Arriva la manovra e il decreto salva-condono

09/07/2004




venerdì 9 luglio 2004

OGGI IL CONSIGLIO DEI MINISTRI VARA LA CORREZIONE DEI CONTI PUBBLICI: RISPARMI DI SPESA E NUOVE ENTRATE PER 7,5 MILIARDI DI EURO
Arriva la manovra e il decreto salva-condono
Col nuovo Dpef via alla riforma Irpef: gli scaglioni di reddito ridotti a 3
Alessandro Barbera

ROMA
Sarà quasi certamente il Consiglio dei ministri di questa mattina a dare il via libera alla manovra correttiva da 5,5 miliardi presentata da Berlusconi all’Ecofin di lunedì scorso. I tecnici di Palazzo Chigi, Tesoro e Ragioneria ieri hanno lavorato fino a tarda ora per mettere a punto tutti i dettagli del provvedimento annunciato prima dal sottosegretario Vegas e poi dal premier Berlusconi e che sarà accompagnato dal decreto salva-condono edilizio. In questo modo l’esecutivo conta di recuperare buona parte degli oltre 3 miliardi conteggiati nella finanziaria 2004 e messi a rischio dalla sentenza della Corte Costituzionale.

Il declassamento del debito a lungo termine deciso mercoledì da Standard&Poor’s ha premuto l’acceleratore di una manovra che sembrava dovesse attendere ancora qualche giorno. Fino all’ultimo dalle fila di An e Udc c’è stato il tentativo di ritoccare voci che alla fine sono rimaste sostanzialmente invariate. In particolare il capogruppo centrista alla Camera Volonté aveva chiesto in extremis di salvare i trasferimenti alla Legge 488. L’impianto si conferma dunque quello approvato dall’Ecofin, con piccoli ritocchi che fanno lievitare leggermente i tagli ai ministeri: 2,7 miliardi di euro contro i 2,6 previsti nell’ultima bozza. Altri 1,25 miliardi verranno poi sottratti alla voce incentivi alle imprese, 1,3 miliardi verranno invece chiesti sotto forma di nuove tasse a banche, Fondazioni e compagnie assicurative. Si sa comunque che fra le tabelle troveranno spazio tagli a diversi enti: dal Cnel alla Scuola superiore della Pubblica amministrazione, dall’Istat all’Autorità per i lavori pubblici. Restano fuori del decreto gli altri circa due miliardi di euro che il Tesoro può reperire «in via amministrativa», e che in gran parte potrebbero arrivare da una nuova tranche di vendita del patrimonio immobiliare pubblico.


La manovra «porrà le basi della successiva riduzione della pressione fiscale e del rilancio dell’economia», ha detto ieri all’Assemblea dell’Abi il premier, confermando che essa verrà accompagnata da risparmi per altri due miliardi. Misure che comunque non devono essere prese con la «spasmodica» preoccupazione di quello 0,1% di sforamento dal «moloch» del 3% previsto da Maastricht, perché non inciderebbe più di tanto «sul globale del nostro debito».


Il premier promette dunque rigore, ma vuole anche sviluppo. Ecco dunque l’importanza di un taglio delle tasse che dovrà trovare spazio nel Dpef. C’è l’urgenza di definire un sistema fiscale «più equo», dice Berlusconi. Verrà reintrodotto il cosiddetto «fiscal-drag», verrà allargata la cosiddetta «no tax area» ma le aliquote «non saranno più due come avrei voluto». Gli scaglioni saranno tre come chiesto da An: i primi due al 23% e al 33%, un terzo sarà per i redditi più alti, «da concordare con gli alleati della coalizione» e che, riferivano ieri fonti tecniche, potrebbe aggirarsi fra il 40 e il 45%, l’attuale aliquota massima.


Berlusconi cita anche altre proposte per un Dpef che, se confermato, in gran parte ricalcherebbe lo schema già messo a punto da Giulio Tremonti: anzitutto la riduzione dell’Irap, in particolare per chi investe in ricerca. «Sarà difficile abolire del tutto l’imposta», ha ammesso Berlusconi, perché oggi garantisce un gettito di oltre trenta miliardi di euro. C’è poi la creazione del Fondo rotativo presso la Cassa Depositi e prestiti per finanziare le imprese e superare l’attuale sistema di incentivi: «Non deve far scandalo un nuovo meccanismo che premi soprattutto gli imprenditori più meritevoli». L’obiettivo è «moltiplicare l’efficacia dei trasferimenti volti alla nascita ed alla crescita delle aziende». Infine l’idea di trasformare le Università in Fondazioni e la detassazione dei fondi per le imprese che decideranno di investirvi.


L’urgenza delle prossime ore resta comunque la correzione dei conti pubblici, resa necessaria a causa di quelle quelle prassi politiche che in Parlamento «scatenano tutte le lobby possibili durante l’esame delle Finanziarie»: prassi che «allignano ancora nel mondo della politica e dei partiti», favorendo la lievitazione della spesa. Nonostante tutto, Berlusconi ci tiene a mostrarsi ottimista di fronte alla platea dei banchieri: l’Istat «che non è un covo di comici», ci dice che «gli italiani non sono diventati più poveri. Nei tre anni del nostro governo le retribuzioni sono aumentate più dell’inflazione».