Arrivano i «nuovi» lavori atipici

23/11/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Nella delega al Governo varata la scorsa settimana previsto il debutto della prestazione a chiamata da sperimentare con i disoccupati

    Arrivano i «nuovi» lavori atipici
    Allo studio anche i contratti accessori per le collaborazioni domestiche e una revisione del job sharing
    ROMA – Ad aggiustare il tiro sulla normativa che riguarda gli ingressi nel mercato del lavoro il Governo non ha previsto solo la revisione del collocamento ma anche una pattuglia di nuove forme contrattuali flessibili. Nel collegato alla Finanziaria sulle misure a favore dell’occupazione, varato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri e già approdato al Senato, ci sono ampie deleghe per riformare contratti già in vigore come il part-time o l’interinale, disegnare prime forme di tutela per le collaborazioni coordinate e continuative, lanciare nuovi rapporti come il lavoro accessorio e quello a chiamata. Come cambia il part-time. Dopo la riforma-Salvi, il Governo vuole rimettere mano alla normativa attraverso una delega da attuare entro un anno. Innanzitutto si punta ad agevolare il ricorso al lavoro supplementare, cioè lo straordinario, nei casi e secondo le modalità fissate nei contratti collettivi nazionali. La novità, è che si dà spazio anche ad accordi tra lavoratore e impresa, in assenza di un accordo nazionale. Il Welfare intende anche aprire varchi più ampi per il ricorso a forme flessibili ed elastiche nei casi di part-time verticale e misto sia nelle forme previste dai contratti collettivi sia sulla base del consenso del singolo lavoratore e comunque a fronte di una maggiorazione retributiva della prestazione. Maggiori dosi di flessibilità verranno previste anche per i part-time a tempo determinato.
    I disabili e l’interinale. A differenza di quanto previsto inizialmente, la struttura contrattuale del lavoro temporaneo non viene toccata (si pensava invece di rivedere le causali). L’unica novità riguarda l’applicazione del contratto anche ai lavoratori disabili. In particolare, l’interinale potrà essere utilizzato dalle imprese per adempiere all’obbligo delle quote obbligatorie di assunzione.
    Prime tutele per i co.co.co. Naufragato il progetto di legge dell’Ulivo nella scorsa legislatura, ci riprova il Governo a dare un primo quadro normativo alle collaborazioni coordinate e continuative. Naturalmente con una filosofia molto diversa. Quello che il Welfare intende definire sono: i criteri temporali della durata della prestazione, i criteri economici per la retribuzione e, sulla base di questi, stabilire una differenziazione con il contratto di lavoro occasionale. Ma nella delega si parla di determinare prime tutele fondamentali anche nel quadro di intese collettive.
    Debutta il lavoro a chiamata. Chi è senza lavoro avrà una chance contrattuale in più. Il Governo, mutuando dall’Olanda e dalla Spagna la formula del "job on call", punta a inserire nel nostro ordinamento il lavoro a chiamata. In cosa consiste? Nel riconoscimento di un’indennità a favore di un lavoratore che garantisca all’impresa la disponibilità a essere chiamato per prestazioni discontinue o intermittenti. In pratica, al di là delle ore effettivamente lavorate, si riconosce al lavoratore anche un compenso per la disponibilità accordata all’impresa a rispondere a chiamate al lavoro per imprevisti picchi di produzione o per ragioni organizzative. Il contratto verrà definito dai contratti collettivi e si pensa a forme di sperimentazione anche per giovani inoccupati fino a 25 anni e disoccupati con più di 45 anni.
    Arriva il contratto accessorio. In questo caso è il Belgio che fa scuola. L’ambito è però quello delle prestazioni di tipo assistenziale o familiare rese a privati o a enti con o senza fini di lucro. Per queste piccole collaborazioni domestiche, anche al fine di far emergere il nero, si pensa a forme di compensazione attraverso voucher acquistabili in relazione a un ammontare di prestazioni. Ma nella delega si intende rivedere anche il job sharing (lavoro ripartito), ossia quando una prestazione viene condivisa tra due lavoratori.
    Lina Palmerini
    Venerdí 23 Novembre 2001
 
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