Arriva Mister prezzi, ma è senza poteri

10/12/2007
    domenica 9 dicembre 2007

    Pagina 7 – Primo Piano

    Retroscena
    Un altro Garante

      Arriva Mister prezzi
      Ma è senza poteri

        La nuova figura decisa dal governo si aggiunge
        a quelle già esistenti per sorvegliare i listini

          PAOLO BARONI

            ROMA
            Il ministro Bersani nelle scorse settimane aveva subito messo le mani avanti: «Non sarà un Mandrake, ma agirà contro i fenomeni speculativi». In un blog su Internet qualcuno, invece, nel suo nome ha visto un «personaggio dei fumetti». Ora che «Mister prezzi» sta per vedere la luce i consumatori, proprio mentre stanno arrivando nuove bordate di aumenti, si dividono: c’è chi dice che è la solita «bufala», e chi sostiene che questa nuova figura può essere utile. «A patto che sia dotata di poteri reali».

            Come tanti altri provvedimenti, l’istituzione di un Garante dei prezzi, è entrato ed uscito più volte dalla Finanziaria. L’idea originale risale a metà ottobre e porta la firma del ministro per l’Attuazione del programma Giulio Santagata, che si è ispirato alla Svizzera dove un «Monsieur prix» esiste ormai da vent’anni.

            Dopo l’ennesimo tira e molla, l’altra notte, alla Camera hanno dato l’ok. Con qualche piccolo ritocco concordato con Bersani, che nel frattempo, dopo le lenzuolate a favore del cittadino-consumatore, da qualche mese si è dotato di una «Direzione generale per l’armonizzazione del mercato e la tutela dei consumatori» e di un suo «Osservatorio prezzi e tariffe». Il prescelto non sarà un magistrato o un grande tecnico, sulla falsariga dei presidenti delle Authority, ma un dirigente di prima fascia del ministero dello Sviluppo economico. Resterà in carica 3 anni ed utilizzerà strutture ed uffici dello Sviluppo economico e soprattutto, lavorando già lì, non percepirà alcuna indennità aggiuntiva. Il suo compito sarà quello di sorvegliare prezzi e listini, riferire al ministro che a sua volta può attivare l’Antitrust o intervenire con nuove lenzuolate.

            Tutti gli indizi conducono all’attuale responsabile della Direzione tutela dei consumatori, Antonio Lirosi, da cui già oggi dipende l’«Osservatorio prezzi e tariffe» e che nel caso venga scelto rischia di cambiare targhetta sull’ufficio o più semplicemente di aggiungere il nuovo incarico a quello attuale. Il diretto interessato non rilascia commenti: «Non so com’è la norma – spiega -. E non so nemmeno se l’incarico spetterà a me».

            Per l’Aduc, la proposta approvata alla Camera è una «bufala»: «Si fa del fumo per nascondere l’incapacità di dare risposte ai cittadini». Adusbef e Federconsumatori, invece, parlano di novità «positiva», a patto che «Mister prezzi» non abbia «solo funzioni di controllo ma anche poteri sanzionatori contro anomalie e speculazioni». Spiega il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti: «Più che altro ci servirebbe un governo più forte, capace di imporsi. Cosa che, ad esempio, oggi non sta avvenendo con le norme sulla portabilità dei mutui dove sono mesi che le banche fanno muro».

            Anche senza poteri speciali, il nostro «Mister prezzi», avrà il suo bel da fare. Basta vedere la selva, tipicamente italiana, di commissioni, strutture, enti, organismi e forze di polizia (dalla Guardie annonarie evocate anni fa da Tremonti, alle Fiamme Gialle) che si occupano di controlli: dai Comuni, che tramite gli uffici statistica raccolgono i dati per l’Istat, a Province e Regioni a cui fanno capo specifici comitati e commissioni prezzi, sino alle strutture centrali di governo. Dal ministero dello Sviluppo economico, da cui dipende l’Osservatorio prezzi, a quello delle Politiche agricole cui invece fa capo l’Ismea, che si occupa di prodotti agricoli, sino al ministero dell’Interno i cui prefetti guidano i vari Comitati prezzi provinciali. Poi c’è l’Antitrust che vigila sulla concorrenza, l’Anas che sorveglia le autostrade, l’Authority per l’energia che fissa i prezzi di luce e gas e quella delle Comunicazioni che regola il comparto delle tlc. Per finire con l’Istat, che monitorando 85 città ogni mese elabora gli indici ufficiali. Un caos? «E’ così» ammette Lannutti, che ancora una volta accusa l’Istituto di statistica di sfornare «numeri taroccati, da barzelletta» e ora punta tutto sulla class action. «Per noi è questo il vero deterrente».