a lavorare per un primo maggio unitario ad Assisi. Sul merito, le posizioni sono distanti. La presa di posizione di Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, («il conflitto non è illegittimo») ha spiazzato non solo le altre confederazioni ma anche la sua stessa organizzazione (dove ieri il malumore era altissimo) che non riesce più a rintracciare una posizione chiara, unica e definitiva della Uil. In tutti i documenti unitari sindacali, fino a ieri, un punto infatti era scontato: per Cgil, Cisl e Uil la guerra è illegittima. Ieri Pezzotta ha minimizzato le dichiarazioni di Angeletti («non cambiano niente, ognuno ha il suo parere») ma a essere più in difficoltà è la Cgil stretta tra i movimenti, la sinistra sindacale e le divisioni del centro-sinistra. Qual è il punto che li divide? A parte la posizione di Angeletti (su cui non sono d’accordo sia la Cisl che la Cgil), il problema è sul «cacciare Saddam». Su questo la Cgil preferisce non esporsi mentre per la Cisl accanto al «fermare la guerra» pensa si debba espressamente denunciare il no a Saddam, come per la Uil.
            Articolo 18. Sul referendum, divisioni sindacali ci saranno (la Cgil va verso il «sì» mentre la Cisl punta al «fallimento» del quorum) ma nessuno ha interesse a creare lacerazioni. Il fronte politico invece è in fermento. Ieri l’appello di Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare, ha aperto una via di dialogo all’opposizione. «Chi è contro il referendum si compatti», ha detto. Sacconi crede che il referendum sia sbagliato nel merito (perché colpisce le piccole imprese) e nel metodo (blocca il dialogo sociale) e che, dunque, si debba costruire un fronte politico trasversale per il «no» (o l’astensione). Un appello bipartisan per rendere più chiaro che non sono in ballo schieramenti ideologici ma un rischio reale per il Paese.
            LI.P.