Arrivano i negozi di avvocati Consigli legali «low cost»

26/01/2010

Hanno vetrine ampie, sono al piano terra, l’ingresso è direttamente dalla strada e fin dall’arredamento (niente palissandro, via libera all’Ikea) rovesciano i canoni estetico-formali tipici degli studi legali. Sono i «negozi del diritto», un nuovo modo di fornire assistenza legale. Ma non mancano le polemiche
L’esperienza dei «negozi del diritto» conta in Italia ormai due anni di vita. Ne sono nati un po’ dappertutto con i nomi più svariati. Dal più conosciuto Alt, «Assistenza legale per tutti» sviluppatosi con la tecnica del franchising, alla «Casa del diritto» fino al «Negozio giuridico» e a «Il Parere». Si tratta quasi sempre di locali con ampie vetrine situati al piano terra, si entra direttamente dal marciapiede e rovesciano già dall’arredamento i canoni estetico-formali tipici degli studi legali. I mobili Ikea al posto di quelli classici in palissandro. Anche nei rapporti con la clientela il cliché viene sovvertito: la consulenza iniziale – quella che gli avvocati chiamano «pronto soccorso» – non si paga del tutto oppure è fatturata a prezzi minimi ed è possibile ottenere un preventivo delle spese che si dovranno sostenere per arrivare fino in fondo al contenzioso. L’avvocato milanese Cristiano Cominotto, uno dei fondatori di Alt, sostiene che la formula ha destato l’interesse non solo degli utenti ma anche di centinaia di avvocati, probabilmente in cerca di un posto di lavoro.
All’Ordine degli avvocati di Brescia— competente in questo caso su Milano — l’iniziativa non è piaciuta neanche un po’ e ha censurato, con una delibera, i promotori di Alt per «violazione del divieto di accaparramento della clientela», bocciando lo slogan «prima consulenza gratuita». Dal canto suo l’Antitrust ha reagito versus Brescia aprendo un’istruttoria sull’ipotesi di «intesa restrittiva della concorrenza» e il verdetto è atteso per i prossimi mesi.
Ma al di là dei giudizi delle autorità competenti la vicenda dimostra da una parte la vitalità del settore e dall’altra il travaglio per trovare una via condivisa che porti alla modernizzazione. Le lenzuolate dell’allora ministro Bersani avevano portato all’ abolizione dei minimi tariffari ma in concreto ad usufruire della liberalizzazione sono stati i grandi clienti con alto potere negoziale (le banche, per esempio) e non i singoli cittadini. Da qui l’orientamento prevalente in questa fase a reintrodurre iminimi, anche comemisura per evitare il dilagare dei negozi low cost.
Un’altra novità da segnalare riguarda l’affermarsi di società di marketing e consulenza per gli studi professionali. Il loro obiettivo è affiancare avvocati e commercialisti per definire il posizionamento di mercato dei loro studi e conseguentemente quali servizi offrire. Il tutto supportato da tecniche commerciali e di comunicazione (pubblicità, brochure, newsletter). Dice Giulia Picchi della milanese Marketude: «Il caso tipico è quello dello studio che lavorando principalmente su grandi volumi resta fagocitato dal lavoro che c’è. E per uscire dal vicolo cieco ci chiede un aiuto per salire di gamma, per offrire al mercato servizi più pregiati». Si tratta di criteri ampiamente utilizzati dalle imprese ma che con tutta evidenza fanno a pugni con la cultura storica dell’avvocatura e generano quindi reazioni di rigetto. La pubblicità esasperata, poi, fa sobbalzare i puristi e i casi-limite non mancano. A Milano un negozio giuridico faceva distribuire davanti alle uscite della metro volantini raffiguranti «L’urlo» di Munch, promettendo consulenza legale a prezzi imbattibili. È evidente che iniziative come questa danno ragione a quanti accusano gli studi low cost di drogare il mercato utilizzando la «persuasione occulta» al posto del più tradizionale e rispettoso passaparola.
La conclusione che se ne può trarre è che anche nei servizi professionali il rapporto qualità/prezzo si impone. Secondo un’ indagine della rivista TopLegal anche le imprese chiedono parcelle competitive e nuove formule di remunerazione. Ma anche in questo caso si tratta di un dialogo tra sordi. I sostenitori della tradizione italiana e dell’assoluta insindacabilità delle competenze e i fautori di un sistema anglosassone che equipari gli studi in tutto e per tutto alle imprese restano ognuno sulle proprie posizioni. E intanto la Crisi non perdona e intacca pericolosamente mercato e chance delle professioni.