Arriva la riforma del Welfare cambia lo status di disoccupato

04/04/2002

 
 
Niente indennità se rifiuti il posto. Cercasi 2 miliardi di euro. Marzano apre a Cofferati
Arriva la riforma del Welfare cambia lo status di disoccupato
          LUCIO CILLIS


          ROMA – Un insperato botta e risposta a distanza riapre il dialogo sulla riforma del lavoro. Ieri il ministro Antonio Marzano da Mosca, ha mostrato interesse alle tre proposte lanciate da Sergio Cofferati sulle pagine di Repubblica. «È un´apertura, uno spiraglio che non pensavo ci potesse essere – ha detto il ministro – diciamo che è una porta socchiusa: Cofferati sembra volere il dialogo e sedersi al tavolo con delle proposte nuove». Con il dialogo prende anche forma il "Welfare to work", un documento del ministero del Lavoro che racchiude tutto il sistema di protezione dei lavoratori, dal collocamento agli ammortizzatori sociali (con tanto di piano finanziario), e che sarà sottoposto a giorni alla valutazione collegiale del governo.
          Le novità più importanti toccheranno in primo luogo il collocamento: le "liste" attuali saranno solo un ricordo, mentre sarà considerato "disoccupato" solo chi si dichiara «immediatamente disponile allo svolgimento o alla ricerca di un´attività lavorativa». In caso di rifiuto di un corso di formazione o di un posto fisso o ancora di un lavoro a termine con durata superiore a 8 mesi (4 per i giovani) nella stessa regione, lo status di disoccupato si perde e insieme ad esso l´indennità di disoccupazione.
          Questa indennità sarà irrobustita: avrà la durata di un anno ( e non sei mesi come ora) e passerà dall´attuale 40% dello stipendio al 60% iniziale che scenderà via via fino al 30%. Ed è proprio questa misura a necessitare di una nuova sostanziosa copertura finanziaria da parte dello Stato. Il governo per ora non dà cifre, ma si parla di un intervento che si avvicina, a regime, ai 2 miliardi di euro.
          Diverso il discorso per le crisi aziendali passeggere, che saranno gestite da "enti bilaterali" imprese-sindacati che utilizzeranno appositi fondi contributivi versati dalle stesse imprese e dai lavoratori.
          «Il Welfare to work – ha spiegato il sottosegretario Maurizio Sacconi – riassume i primi articoli del disegno di legge delega che riforma il collocamento, e riordina le iniziative di protezione e aiuto all´ingresso nel mondo del lavoro, oltre alle forme di sussidio alla disoccupazione, collegandole alla formazione continua. In questo pacchetto – prosegue il sottosegretario – ci sono la riforma complessiva e strutturale degli ammortizzatori sociali, i servizi all´impiego, quelli per agevolare il lavoro alle donne» ad esempio sostenendo gli asili nido. «Il documento – conferma Sacconi – indicherà anche il piano finanziario per la realizzazione degli obiettivi» che confluirà nel Dpef a giugno, e non farà alcun riferimento all´articolo 18.
          Intanto, è iniziato il cammino del disegno di legge delega, all´esame in prima lettura in commissione Lavoro del Senato. Ieri, dopo un primo braccio di ferro, è partita la votazione degli emendamenti. L´opposizione ha presentato al solo articolo 1 (che tratta la revisione dei servizi all´impiego) oltre 250 emendamenti. La commissione ne ha esaminati 11 approvandone due a firma Ulivo e rinviandone un terzo, sempre dell´opposizione, alle norme transitorie. Tra quelli bocciati, la richiesta di soppressione dell´interno articolo presentata da Rifondazione comunista, mentre è stato dato il via libera ad alcuni miglioramenti del testo.