Arriva lo «staff leasing», manodopera in affitto a tempo indeterminato

25/06/2002

25 giugno 2002



Arriva lo «staff leasing», manodopera in affitto a tempo indeterminato

Negli Stati Uniti la nuova figura contrattuale ha registrato un boom. Il caso Sarvadi, premiato come «imprenditore dell’anno»

      ROMA – I grandi cambiamenti spesso si nascondono dietro nomi misteriosi. Nel 1997, quando il governo Prodi (ministro del Lavoro Tiziano Treu), introdusse in Italia il «lavoro interinale» quasi nessuno capì che in pochi anni questa novità avrebbe riguardato 650 mila rapporti di lavoro all’anno (2001), diventando di fatto un importante canale per trovare un’occupazione. La stessa cosa potrebbe accadere con lo staff leasing , formula importata dagli Stati Uniti e che sta per fornitura di manodopera a tempo indeterminato. In pratica, un lavoro interinale senza che il periodo di impiego sia predeterminato (una settimana, un mese, tre mesi). Il carattere di stabilità dello staff leasing consente alle imprese di ricorrere a lavoratori in affitto non per esigenze momentanee (per esempio, un aumento di ordini che si fronteggia col lavoro interinale), ma per attività permanenti che ora spesso vengono «esternalizzate», cioè date in appalto ad altre imprese (si va dalle pulizie alla vigilanza, dalla manutenzione alla gestione delle buste paga). Come nel lavoro interinale la persona non è alle dipendenze dell’impresa che utilizza il suo lavoro, ma dell’agenzia. Questo consente all’impresa utilizzatrice una grande flessibilità e la libera da molti vincoli contrattuali e normativi (compreso l’articolo 18). Negli Stati Uniti, dove lo staff leasing è una pratica diffusa, l’anno scorso la Ernst & Young, leader internazionale nei servizi professionali all’impresa, ha consegnato il premio dell’imprenditore dell’anno a Paul Sarvadi, presidente e amministratore delegato della Administaff, società texana di staff leasing il cui fatturato tra il ’94 e il 2000 è passato da 564 milioni di dollari a 3,7 miliardi di dollari con un aumento del 557%. In Italia, tra i sostenitori del leasing di manodopera c’è stato sicuramente Marco Biagi, il consigliere del ministro del Lavoro, Roberto Maroni, ucciso a marzo in un attentato terroristico. Non a caso nel Libro bianco sul mercato del lavoro coordinato dallo stesso Biagi, il nuovo strumento viene proposto per favorire le pratiche di outsourcing in un contesto di trasparenza e di garanzia per i lavoratori. Biagi osservava infatti che spesso il divieto di «somministrazione di manodopera», sancito da una legge del 1960, viene aggirato attraverso contratti di appalto di servizi (pulizia, vigilanza, eccetera) a cooperative o piccole società che certamente offrono meno tutele contrattuali ai lavoratori di quante ne potrebbero offrire agenzie di staff leasing autorizzate dal ministero.
      Secondo Enzo Mattina, presidente di Confiterim, l’associazione che rappresenta 50 delle 68 agenzie di lavoro interinale autorizzate, il leasing di manodopera rappresenterebbe «un salto di qualità e un nuovo canale di immissione al lavoro, anche per qualifiche medio alte».
      Secondo la Cgil, invece, si tratterebbe di una novità pericolosa. Spiega il segretario confederale Giuseppe Casadio: «In una stessa azienda ci sarebbero lavoratori dipendenti e lavoratori in
      staff leasing che non potrebbero chiedere conto di nulla all’imprenditore che li utilizza. È la destrutturazione del rapporto di lavoro e della possibilità di contrattare». Replica Raffaele Bonanni (Cisl): «Mi sembra di risentire gli argomenti che la Cgil usava contro il lavoro interinale. Il problema non è opporsi a queste novità, che di fatto già esistono, ma di governarle in un sistema di contrattazione».
Enr. Ma.